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	<title>GraphoMania &#187; Librerie e lettori</title>
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		<title>L&#8217;unico modo di leggere</title>
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		<pubDate>Fri, 09 Sep 2011 06:00:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Graphe.it</dc:creator>
				<category><![CDATA[Librerie e lettori]]></category>
		<category><![CDATA[aforismi lettura]]></category>
		<category><![CDATA[Borges]]></category>
		<category><![CDATA[Jorge Luis Borges]]></category>

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		<description><![CDATA[La lettura dev&#8217;essere una forma di felicità,
quindi io consiglierei ai lettori di leggere molto,
di non lasciarsi intimorire dalla reputazione degli autori,
di continuare a cercare una felicità personale,
un piacere personale.
Questo è l&#8217;unico modo di leggere.
Jorge Luis ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La lettura dev&#8217;essere una forma di felicità,<br />
quindi io consiglierei ai lettori di leggere molto,<br />
di non lasciarsi intimorire dalla reputazione degli autori,<br />
di continuare a cercare una felicità personale,<br />
un piacere personale.<br />
Questo è l&#8217;unico modo di leggere.</p>
<p style="text-align: right;">Jorge Luis Borges</p>
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		<title>Nel mondo attuale c&#8217;è un disperato bisogno di scrivere. Il guaio è che non leggiamo abbastanza</title>
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		<pubDate>Sat, 25 Sep 2010 06:00:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Susanna Trossero</dc:creator>
				<category><![CDATA[Librerie e lettori]]></category>
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		<description><![CDATA[Con oggi, si conclude il nostro viaggio nel mondo dei lettori, e a sostituire una vera e propria intervista, vi proponiamo la considerazione proprio di un lettore, Sandro Abis, sui dati Istat, i quali danno ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><em>Con oggi, si conclude il nostro viaggio nel mondo dei lettori, e a sostituire una vera e propria intervista, vi proponiamo la considerazione proprio di un lettore, Sandro Abis, <a href="http://www.graphe.it/GM/2010/05/15/gli-italiani-leggono-poco-3-libri-lanno" target="_blank">sui dati Istat</a>, i quali danno notizie poco confortanti, confermandoci che gli italiani leggono sempre meno; secondo il tuo personale punto di vista, perché questo scarso amore per i libri, visto che siamo un popolo che vanta un numero impressionante di aspiranti scrittori? Strano e inquietante paradosso…<span id="more-4826"></span></em></p>
<p style="text-align: justify;">Se non ricordo male, le statistiche che mi è capitato di leggere sui giornali riguardano in realtà il numero di libri venduti, che naturalmente non tiene conto del fatto che in una famiglia più persone hanno accesso agli stessi libri, dei prestiti tra amici e delle biblioteche. Non so se esistano statistiche attendibili sulle effettive letture, anche se è presumibile che, comunque, a un calo delle vendite corrisponda anche un certo calo di queste ultime, forse solo non così catastrofico.</p>
<p style="text-align: justify;">Prendiamo a esempio la narrativa, per semplificare il discorso. L’impressione che io ho è di un crescente distacco tra pochi grandissimi successi e uno sterminato numero di prodotti letterari che, non ottenendo visibilità, rimangono celati nel vasto mare di una produzione che probabilmente eccede la domanda.</p>
<p style="text-align: justify;">Insomma, l’editoria moderna mi sembra una savana, una distesa indistinta di fili d’erba tra i quali spuntano pochi alberi che attirano lo sguardo. In realtà, se considerassimo la fruizione di narrativa nel suo complesso, potremmo accorgerci che, semplicemente, la carta stampata ha da tempo perso il suo primato, un tempo non lontano quasi monopolio, sulla trasmissione delle storie a vantaggio di altri media. Fumetti, cinema, televisione, internet e videogiochi sono pur sempre modi per raccontare storie, anche se in modo diverso e mettendo in moto processi cognitivi differenti. Anzi, credo che internet abbia riavvicinato molti alla lettura.</p>
<p style="text-align: justify;">Io considero positivamente la digitalizzazione della scrittura: è già possibile possedere un’intera biblioteca in palmo di mano con gli ebook e questo, nel medio-lungo termine, avrà forse anche una ricaduta positiva sul piano ambientale, se unito ad altre spinte positive. La lettura di un libro è impegnativa, richiede molto tempo e soprattutto difficilmente lascia spazio ad altre attività svolte in contemporanea.</p>
<p style="text-align: justify;">In una società malata di stress cronico, dove abbiamo sempre meno tempo libero e più cerchiamo di averne meno ne abbiamo, è chiaro che le attività percepite come più faticose e richiedenti tempo, assiduità e attenzione tendono a venire escluse. Inoltre, la lettura dei libri è quasi sempre solitaria, a differenza della fruizione dei film: nella società attuale, per molti l’idea di passare tempo soli con sé stessi ha assunto connotazioni negative a priori. Perciò si legge soprattutto a letto prima di addormentarsi o sdraiati in spiaggia.</p>
<p style="text-align: justify;">Che molti siano aspiranti scrittori non mi sembra una contraddizione (credo anche che questi miti stiano perdendo parecchio terreno rispetto a quelli televisivi). Come dico sempre, scrivere significa comunicare. La contraddizione apparente sta, semmai, nel fatto che più cerchiamo il contatto con gli altri più ci sentiamo soli. Siamo al centro di un eccesso di comunicazione, da e verso di noi, ma questa comunicazione (oltre ai noti problemi di sovraccarico cognitivo) ha il grave difetto di perdere la dimensione dell’intimità. Scrivere una storia è un modo per recuperare l’intimità, la profondità e la ricchezza della comunicazione: con gli altri ma, prima di tutto, con noi stessi. Nel mondo attuale c’è un disperato bisogno di scrivere. Il guaio è che, se non leggiamo abbastanza, poiché la scrittura è rielaborazione di ciò che conosciamo, finiremo per avere pochi ingredienti nella nostra dispensa e per preparare piatti banali, insipidi, insoddisfacenti.</p>
<p style="text-align: justify;">Foto | <a href="http://www.flickr.com/photos/austinevan/1225274637/" target="_blank" onclick="pageTracker._trackPageview('/outgoing/www.flickr.com/photos/austinevan/1225274637/?referer=');">austinevan</a></p>
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		<title>Intervista ad Alberto, un non-lettore</title>
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		<pubDate>Sat, 11 Sep 2010 06:00:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Susanna Trossero</dc:creator>
				<category><![CDATA[Librerie e lettori]]></category>
		<category><![CDATA[leggere libri]]></category>
		<category><![CDATA[non leggere]]></category>
		<category><![CDATA[van damme]]></category>
		<category><![CDATA[vedere la televisione]]></category>

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		<description><![CDATA[E oggi, per la consueta intervista ai lettori, qualcosa invece di inconsueto e un po’ provocatorio: un non lettore.
Alberto, 39 anni, ingegnere, sostiene infatti di trovare noiosa la lettura e la definisce addirittura una perdita ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">E oggi, per la consueta intervista ai lettori, qualcosa invece di inconsueto e un po’ provocatorio: un <em>non</em> lettore.</p>
<p style="text-align: justify;">Alberto, 39 anni, ingegnere, sostiene infatti di trovare noiosa la lettura e la definisce addirittura una perdita di tempo! Ma, prima di storcere il naso indignati, lasciamo che sia lui a spiegarci cosa intende…</p>
<blockquote style="text-align: justify;"><p>“Beh, intanto voglio precisare che ho trascorso una bella fetta della mia vita tra i libri, e ancora sono costretto a farlo per tenermi sempre aggiornato, ma sto parlando di una materia specifica, di testi universitari, di specializzazioni, ovvero di tutto ciò che ruota intorno al mio lavoro. Ecco, al di là del libro inteso come strumento lavorativo, non riesco a concepire la lettura come momento di relax o come mezzo per conoscere e conoscersi.”</p></blockquote>
<p style="text-align: justify;"><span id="more-4784"></span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>È un punto di vista anche il tuo, certo, ma non è una semplice teoria attribuire al libro la grande capacità di aprirci la mente, di mostrare, di farci conoscere!</strong><br />
Allora diciamo che di strumenti efficaci ce ne sono altri! Io sento tutti demonizzare la televisione in favore dei libri, e poi tutti ci stanno incollati notte e giorno e di lettori – siamo sinceri – ce ne sono sempre meno. E volete sapere perché? È… riposante! Vuoi una storia? Ci sono i film, e neppure devi lavorare di immaginazione, star là ad inventare volti, espressioni, toni di voce, luoghi, tutto in base alle informazioni date dallo scrittore. Vuoi viaggiare? Vuoi conoscere la storia, la scienza, vuoi vagabondare in altre epoche: ci sono i documentari! E di politica o attualità, mi sembra che ce ne sia per tutti i gusti. Mi pare tutto molto meno faticoso, già pronto e ben confezionato. Sbaglio?</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>È di certo un discorso spiazzante, il tuo, ma non posso non ricordarti che un’immagine preconfezionata, proprio per la sua ricchezza di dettagli, non stimola né la fantasia né l’immaginazione, visto che l’immaginazione è la facoltà della mente umana che permette di dar vita a ciò che ancora non esiste. È a dir poco mutilante privarsi di tutto ciò, e trasformarci in chiusi fanatici della tv, non credi?</strong><br />
Sai una cosa? A me a volte, quelli in treno, con il libro aperto, così intenti nella lettura da perdere la fermata giusta, o quelli sotto l’ombrellone estranei a tutto perché “sul più bello”, mi sembrano alienati quanto quelli che si incollano ai videogiochi e alla televisione. E se invece, l’immaginazione non fosse altro che qualcosa di sopravvalutato e non sempre positiva per il nostro equilibrio? Facciamo così, oggi sono io, l’intervistato, a concludere con questa domanda per voi lettori. E adesso devo proprio lasciarvi, perché in tivvù c’è Van Damme!</p>
<p style="text-align: justify;">Foto | <a href="http://www.flickr.com/photos/zagrobot/2687905423/" target="_blank" onclick="pageTracker._trackPageview('/outgoing/www.flickr.com/photos/zagrobot/2687905423/?referer=');">gothopotam</a></p>
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		<title>La Scuola per librai Rubbettino</title>
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		<pubDate>Wed, 25 Aug 2010 06:00:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Susanna Trossero</dc:creator>
				<category><![CDATA[Librerie e lettori]]></category>
		<category><![CDATA[come gestire una libreria]]></category>
		<category><![CDATA[mestiere librai]]></category>
		<category><![CDATA[Scuola per librai rubbettino]]></category>
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		<description><![CDATA[Abbiamo parlato di librai, di lettori, ma oggi andiamo a conoscere qualcosa di nuovo sull’argomento libri. Esistono, in Italia, diverse scuole riservate a coloro che intendono entrare a far parte del mercato librario, di questi ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Abbiamo parlato di librai, di lettori, ma oggi andiamo a conoscere qualcosa di nuovo sull’argomento libri. Esistono, in Italia, diverse scuole riservate a coloro che intendono entrare a far parte del mercato librario, di questi tempi non esattamente fiorente; si tratta di corsi aperti sia a coloro che già operano sul campo, sia a coloro che – sebbene totalmente privi di esperienza – intendono aprire una nuova libreria. Vere e proprie scuole formative dunque, tra le quali oggi abbiamo scelto di intervistarne una per voi lettori di GraphoMania: la <a href="http://www.scuolalibrai.rubbettino.it" target="_blank" onclick="pageTracker._trackPageview('/outgoing/www.scuolalibrai.rubbettino.it?referer=');">Scuola Librai Rubbettino</a>.<span id="more-4807"></span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Volete raccontarci dove nasce e con quale intento?</strong><br />
La scuola librai Rubbettino nasce da una considerazione di fondo. La Calabria è una regione dove si legge molto poco e che fa a gara con qualche altra regione del Sud nella conquista del fanalino di coda delle classifiche sulla diffusione della lettura in Italia. Ora, se e è vero che i calabresi leggono poco, è però ancor più vero che mancano le occasioni di incontro tra libri e possibili lettori. In Calabria ci sono poche biblioteche (molti depositi di libri) e, soprattutto poche librerie. Ci sono città con oltre ventimila abitanti e nessun punto vendita dove poter reperire libri. Molti librai pur lavorando con grande impegno a volte non hanno occasioni di crescita professionale e di confronto, e quelli più bravi che magari hanno partecipato in passato anche ai corsi della scuola per librai di Venezia si sentono spesso ai margini, alla “periferia dell’impero” dove è difficile mettere a frutto quanto appreso, ma soprattutto dove ci si sente slegati dai circuiti dell’editoria e delle librerie nazionali. Questo anche per via della peculiare orografia della regione che fa sì che i centri abitati spesso siano isolati e distanti tra loro.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Che cosa dovrebbe rappresentare per voi il “mestiere di libraio”, un semplice mestiere appunto, o una passione vera senza la quale non si diventerà mai efficaci?</strong><br />
Credo che qualsiasi mestiere debba comportare la passione. Non si possono vendere fiori se non si ha la passione del bello o frutta e verdura se non si amano le cose buone. Il discorso ovviamente diventa ancora più peculiare se si vendono, per dirla con Montroni, “anime”.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Con la vostra scuola, si può davvero contribuire a fornire gli strumenti per moltiplicare e diffondere la cultura della lettura?</strong><br />
Per diffondere la cultura della lettura non basta una scuola per librai, bisognerebbe incidere sulla scuola, quella vera, dalla quale purtroppo non escono lettori e dove il libro spesso diventa uno strumento di lavoro ma non un piacere.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Secondo voi, con la crisi che sta continuando a colpire le librerie indipendenti, iscriversi alla vostra scuola è coraggioso o incosciente?</strong><br />
Questo è uno dei punti fermi su cui insistiamo maggiormente. Oggi le librerie indipendenti (ma il discorso è da estendersi anche a negozi di altro genere) si trovano di fronte a una scelta epocale: o puntare su una proposta differenziata e di qualità o chiudere. Sono molti i settori merceologici che hanno compreso la portata della sfida e hanno scommesso sul cambiamento. Oggi un piccolo negozio di generi alimentari che pensasse di continuare a vendere pasta Barilla sarebbe destinato a soccombere in poco tempo perché non potrebbe sostenere la concorrenza dei grossi centri commerciali. Così i vecchi negozietti del centro che hanno deciso di resistere si sono trasformati in piccole isole gourmand dov’è possibile acquistare prodotti ricercati di assoluta qualità, offrendo un servizio al cliente che il grosso centro commerciale non potrebbe mai offrire. Ecco, questo, per quanto possa suonare blasfemo, eretico, è proprio quello che penso debbano fare i librai indipendenti. Costruire un rapporto con la clientela basato sulla qualità, sulla ricerca. Per quanto un libraio possa essere bravo, un cliente sceglierà sempre e comunque di acquistare un best-seller dove lo trova a prezzo scontato mentre in una libreria di catena magari non troverà il libro particolare di un piccolo editore che fa scouting ed editoria di progetto e, sovente, non troverà un libraio appassionato di libri che conosca i libri che propone.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Nel vostro programma, che importanza hanno le tecniche di vendita e di comunicazione con il cliente?</strong><br />
La nostra scuola non ha l’obiettivo primario di insegnare delle tecniche di vendita (seppure qualche lezione viene prevista) ma quella di fare rete, di formare informando, e soprattutto di favorire la nascita di un modo nuovo di intendere il mestiere di libraio.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Per concludere, un consiglio ai futuri librai</strong><br />
Abbiate coraggio e fantasia e soprattutto dimenticate la visione romantica del libraio che passa le sue giornate a leggere o a discutere di letteratura alta con i suoi clienti. Quello del libraio è un lavoro e ogni lavoro comporta fatica e sacrifici ma, ovviamente, se manca la passione e tutto si riduce unicamente a fatica e sacrifici, meglio lasciar perdere.</p>
<p style="text-align: left;"><em>Una scuola non fa mai male, non è mai uno spreco di tempo o di energie, e diviene addirittura preziosa se grazie al suo esistere, si cerca di tener viva la passione per i libri, in un paese in cui purtroppo si legge sempre troppo poco. Buon lavoro dunque alla nostra Rubbettino!</em></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.scuolalibrai.rubbettino.it/" target="_blank" onclick="pageTracker._trackPageview('/outgoing/www.scuolalibrai.rubbettino.it/?referer=');">Scuola per librai Rubbettino</a><br />
Soveria Mannelli (Cz)<br />
tel 0968.6664209 – fax 0968 662055<br />
<a href="mailto:commerciale@rubbettino.it">email</a><br />
La scuola dura un giorno intero e si tiene in primavera presso la sede</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Il Library Hotel di New York</title>
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		<pubDate>Wed, 11 Aug 2010 06:00:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Susanna Trossero</dc:creator>
				<category><![CDATA[Librerie e lettori]]></category>
		<category><![CDATA[hotel new york]]></category>
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		<description><![CDATA[Oggi non parleremo di lettori né di librai ma di… hotel! Strano argomento, direte voi, per una rubrica di interviste ai divoratori di libri o agli operatori, ma ho scoperto un modo differente di “operare” ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Oggi non parleremo di lettori né di librai ma di… hotel! Strano argomento, direte voi, per una rubrica di interviste ai divoratori di libri o agli operatori, ma ho scoperto un modo differente di “operare” appunto nel settore.</p>
<p style="text-align: justify;">Avete mai sentito parlare del <a href="http://www.libraryhotel.com/" target="_blank" onclick="pageTracker._trackPageview('/outgoing/www.libraryhotel.com/?referer=');">Library Hotel</a>? Si trova a New York, in Madison Avenue, a dieci minuti a piedi dal centro della città, e ci invita – in senso non metaforico – a compiere un vero viaggio tra i libri. Una vacanza <em>alternativa</em> in un grande albergo di lusso, ma arredato esattamente come una biblioteca! In ogni suo spazio, e cioè nella hall, nel ristorante e naturalmente nelle camere disposte su dieci piani, vi sono distribuiti ben seimila titoli, e ogni piano offre un genere differente: narrativa, saggistica, reportage di viaggi, poesia, fantasy, erotico, ce n’è per tutti i gusti. Il tutto è organizzato secondo il <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Classificazione_decimale_Dewey" target="_blank" onclick="pageTracker._trackPageview('/outgoing/it.wikipedia.org/wiki/Classificazione_decimale_Dewey?referer=');">metodo decimale Dewey</a>, criterio usato in quasi tutte le biblioteche del mondo.<span id="more-4813"></span></p>
<p style="text-align: justify;">È di certo un originalissimo invito alla lettura, nonché un modo efficace per ricordare che un libro è un viaggio.</p>
<p style="text-align: justify;">Ad entrare in quelle camere, ci accoglie un’atmosfera familiare, e non più quella un po’ fredda e anonima delle tipiche stanze d’albergo.</p>
<p style="text-align: justify;">Sul letto, niente cioccolatini ma un libro aperto; alle pareti, le librerie sostituiscono i soliti quadri da sala d’aspetto. Perfino nel bagno, ci sono dei libri. Ma, se non abbiamo voglia di star chiusi in camera, di sotto ci attendono dei comodi divani sui quali ci offriranno invitanti stuzzichini  da assaporare… leggendo! E che dire di una seconda hall ai piani superiori, dove circondarsi esclusivamente di poesia?</p>
<p style="text-align: justify;">I costi? Beh, i prezzi partono da 167 euro per una camera media, ma se siete esigenti ve ne sono di particolarissime a prezzi superiori!</p>
<p style="text-align: justify;">Un solo appunto, una considerazione un po’ amara: nelle stanze dedicate alla letteratura di ogni paese del mondo, uno manca. L’Italia.</p>
<p style="text-align: justify;">Perché?</p>
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