17 Mar
Pennellate di buio sul tuo corpo, stasera, con la luce spenta e i sensi accesi a divorare ogni lembo di pelle, mentre i respiri già si fondono in un unico desiderio…
La malìa di tutto questo nero è voluttuosa per la mente che di te ricorda ogni dettaglio, e ogni dettaglio viene reso alla mia vista attraverso le dita affamate. Ecco, la tua nuca, la schiena, la curva dei fianchi, poi risalgo e trovo i seni, le braccia con gli esili polsi, le spalle. Ed ora ritorno alle gambe e quasi mi pare che le ginocchia sospirino sotto il mio tocco. Poi un piede, l’altro… ho sempre amato i tuoi piedi, così delicati, bianchi come il latte, e le tue unghie smaltate a sedurre lo sguardo. Ora è cieco, lo sguardo, ma dotato di nuova vista mi lascio guidare dal tatto, in questa inedita scoperta di te.
Stai ansimando. Non so perché la mia mano destra si allontani per un attimo, a penzolare fuori dal letto, né perché vada a sfiorare qualcosa sul pavimento. È un oggetto, la sua forma la conosco, oh se la conosco: è un libro, un libro aperto, con la copertina rivolta verso l’alto e le pagine spiaccicate contro il parquet. Che libro? Un nome affiora illogicamente dai meandri della memoria: Balzac. Perché Balzac? Ritorno al tuo corpo, ma i polpastrelli rallentano il passo; con una calma per te esasperante ricomincio a percorrerti tutta. Nondimeno, avviene dell’altro che non so mettere a fuoco e che mi riporta all’infanzia, a quando ripetevo più volte la stessa parola – per di più conosciuta – fino a non riconoscerla più. Lettere mescolate tra loro e divenute insensate nel suono: frittata frittata frittata frittata… conchiglia conchiglia… O a quando, mettendo in moto un medesimo meccanismo, fissavo un volto a me familiare, ne radiografavo ossessivamente ogni dettaglio, fino a prenderne le distanze e sentirmelo estraneo. Un alieno che si deformava sotto il mio sguardo! (more…)
2 Mar
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Una poesia di Antonio Carano

Percorro i tuoi
silenzi in questo
marzo inquieto, che
bagna sole e panni.
Mandorli e gardenie
– abusate rose –
inventano ancora,
come sempre, il
nulla – il reiterato
inganno – dei tuoi
occhi, dei tuoi fianchi.
E bianchi si riaprono
i diari – giardini
di rami o fiori
secchi e avari –
per scrivere di
nuovo, nella sera,
vermigli tremori e
sogni da scolari.
Percorro i tuoi
silenzi, amore,
come un equilibrista
il vuoto, o un usignolo
il canto. L’eternità,
mi dico, è un
pazzo, che volta e rivolta,
svagato, un guanto.
20 Feb

Tu cammini, viandante, sul terreno sabbioso che prima di te conobbi, e ti guardi attorno senza neppure sapere cosa cerchi. Cammini curioso, mentre non molto lontano da te sepolcri e pietre tombali sospirano tentando di raggiungere il tuo udito ignaro. Che farai per me? Mi guarderai? Ammirerai il profilo netto, il naso diritto dalla linea greca, le labbra voluttuose che mai dimenticheranno gli omaggi di altre labbra… E la tua donna invidierà le mie collane d’ambra che mi aiutarono a scacciare gli incubi, o la mia morbida tunica dal mantello bordato di rosso? Ho con me gli orecchini a grappolo e altri gioielli, la corona di verdi foglie d’alloro che si adagia sul castano dei capelli… avrai voglia di scostarmi i boccoli dal viso suscitando la sua ira? Il tuo simposio sarà qui sull’erba?
Il sapore del vino, oh, quanto mi era gradito… Sorseggialo per me tra i venti di passaggio, fa sì ch’io possa grazie a loro percepirne il denso profumo. Chiudi gli occhi, non senti? Ti giunge l’eco lontana di banchetti e danze, di brindisi agli amici, di musica che sempre ci allietava e di libertà che altri dopo di noi mai concepirono? Le tue donne, romano, sedevano forse accanto al primo venuto o erano invece costrette a tener gli occhi bassi accanto al marito? Il mio ruolo non fu mai sottomesso, insolito o scandaloso per la mia gente, ma i tuoi avi ci dipinsero di certo troppo intraprendenti, non è vero? E oggi ancora ci si chiede se mai siamo esistiti: origini ignote, lingua indecifrabile, mi accompagnano da millenni ma prima di ciò mi accompagnò – là dove era destino che io andassi – Charun, il terrificante demone alato che mi condusse nel buio. Paura, ignoto, l’incontro con Aiace, Tiresia, Persefone, Teseo, e finalmente quello benevolo con gli spiriti di antichi eroi che combatterono i miei timori di una nuova e sconosciuta eternità. Ma sono ancora qui. Siamo ancora qui.
Ascoltali, i suoni. Annusali, i profumi. Sono ancora qui, io, Velia, la fanciulla Velca nipote di Velthur il Grande etrusco; io che con la mia gente ti ho regalato l’inclinazione per la musica, io che con loro ti ho tramandato l’educazione ai due pasti principali, io che ho danzato senza veli quando la nudità non era ancora stata resa dai tuoi, vergognosa e impudica! (more…)
23 Jan
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Quella mattina Antonio si sveglia e una lacrima gli scivola sul viso. Non è una lacrima da risveglio. È una lacrima di sofferenza. Di ricordo. Di vuoto.
Solitamente, il suo primo pensiero al risveglio è quello di controllare che il suo prezioso amico si trovi al suo posto. Come se un pene, potesse lasciare improvvisamente il corpo di un uomo durante la notte, per andarsi a fare una passeggiata.
Ma, quella mattina di fine giugno, sono altri i pensieri che imprigionano il cervello di Antonio, non di certo un bell’uomo, con quel suo lungo naso a uncino e la pancia di collina. (more…)
21 Jan
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L’atmosfera aveva raggiunto temperature bollenti. Tutto era nato da un sereno confronto sul susseguirsi di banalità quotidiane, probabilmente senza senso. Era bastato che il Suv parcheggiato poco distante non fosse stato acquistato nel 2003. In aggiunta, nel mezzo della discussione, aveva cominciato a diluviare e l’acqua, scrosciando, si infiltrava nel tetto di canne sotto il quale avevano cercato riparo, gocciolandogli addosso.
“Tu usi il pretesto della scarsa memoria per circuirmi, per modellare la verità – gridava ormai senza ritegno – per dominarmi, come tutti i mentitori incalliti!”
“La verità non si modella – aveva risposto l’altro spazientito – è una e basta. E tu diventi ogni giorno più pedante! Sono stanco di discussioni sterili, chiudiamola qui e andiamo in macchina”. E così dicendo indicava il Suv lucido di pioggia dall’altra parte della strada. (more…)