15 Sep

Riprendiamo e concludiamo il discorso sull’italiano neostandard, presentandone i livelli sintattici e lessicali.
Sintassi
1. Ordine marcato di costituenti dell’enunciato (sintassi segmentata). A livello sintattico soprattutto nel parlato si notano modificazioni dell’ordine dei costituenti frastici che, per esigenze enfatiche possono essere ridislocati, ossia spostati in una collocazione marcata rispetto a quella SVO: Soggetto Verbo Oggetto.
2. Dislocazione a sinistra. Si ha dislocazione a sinistra quando un elemento della frase diverso dal soggetto va ad occupare la posizione iniziale in maniera tale da acquistare un particolare rilievo: (more…)
15 Aug
In tutte le tradizioni linguistiche, accanto alla norma linguistica tende a formarsi un uso più flessibile, proprio dei registri informali del parlato che interpreta le esigenze comunicative di una fascia media di parlanti e che tende ad accogliere dei tratti e delle innovazioni un tempo oggetto di sanzione negativa. In questa lezione e nella prossima, vorrei riprendere e sintetizzare buona parte dei materiali proposti tratteggiando quello che è stato più volte definito italiano dell’uso medio e italiano neostandard.
Sulla base dei numerosi studi ormai disponibili, può essere elaborata una lista di tratti che sono da ritenere costitutivi del cosiddetto italiano neostandard. La maggior parte di tali peculiarità appartengono al livello morfosintattico. (more…)
15 Jul
La lezione odierna vuole essere una specie di riassunto di molte delle tematiche affrontate in precedenza fornendo un esempio d’autore che unisce, oltre alla freschezza espressiva, una ricerca linguistica e stilistica che in questo tempi estivi dominati dalla leggerezza e dalla vacuità dei plastismi che ci bombardano da radio, televisione e carta stampata, porta un po’ di pace con quanto di più “poetico” – nel senso rigoroso di “creazione” – possa esserci in una lingua viva.
La Cappella Sistina, ascoltando Tom Waits è uno degli articoli in ottanta righe che Alessandro Baricco ha pubblicato ne La Stampa e che Feltrinelli ha raccolto in Barnum. Cronache dal Grande Show.
La Cappella Sistina, prima di vederla, la senti. Tipo caramella balsamica: la senti nel naso e nelle orecchie. Ci arrivi da un cunicolo che gira e sale e scende un cunicolo stretto e basso, con le pareti color ospedale. Tutti in fila, strascicando i piedi. Non ci sono quasi finestre, c’è poca aria. Inesorabile odore di umanità, lascito generoso di centinaia di ascelle e calzini internazionali in pio pellegrinaggio o colto vagabondare. La Cappella Sistina prima di vederla, la senti: odore di palestra, di classe del liceo alla quinta ora, di pullman d’estate. Non che uno si aspetti cori di arcangeli, all’ingresso, ma ti ci devono proprio fare entrare da una specie di scarpiera a forma di corridoio?
15 Jun
Quando seguiamo un pensiero e cerchiamo di tradurlo in un messaggio ordinato e coerente, non sempre siamo attenti alle immense possibilità plastiche che ci offre la lingua come sistema di corrispondenze e opposizioni. Volendo sorvolare, intenzionalmente, sulla ricchezza di un lessico attento, vorrei soffermarmi sulla, definiamola così, emotività dei verbi. Il verbo, oltre ad assolvere il compito di conferire dinamicità all’enunciato, in italiano si fa carico di marche di significato estremamente importanti.
Talvolta ce ne accorgiamo, se lasciamo risuonare qualche frase letta o detta. Un passato remoto, tanto per fare un esempio, etichettato come tempo della lontananza, non viene considerato come aspetto della partecipazione. Dai tempi della scuola siamo stati abituati a identificare modi e tempi verbali, senza prendere in considerazione l’aspettualità del verbo. Siamo, per così dire, attenti al tempo in cui l’azione descritta dal verbo accade, alla sua eventualità, alla realtà che esprime, ma non a quanto di noi trasmettiamo. L’aspetto, detto in modo molto semplice, è l’atteggiamento con cui il parlante compie linguisticamente un’azione. Ora, nella frase
Un mese fa incontrai Maria
15 May
Il burocratese è una varietà di lingua italiana resa oscura dall’uso volontario di numerosi termini appartenenti al sottocodice della burocrazia. Nata per necessità giuridiche, questa variante si è andata affermando con la centralizzazione dell’amministrazione e con l’uso che negli anni se ne è fatto a scuola. Per questo particolare motivo e per una certa estraneità nei confronti della lingua scritta, molto spesso chi sente la “vocazione” alla scrittura, frequentemente cade nella trappola del burocratese.
Quando un testo diventa enunciato, o diventa ovvero, le strutture diventano costrutti, perciò lascia il posto a all’uopo, allora l’imboscata è davvero riuscita.
Traggo dal Corriere della Sera: (more…)