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Acqua bene comune

Acqua

Qualche mese fa ho scritto alcune riflessioni sui progetti di privatizzazione dell’acqua da parte dei nostri governi (nazionale e locali), a partire da un articolo che li denunciava in modo documentato. Ricordo di aver avuto qualche commento incredulo e almeno una “rispostaccia” che negava fosse vero quello che ormai è all’evidenza di tutte/i , ma ciò che mi sembra ugualmente evidente è la rassegnata assuefazione con cui ormai reagiamo alle bugie e ai soprusi che negano le basi stesse della convivenza sociale: la condivisione delle risorse fondamentali messe a disposizione dalla natura per nient’altro che la sopravvivenza. Nelle zone povere del mondo, dove i cataclismi portano morti e distruzione la mancanza dell’acqua è la calamità più grave che si aggiunge alle sofferenze e alle ingiustizie che subiscono tante popolazioni.

Negare che l’acqua sia un bene pubblico e che nessuno può venderla come una qualsiasi altra merce del mercato è un gesto gravissimo anche simbolicamente, e contrasta con tutte le belle parole (già, parole!!) sul rispetto dell’ambiente e la necessità di una rigorosa impostazione ecologica per quanto riguarda tutte le relazioni umane. In primis la gestione della polis e i provvedimenti che discendono dal “buon governo” che tutte/i auspichiamo. Ma non c’è polis e dunque buona politica senza cittadinanza attiva e partecipazione. Nostra sora acqua ce lo chiede, per non trovarci anche noi con l’acqua alla gola e in più a nostre spese.

Foto | ck๏range

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  • Brigitta

    La Princi...pensa

    C’era una volta, molto tempo fa, in un posto così lontano che nessuno sa il suo nome, una giovanetta figlia del re di quel paese. Era una ragazza simpatica e carina ma piuttosto lenta ad apprendere e a scuola tutti la portavano in giro, ma di nascosto, per non offendere il loro sovrano. La giovane si chiamava Brigitta, cosa di cui lei era certamente a conoscenza, ma anche quando le chiedevano come si chiamasse lei era lenta a rispondere e spesso diceva che doveva pensarci su. Così un po’ alla volta tutte le persone del regno cominciarono a chiamarla Sua Altezza la “Prici… pensa”.

    Come sta la Princi pensa? Cosa fa la Principensa? A che pensa la Principensa?
    Mah, chissà? Che ne so? Fammi pensare un po’…

    I monelli del paese ripetevano questa canzoncina sotto le sue finestre e scappavano a gambe levate quando le guardie del castello si affacciavano alla porta. (more…)

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  • Inverni

    Pioggia

    Il cielo mi è contro
    con le sue nubi fosche di pioggia e di vento.

    Ho bisogno di una pioggerella leggera
    di una morbida spuma
    d’una brezza gentile

    ma questo inverno s’invera
    nel torbido lume d’un cielo
    ingrigito
    appannato
    sporco d’ombre e baffi di fumo

    (more…)

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  • Martedì 24 novembre si è tenuta a Perugia la presentazione de L’in/differenza del potere. Ragionamenti d’altro genere di Silvana Sonno. Oltre alle foto riportiamo un commento scritto da Adelaide Coletti – coordinatrice della serata – apparso su Il Paese delle donne online.

    Il 24 novembre presso Sala della Vaccara del Palazzo dei Priori di Perugia si è tenuta la presentazione del libro L’in/differenza del potere. Ragionamenti d’altro genere di Silvana Sonno (Graphe.it edizioni) che affronta le vicende di Antigone come metafora dello scarto che si apre tra l’esercizio del potere costituito e delle sue norme, e i bisogni differenti di chi non si riconosce in un modello omologato al maschile.

    L’opera, secondo quanto dichiara l’autrice, si presenta come un piccolo pamphlet, per lo sviluppo veloce dei ragionamenti che, prendendo spunto anche da fatti di stringente attualità, fluiscono rapidamente assieme a scorci di vita, riflessioni e testimonianze di amiche, compagne di percorso, con cui l’autrice condivide la sfida e la scelta di significare diversamente, di ripensare e rinominare il mondo. (more…)

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  • In occasione della manifestazione nazionale contro la violenza maschile sulle donne che si tiene oggi a Roma, riproponiamo la Filastrocca del bum bum di Silvana Sonno.

    Banner manifestazione 28 novembre a Roma

    Bum. La palla tocca il palo
    la rete resta intatta e da una curva sale
    alto l’urlo di festa
    dall’altra invece ringhia
    acuta la protesta.

    Bum. Lo sparo parte e coglie
    proprio la tua finestra.
    Si spara per far festa
    se ne va l’anno vecchio
    tuo figlio a terra resta. (more…)

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