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Addio a Carla Del Zotto, studiosa delle culture nordiche e autrice di Óláfr Tryggvason

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Addio a Carla Del Zotto, studiosa delle culture nordiche e autrice di Óláfr Tryggvason

È scomparsa il 17 febbraio scorso Carla Del Zotto, già  ordinario di Filologia germanica all’Università “La Sapienza” di Roma, studiosa di riconosciuto prestigio nel campo delle lingue e delle culture germaniche e scandinave. Con Graphe.it aveva pubblicato il volume Óláfr Tryggvason. Il re vichingo apostolo della Norvegia nella collana I condottieri, diretta da Gaetano Passarelli, e aveva curato la traduzione italiana dei saggi di Carmel Cassar dedicati a Jehan de Vallete e alla storia del cibo Mediterraneo.

Studiosa rigorosa, filologa nel senso più pieno del termine, aveva dedicato la propria attività scientifica allo studio delle tradizioni germaniche, delle culture nordiche medievali e dei loro rapporti con il mondo bizantino e mediterraneo. Anche dopo il pensionamento aveva continuato a pubblicare con costanza e passione, animata da una curiosità intellettuale mai venuta meno.

Il ricordo di Gaetano Passarelli

Conobbi Carla nel 1974 a La Sapienza di Roma, perché ci trovammo a frequentare i corsi di Epigrafia greca, tenuto dalla Guarducci, e di Storia greca, da Pericoli Ridolfini. Abitava con la famiglia a Ninfa e faceva la pendolare per venire all’università a Roma. Con lei e il gruppo delle sue amiche ci si cominciò a scambiare libri e appunti, quando poi venne il tempo degli esami si approfittò per ripetere traduzione e commento delle epigrafi greche, e la traduzione di diversi capitoli della Bibliotheca historica di Diodoro Siculo prescritti da Pericoli Ridolfini. Era una ragazza molto precisa e qualche volta puntigliosa nell’analisi dei testi, dimostrando di avere già in nuce una struttura mentale da filologa. Da queste frequentazioni nacque una bella amicizia senza alcuna velatura di sentimentalismo. 

Un giorno, doveva essere sotto Natale, mi disse che in un supermercato aveva vinto un buono per un corso di tedesco, ma che non era intenzionata a fare per non distrarsi dallo studio dell’inglese che intendeva invece approfondire. Ricordo che mi portò la traduzione delle canzoni dei Beatles… io invece all’epoca frequentavo il Goethe Institut proprio per padroneggiare il tedesco soprattutto per gli studi di bizantinistica, quindi l’ammorbai, ogni volta che ci si vedeva, sull’importanza del tedesco come lingua madre per le varie lingue germaniche. Si convinse e mi diede retta, fu il germe che la portò a studiare Filologia germanica, dedicandosi poi al danese, norvegese, svedese e naturalmente anche all’islandese. Ci si vedeva ormai molto raramente perché avevamo imboccato strade diverse. Ci trovammo alla fine solo per un corso di russo al Pontificio Istituto Orientale, ma non lo completò e poi sparì. Come mi disse, in seguito, che, per apprendere bene le lingue scandinave, si trasferiva per lunghi periodi, come ragazza alla pari, nei Paesi nordici. Così ci perdemmo di vista completamente per diversi anni. 

Ci incontrammo casualmente tanto tempo dopo tra gli schedari della Biblioteca Vaticana perché ciascuno di noi stava preparando l’edizione di un saggio nelle rispettive materie. E quel giorno ci si aggiornò sul percorso degli studi, sulle famiglie che avevamo costituito, sulle aspettative nella carriera universitaria, insomma sembrò alla fine che ci eravamo persi di vista solo da qualche settimana. Da allora ci si incontrò più spesso anche al Pontificio Istituto Orientale, così seppi subito della sua vittoria del concorso per ordinario di Filologia germanica a La Sapienza, e ci si vide anche con le rispettive famiglie. Riprese quella bella amicizia dei tempi dell’università, come se il tempo non fosse passato.

Mi annunciò, in una telefonata, il pensionamento; le chiesi a cosa si sarebbe dedicata, mi rispose secca: “A niente”! La ripresi amichevolmente dicendole che non poteva buttare tutta quella competenza che aveva acquisito e maturato, costringendola a promettermi che avrebbe almeno collaborato con la mia rivista di ricerca Studi sull’Oriente Cristiano per qualche articolo. E da allora quasi ogni anno mi mandò un articolo:

  • Influenze bizantine in Scandinavia: dai santi militari a sant’Óláfr, SOC 25, 2 (2021), 47-82
  • Le testimonianze gotiche di Mangup in Crimea, SOC 26, 1 (2022), 149-166
  • Iside e Nehalennia nel mondo germanico: interpretatio Romana o culto straniero?, SOC 26, 2 (2022), 95-110
  • Gigantesse, sirene e ninfe nella tradizione nordica, SOC 27, 1 (2023), 85-106
  • Rimedi anglosassoni tra preghiere, erbe e incantesimi, SOC 28, 1 (2024), 133-160
  • Ingigerđr di Svezia una regina santa nella Rus’ dell’XI secolo, SOC 29, 2 (2025), 91-119

Questo fu l’ultimo che uscì a dicembre scorso. 
Poi le avevo fatto scegliere delle figure nordiche particolarmente significative per la collana I condottieri della Graphe.it di Perugia, e mandò il saggio su Óláfr Tryggvason, il re vichingo apostolo della Norvegia edito nel 2021; adesso ne stava preparando un altro su Haraldr lo spietato da consegnare nell’ottobre di quest’anno.

Ma una malattia che aveva colpito il suo apparato respiratorio in questi ultimi mesi portò alla sua improvvisa dipartita il 17 febbraio scorso. Nell’ultima videochiamata della settimana precedente mi disse preoccupata: “Ho l’aspetto di moribonda? Che ne dici?”. Ed io, per sdrammatizzare, le risposi ironico: “Veramente hai la faccia di chi dovrà rompere ancora per molto!”.

Cara Professoressa, come ti ho sempre chiamato per gioco, adesso credo che il Signore ti abbia accolto nel Suo seno, per compensarti del bene che hai fatto come Maestra, come Studiosa, come Donna caritatevole, come Mamma.

Il cordoglio della redazione

Con Carla Del Zotto Graphe.it perde un’autrice autorevole e una collaboratrice attenta, capace di coniugare precisione scientifica e chiarezza divulgativa. Il suo volume su Óláfr Tryggvason resta una testimonianza esemplare della sua capacità di rendere accessibile al pubblico italiano una figura complessa della storia nordica, senza rinunciare al rigore delle fonti.

Alla famiglia e a quanti le hanno voluto bene va il cordoglio sincero della casa editrice.

 

Foto | Carla Del Zotto ritratta durante la presentazione del volume su Jehan de Vallete: lo sguardo rivolto alla ricerca tra storia, filologia e cultura.
 

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