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Percorro i tuoi silenzi

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Una poesia di Antonio Carano

Mandorli in fiore

Percorro i tuoi
silenzi in questo
marzo inquieto, che
bagna sole e panni.
Mandorli e gardenie
– abusate rose –
inventano ancora,
come sempre, il
nulla – il reiterato
inganno – dei tuoi
occhi, dei tuoi fianchi.
E bianchi si riaprono
i diari – giardini
di rami o fiori
secchi e avari –
per scrivere di
nuovo, nella sera,
vermigli tremori e
sogni da scolari.
Percorro i tuoi
silenzi, amore,
come un equilibrista
il vuoto, o un usignolo
il canto. L’eternità,
mi dico, è un
pazzo, che volta e rivolta,
svagato, un guanto.

Foto | pizzodisevo (doing TENS for pain )

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  • Velia

    Velia

    Tu cammini, viandante, sul terreno sabbioso che prima di te conobbi, e ti guardi attorno senza neppure sapere cosa cerchi. Cammini curioso, mentre non molto lontano da te sepolcri e pietre tombali sospirano tentando di raggiungere il tuo udito ignaro. Che farai per me? Mi guarderai? Ammirerai il profilo netto, il naso diritto dalla linea greca, le labbra voluttuose che mai dimenticheranno gli omaggi di altre labbra… E la tua donna invidierà le mie collane d’ambra che mi aiutarono a scacciare gli incubi, o la mia morbida tunica dal mantello bordato di rosso? Ho con me gli orecchini a grappolo e altri gioielli, la corona di verdi foglie d’alloro che si adagia sul castano dei capelli… avrai voglia di scostarmi i boccoli dal viso suscitando la sua ira? Il tuo simposio sarà qui sull’erba?

    Il sapore del vino, oh, quanto mi era gradito… Sorseggialo per me tra i venti di passaggio, fa sì ch’io possa grazie a loro percepirne il denso profumo. Chiudi gli occhi, non senti? Ti giunge l’eco lontana di banchetti e danze, di brindisi agli amici, di musica che sempre ci allietava e di libertà che altri dopo di noi mai concepirono? Le tue donne, romano, sedevano forse accanto al primo venuto o erano invece costrette a tener gli occhi bassi accanto al marito? Il mio ruolo non fu mai sottomesso, insolito o scandaloso per la mia gente, ma i tuoi avi ci dipinsero di certo troppo intraprendenti, non è vero? E oggi ancora ci si chiede se mai siamo esistiti: origini ignote, lingua indecifrabile, mi accompagnano da millenni ma prima di ciò mi accompagnò – là dove era destino che io andassi – Charun, il terrificante demone alato che mi condusse nel buio. Paura, ignoto, l’incontro con Aiace, Tiresia, Persefone, Teseo, e finalmente quello benevolo con gli spiriti di antichi eroi che combatterono i miei timori di una nuova e sconosciuta eternità. Ma sono ancora qui. Siamo ancora qui.

    Ascoltali, i suoni. Annusali, i profumi. Sono ancora qui, io, Velia, la fanciulla Velca nipote di Velthur il Grande etrusco; io che con la mia gente ti ho regalato l’inclinazione per la musica, io che con loro ti ho tramandato l’educazione ai due pasti principali, io che ho danzato senza veli quando la nudità non era ancora stata resa dai tuoi, vergognosa e impudica! (more…)

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  • Il passato deve restare passato

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    Un racconto di Manuela Zurru

    Lacrime

    Quella mattina Antonio si sveglia e una lacrima gli scivola sul viso. Non è una lacrima da risveglio. È  una lacrima di sofferenza. Di ricordo. Di vuoto.

    Solitamente, il suo primo pensiero al risveglio è quello di controllare che il suo prezioso amico si trovi al suo posto. Come se un pene, potesse lasciare improvvisamente il corpo di un uomo durante la notte, per andarsi a fare una passeggiata.

    Ma, quella mattina di fine giugno, sono altri i pensieri che imprigionano il cervello di Antonio, non di certo un bell’uomo, con quel suo lungo naso a uncino e la pancia di collina. (more…)

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  • Il suv

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    Suv

    L’atmosfera aveva raggiunto temperature bollenti. Tutto era nato da un sereno confronto sul susseguirsi di banalità quotidiane, probabilmente senza senso. Era bastato che il Suv parcheggiato poco distante non fosse stato acquistato nel 2003. In aggiunta, nel mezzo della discussione, aveva cominciato a diluviare e l’acqua, scrosciando, si infiltrava nel tetto di canne sotto il quale avevano cercato riparo, gocciolandogli addosso.

    “Tu usi il pretesto della scarsa memoria per circuirmi, per modellare la verità – gridava ormai senza ritegno – per dominarmi, come tutti i mentitori incalliti!”

    “La verità non si modella – aveva risposto l’altro spazientito – è una e basta. E tu diventi ogni giorno più pedante! Sono stanco di discussioni sterili, chiudiamola qui e andiamo in macchina”. E così dicendo indicava il Suv lucido di pioggia dall’altra parte della strada. (more…)

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  • Espiazione

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    Un racconto di Rita Landi

    Musica

    Ciao Cari,

    come potete notare dal titolo di questo post, ho trovato il modo giusto di espiare… sapete, non vado mai a messa, nemmeno il giorno di Natale e lassù, per questo, qualcuno mi gioca dei tiri…

    Non vinco mai niente ma forse quel qualcuno mi ha omaggiato di biglietti per il concerto di un datato cantante attraverso strane vie! Una messa del papa sarebbe stata più digeribile! Mai visto nulla di più orchitico. Lui, il cantante,  è oramai completamente plastificato, quando ballicchia muove soltanto la parte finale degli arti, dal gomito alla mano e dal ginocchio alla caviglia, pestando spesso i piedini. Ma si piace e neanche poco. Lo spettacolo prevede la proiezione di un film intitolato come una sua canzone famosa, canzone che ricorre a intervalli regolari, circa ogni dieci minuti, con le voci di tanti altri cantanti e la sua, del mitico; proiezioni infinite, inarrestabili e frantumanti per più di tre ore. E la sapete una cosa? È  la prima volta che vedo un concerto dove il cantante ricorre al karaoke! Sono presenti sul palco tre video che suggeriscono le parole, in bianco se deve cantarle lui, in verdino se si tratta delle parole destinate al collega duettante (virtuale, in registrazione). Ho creduto per un momento di essere nella tavernetta di un vecchio amico, ai tempi d’oro, ma almeno allora non c’era nulla di strano ad utilizzare il karaoke… Per non farmi mancare nulla, ero seduta dietro a due mausolei che non comperano il deodorante alla coop, lo rubano nei gabinetti dell’autogrill, con un risultato veramente poco edificante. La rottura è durata dalle 21,15 alle 0,40, la sala era gremita di personaggi sottratti al museo delle cere, chi muoveva solo le falangi, chi il capo, chi si muoveva veramente troppo e chi annaspava in attesa di una fiala di formaldeide… ma erano mescolate ad adolescenti ricoperti di belletto anch’essi da museo delle cere… insomma, non una questione di età ma di apprezzamento collegato a strani e improbabili look! (more…)

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