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	<title>GraphoMania &#187; Un autore</title>
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		<title>Intervista a Maddalena Curti, veterinario, mamma, donna e amante delle filastrocche</title>
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		<pubDate>Sat, 04 Feb 2012 07:00:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Graphe.it</dc:creator>
				<category><![CDATA[Un autore]]></category>
		<category><![CDATA[cucinare in famiglia]]></category>
		<category><![CDATA[fiabe della buona notte]]></category>
		<category><![CDATA[libri Maddalena Curti]]></category>
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		<description><![CDATA[Oggi conosciamo Maddalena Curti, veterinario, mamma, donna e tanto altro. Con la passione per rime e filastrocche, dato che il suo libro racconta fiabe in rima la sera, prima di andare a nanna… Ora chiacchieriamo ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Oggi conosciamo Maddalena Curti, veterinario, mamma, donna e tanto altro. Con la passione per rime e filastrocche, dato che il suo libro <a href="http://www.graphe.it/scende-la-sera" target="_blank">racconta fiabe in rima la sera</a>, prima di andare a nanna… Ora chiacchieriamo direttamente con lei, con qualche domandina a bruciapelo, per conoscerla meglio.<span id="more-8580"></span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Maddalena, le tue fiabe in rima sono delicate, divertenti e fanno sognare ad occhi aperti; pensiamo che siano un bellissimo modo per dimostrare cosa significhi, anche, tra le altre cose, l’espressione “essere mamma”. Vuoi spiegare ai nostri lettori come sono nate e quando?</strong><br />
Le fiabe in rima sono nate per una esigenza personale… mia figlia Clementina, alla quale il libro è dedicato, nei suoi primi tre anni di vita non voleva saperne di dormire… la notte passeggiavo con lei in braccio per ore finchè mi sono accorta che la ripettività delle frasi, soprattutto se contenevano una rima, riusciva miracolosamente a farla dormire… da qui l’idea di mettere in rima fiabe scaturite un po’ dalla mia fantasia (come la principessa triste), ma anche da storie che mi erano state raccontate dalla nonna (come la ricottina).</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Una domanda che facciamo spesso alle scrittrici che sono anche mamme, mogli e tanto altro: leggiamo nella tua biografia che non sei una scrittrice a tempo pieno e che nella vita fai tutt’altro. Come riesci a coniugare lavoro, passioni, famiglia e tutto il resto?</strong><br />
Non mi ritengo assolutamente una scrittrice… è stata solo la felicità della maternità che ha guidato la mia mano nello scrivere queste fiabe, ma è stato solo un breve periodo della mia vita, perciò non ho avuto il problema di coniugare lo scrivere con i miei impegni familiari e professionali.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><img class="alignright size-full wp-image-7476" style="border-image: initial; border-width: 1px; border-color: black; border-style: solid; margin: 5px;" title="Cucinare in famiglia. Ricette tra rime e fornelli" src="http://www.graphe.it/GM/wp-content/uploads/2011/09/cucinare_in_famiglia.jpg" alt="" width="185" height="300" />Su Zebuk abbiamo appena inaugurato una rubrica che parla di “ricette letterarie”. Anche tu hai scritto anche un libro che parla di cucina ma non solo: “Cucinare in famiglia”. Ce ne vuoi parlare?</strong><br />
Il <a href="http://www.graphe.it/cucinare-in-famiglia" target="_blank">libro di cucina</a> nasce da un’altra esigenza che era quella di voler ricordare mia madre a tutte le persone che l’avevano conosciuta quando teneva qui a Perugia i corsi della scuola <em>Cordon Bleu</em> di cui lei aveva preso il diploma negli anni &#8217;60… è stato pubblicato a un anno dalla sua morte e raccoglie tutte le ricette di quel periodo… c’è effettivamente però anche un po’ di farina del mio sacco in quanto l’ultima parte del libro contiene una raccolta di ricette in rima indirizzate ai bambini per farli avvicinare alla cucina sotto forma di gioco… è piccola cosa rispetto al resto del libro ma sono ricette di facile esecuzione e molto divertenti da leggere</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Lo staff di Zebuk ama curiosare sui comodini degli altri: quali sono i libri che stai leggendo ultimamente? E quali quelli che ti sono rimasti nel cuore?</strong><br />
In questo momento sul mio comodino c’è un libro di Marcella Serrano, <em>Dieci donne</em>, ma… la scrittrice che amo di più resta Virginia Woolf e il libro di questa autrice che adoro e rileggo sempre con immenso piacere è <em>Flush</em>, la biografia del cane della scrittrice Elizabeth Barret Browning: un delizioso quadretto della Londra dell’800 vista dagli occhi di un cocker</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Hai in progetto altri libri per il futuro?</strong><br />
Per il futuro ho in progetto di… leggere leggere leggere… come ripeto la mia è stata solo una parentesi che non ha nulla a che vedere con lo scrivere… che è tutta un’altra cosa.</p>
<p style="text-align: right;"><em>polepole su</em> <a href="http://zebuk.it/2012/01/intervista-a-maddalena-curti/" target="_blank" onclick="pageTracker._trackPageview('/outgoing/zebuk.it/2012/01/intervista-a-maddalena-curti/?referer=');">Zebuk</a></p>
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		<title>Intervista a Stefano Pastor, autore dell&#8217;eBook “Bianco e Nero”</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Feb 2012 07:00:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luigi Milani</dc:creator>
				<category><![CDATA[Un autore]]></category>
		<category><![CDATA[Un libro]]></category>
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		<category><![CDATA[Stefano Pastor intervista]]></category>

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		<description><![CDATA[Stefano Pastor, autore tra i più prolifici e versatili della scena letteraria italiana, ha scritto per eTales il racconto Bianco e Nero. Gli abbiamo rivolto qualche domanda.
Si dice che la migliore fantascienza, descrivendo scenari futuri ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.graphe.it/pastor-stefano" target="_blank">Stefano Pastor</a>, autore tra i più prolifici e versatili della scena letteraria italiana, ha scritto per <em>eTales</em> il racconto <em><a href="http://www.graphe.it/bianco-e-nero" target="_blank">Bianco e Nero</a></em>. Gli abbiamo rivolto qualche domanda.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Si dice che la migliore fantascienza, descrivendo scenari futuri o futuribili, esplori in realtà il presente. Il tuo racconto, pur non essendo propriamente fantascientifico, sembra muoversi in questa direzione&#8230;</strong><br />
Tutta la letteratura fantastica è la trasposizione di disagi e fermenti della società attuale. Nel fantastico è più facile proporre soluzioni che nella realtà non sarebbero attuabili. Pur in una trasposizione ucronica, <em>Bianco e Nero</em> affronta un problema che ci troviamo di fronte ogni giorno, in una società che ormai è diventata multietnica. Certi temi sono purtroppo universali e, se pur in forme diverse, si ripresentano in ogni ciclo storico.<span id="more-8437"></span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Scrivi horror, thriller, noir, SF: qual è però il genere che preferisci?</strong><br />
Io amo il fantastico in tutte le sue forme. Ancora di più quando non è circoscritto da regole e confini. Quando ho l’occasione di lasciar galoppare la fantasia a briglia sciolta riesco a dare il meglio di me. Curiosamente finora le mie opere migliori sono thriller, anche se non è facile circoscrivere le mie storie in un genere soltanto. Non ci tengo a essere etichettato come uno scrittore di genere, quindi ho sempre cercato di scrivere storie di tutti i tipi. Quando c’è una trama che regge e che sa essere avvincente, ha poca importanza in quale direzione si svilupperà la storia.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Quali sono i tuoi modelli di riferimento?</strong><br />
<a href="http://www.graphe.it/GM/wp-content/uploads/2012/02/Pastor_Stefano.jpeg"><img class="alignright size-full wp-image-8442" style="border-image: initial; border-width: 1px; border-color: black; border-style: solid; margin: 5px;" title="Stefano Pastor" src="http://www.graphe.it/GM/wp-content/uploads/2012/02/Pastor_Stefano.jpeg" alt="" width="150" height="188" /></a>La generazione di autori fantastici degli anni Ottanta e dei primi anni Novanta, che vede in testa Dean Koonz, Dan Simmons, Robert McCammon, ma anche autori più classici come Stephen King e Anne Rice. Anche Lovecraft e gli autori dei primi <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Weird_Tales" target="_blank" onclick="pageTracker._trackPageview('/outgoing/it.wikipedia.org/wiki/Weird_Tales?referer=');">Weird Tales</a> hanno aperto la mia immaginazione. Credo comunque che ogni cosa ci capiti di leggere e di vedere contribuisca ad accrescere il nostro immaginario, quindi le influenze sono molteplici.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Ultimo libro letto?</strong><br />
<em>La casa per bambini speciali di Miss Peregrine</em>, di Ransom Riggs, un’avventura fantastica molto originale.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>A cosa stai lavorando in questo periodo?</strong><br />
In questo momento sto scrivendo un thriller un po’ anomalo che non ha ancora un titolo definitivo. Dico anomalo perché pur avendo tutta la tensione e gli elementi di un thriller è però privo di omicidi. Diciamo che è una sfida, per vedere se è possibile spaventare il lettore anche senza l’artificio di macabri omicidi.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Progetti futuri?</strong><br />
Tanti e troppi! Nel primo trimestre del 2012 sono in previsione tre nuove pubblicazioni con tre diversi editori. Anche i libri sono molto diversi tra loro: <em>I Giorni delle Bestie</em> è una raccolta fantastico-horror, <em>Ragnatela di cristallo</em> un fantasy molto originale, mentre <em>Stella</em>, sempre restando nel regno della fantasia, è rivolta a un pubblico più giovane. Sto anche revisionando il romanzo <em>L’Illusione</em>, con cui sono stato uno dei vincitori del Torneo IoScrittore indetto da Gems, e che spero venga pubblicato entro l’anno. Oltre a questo non mancano mai nuove storie in gestazione che attendono solo di essere scritte.</p>
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		<title>Intervista a Natale Fioretto traduttore di Mario Quintana</title>
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		<pubDate>Sun, 29 Jan 2012 07:00:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Graphe.it</dc:creator>
				<category><![CDATA[Un autore]]></category>
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		<description><![CDATA[Da pochi giorni la Graphe.it edizioni ha pubblicato un nuovo libro in italiano del grande poeta brasiliano Mario Quintana (1906-1994). Il titolo del libro è L&#8217;apprendista stregone ed è stato tradotto dal portoghese da Natale ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Da pochi giorni la Graphe.it edizioni ha pubblicato un nuovo libro in italiano del grande poeta brasiliano <a href="http://www.graphe.it/quintana-mario" target="_blank">Mario Quintana</a> (1906-1994). Il titolo del libro è <em><a href="http://www.graphe.it/lapprendista-stregone" target="_blank">L&#8217;apprendista stregone</a></em> ed è stato tradotto dal portoghese da <a href="http://www.graphe.it/fioretto-natale" target="_blank">Natale Fioretto</a>, che ha già curato la traduzione italiana di altre opere di Quintana. Abbiamo rivolto alcune domande al traduttore per apprezzare meglio l&#8217;opera poetica di Mario Quintana.<span id="more-8535"></span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Iniziamo dal titolo: chi è l&#8217;apprendista stregone?</strong><br />
In senso stretto il titolo riguarda l’autore, ma in generale chi si accosta a questa raccolta poetica si trasforma in apprendista. La stregoneria di cui si parla, e di cui bisogna acquisire conoscenza, è l’arte poetica. Non la poesia comunemente intesa, ma la capacità di usare la lingua per rinominare il mondo e dato che dare un nome alle cose è attività creatrice, l’apprendista stregone è chiunque cerchi una lingua in grado di esprimere il proprio universo interiore.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>È il terzo libro di Mario Quintana che traduci in italiano: quali le differenze e quali le somiglianze con i precedenti?</strong><br />
Stiamo parlando di uno stesso autore ed è logico ritrovarne gli stilemi più tipici, ma in questo caso, parlo come traduttore, ciò che contraddistingue l’opera in esame è l’estrema complessità linguistica. E si può comprendere. L’apprendista stregone è considerata come la prima opera matura del poeta gaucho ed è ovvio che alla maturità corrisponda la complessità. In questi versi emerge la forza immaginifica che tipizzerà lo stile di Quintana. Come dire, da qui nasce tutto.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>A questo punto possiamo dire che tu conosci abbastanza bene Mario Quintana: cos&#8217;è che ti lega particolarmente a lui?</strong><br />
Di lui apprezzo la forza creatrice e il fatto di aver compiuto un percorso parallelo di traduttore e di poeta. Sarebbe come dire che egli ha contemporaneamente creato materia e oggetto. Lingua e poesia. Con il passare del tempo lo sguardo di Quintana si è fatto chirurgico riuscendo a chiamare all’attenzione della percezione del lettore aspetti della realtà diversamente rimasti in ombra.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>E, secondo te, cosa potrebbe dire Mario Quintana a un lettore italiano?</strong><br />
Al lettore in generale, direi. Essere creativo. Osare. Non accontentarsi di una visione del mondo preconfezionata, ma accettare una sfida creatrice, “turbarsi, battersi, sbagliare, ricominciare da capo poiché la calma è una vigliaccheria dell’anima”, per dirla con Lev N. Tolstoj.</p>
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		<title>Adriana Zarri nel ricordo di Chiara Petterino, sua amica</title>
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		<pubDate>Wed, 28 Dec 2011 07:00:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Chiara Perseghin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Un autore]]></category>
		<category><![CDATA[Adriana Zarri]]></category>
		<category><![CDATA[Chiara Petterino]]></category>
		<category><![CDATA[La gatta Arcibalda e altre storie]]></category>
		<category><![CDATA[Luigi Bettazzi]]></category>

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		<description><![CDATA[Abbiamo raggiunto al telefono Chiara Petterino, ex preside, ma soprattutto amica di vecchia data di Adriana Zarri. Le abbiamo rivolto qualche domanda per conoscere meglio Adriana Zarri come persona. “È stata una cosa che mi ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Abbiamo raggiunto al telefono Chiara Petterino, ex preside, ma soprattutto amica di vecchia data di Adriana Zarri. Le abbiamo rivolto qualche domanda per conoscere meglio Adriana Zarri come persona. “È stata una cosa che mi ha riempito la vita” è la definizione che Chiara Petterino usa per questa grande amicizia.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Quando e come ha conosciuto Adriana Zarri?</strong><br />
Credo fosse il 1980, quando ero insegnante nella scuola media di San Giorgio Canavese. Io leggevo sempre i suoi articoli sulla rivista <em>Rocca</em> – a cui ero abbonata da parecchio tempo – e un giorno, parlando con una amica collega, discussi un articolo che era comparso e lei mi disse: “Lo sai che abita in Canavese, a Perosa: vuoi che andiamo a trovarla?”.<br />
Lei l&#8217;aveva conosciuta molto prima di me, quando abitava ancora al Castello di Albiano (in provincia di Torino). Io naturalmente ero molto restia, dissi: “Ma non so se sarà possibile”.<br />
“No, no&#8230;” lei mi rassicurò subito. “Guarda è possibilissimo. Basta che le telefoniamo e lei ci dirà quando andare”.<br />
Infatti così avvenne. Fummo ricevute da lei. Ci mostrò la sua cascina e da quel momento diciamo che cominciò il nostro rapporto. Dopo pochi giorni lei mi invitò perché c&#8217;era un incontro, sempre lì nella sua cascina, il sabato e la domenica. Ricordo che il sabato non potei andare perché avevo l&#8217;emicrania. Lei mi disse “Guarda che se vieni qui te la facciamo passare.” Ma io obiettai che non mi era possibile neppure salire in macchina per raggiungere Perosa.<span id="more-8268"></span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Se dovesse descrivere Adriana Zarri in una frase, come la descriverebbe?</strong><br />
Una donna di grande umanità, sensibilità e amante della bellezza.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Ha un aneddoto da raccontarci relativo alla sua amicizia con Adriana o su Adriana stessa?</strong><br />
La sua amicizia è stata una cosa che mi ha riempito la vita. Potrei raccontare un episodio che si inquadra nel suo amore per la bellezza. Un pomeriggio, non era ancora costretta a letto dalla malattia, ricevo una telefonata da lei, che mi dice: “Vieni subito qui!”.<br />
Io mi spaventai inizialmente, e chiesi: “Ti è successo qualcosa? Cosa ti è successo?”.<br />
“No, non è successo niente, ma ti prego, vieni subito qui”.<br />
A quel punto non seppi più cosa rispondere. Insieme con la ragazzina che in quel momento stava con me salii in macchina e partii. Arrivai a Crotte di Strambino nel giro di dieci minuti. Quando entrai nella sua stanza, che poi era uno stanzone enorme – un ex granaio – capii il motivo per cui mi aveva chiamata. In quel momento il sole era quasi al tramonto e stava colpendo uno dei gufi (lei aveva una collezione di gufi) che le era stato regalato: era ricoperto da tanti specchietti. Il sole, illuminandolo, emanava una fantasmagoria di luci, che invadevano tutta la stanza. Era uno spettacolo meraviglioso.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><img class="alignright size-full wp-image-7700" style="border-width: 1px; border-color: black; border-style: solid; margin: 5px;" title="Adriana Zarri, La gatta Arcibalda" src="http://www.graphe.it/GM/wp-content/uploads/2011/10/Zarri_Arcibalda_cover.jpg" alt="" width="185" height="300" />Insomma amore per la natura, per la vita, per tutto&#8230;<br />
</strong>Sì, che voleva condividere con gli altri però. Sa come nacque la collezione di gufi?</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Ci racconti!</strong><br />
Mi aveva spiegato che il gufo è l&#8217;animale degli eremiti.<br />
Ne aveva una collezione. Tutti coloro che partivano per un viaggio, al ritorno le portavano un gufo. Per esempio, monsignor Bettazzi [firma la prefazione del libro di Adriana Zarri <em><a href="http://www.graphe.it/la-gatta-arcibalda-e-altre-storie" target="_blank">La gatta Arcibalda e altre storie</a></em>, NdR] &#8211; lui ha girato tutto il mondo – quando ritornava da un viaggio gliene portava uno. Aveva gufi di tutti i materiali e provenienti da tutto il mondo.<br />
Condividere con altri l’amore per il bello era una sua regola. Anche quando c&#8217;era la fioritura di qualche rosa. Lei amava molto le rose rampicanti, le rose antiche. Quando una rosa era in piena fioritura mi telefonava: “Vieni il più presto possibile!”.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Adriana Zarri aveva un rapporto speciale con gli animali. So che un giorno la Zarri le chiese: “Quale è il tuo animale preferito?” Lei rispose:“ gatto e cavallo”. E Adriana Zarri?<br />
</strong>Sì, io dissi subito il gatto, ma lei mi sollecitò a dirne anche un altro e a quel punto dissi il gatto e il cavallo.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Adriana Zarri cosa rispose?</strong><br />
Erano gli stessi che preferiva lei. Perché lei in gioventù aveva cavalcato. Quando abitava nel mulino – la sua famiglia aveva un mulino a San Lazzaro di Savena, vicino a Bologna – mi disse che cavalcava. Per cui, quando io partecipavo a qualche viaggio, fotografavo dei cavalli pensando a lei, per esempio in Ungheria, e poi le mostravo le fotografie. Lei negli ultimi tempi, non potendo più muoversi, ascoltava i miei racconti, osservando le foto dei luoghi che io avevo visitato.<br />
A questo proposito mi spiace che… Lei aveva molta nostalgia di Bologna negli ultimi tempi, perché era stata la sua città. Visto che io ero andata alcune volte a Bologna, fotografavo degli aspetti e glieli mostravo. L’ultima volta fotografai anche la tomba del Cardinale Lercaro e glielo dissi, ma non feci in tempo a mostrarle la foto. Mi dispiace.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Era un modo per Adriana di viaggiare insieme a lei. Vedendo i luoghi attraverso le foto che lei le portava.<br />
</strong>Infatti. Le avevo mostrato un libretto che avevo comprato in San Petronio e lei mi aveva pregato di acquistarne uno anche per lei la volta successiva, cosa che naturalmente feci.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Tornando all’amore di Adriana Zarri per gli animali, penso di non sbagliare se affermo che aveva un feeling particolare con il gatto. Secondo lei perché proprio con questo animale?</strong><br />
Perché lei sosteneva che il gatto capiva lo stato d’animo della persona che si avvicinava a lui e se questa era sofferente cercava di consolarla.<br />
A questo proposito, io non ho un gatto per problemi di alloggio e perché essendo da sola quando parto non saprei a chi affidarlo, allora lei un giorno mi fece un regalo molto strano. Mi regalò una tazza mug, con l’immagine di quattro micetti, alzando la quale si sente il miagolio di un gatto. Adriana mi disse: “Per compensarti del fatto che non lo puoi avere&#8230;”</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><img class="alignleft size-medium wp-image-8272" style="border-width: 1px; border-color: black; border-style: solid; margin: 5px;" title="Ernest Hemingway con un gatto" src="http://www.graphe.it/GM/wp-content/uploads/2011/12/ernest-hemingway-con-gatto-300x265.jpg" alt="" width="300" height="265" />Deve esistere, in effetti, un rapporto particolare tra scrittori e gatti. La maggior parte confessa di averne uno. Penso, per esempio, a una celebre foto di Hemingway seduto a tavola con il gatto accanto al piatto&#8230;<br />
</strong>Sì, con i gatti, ma con l&#8217;Arcibalda in particolare. Essendo costretta a letto, Simona, la sua badante, mi raccontava che al mattino passava molto tempo ad accarezzarla, a farle le coccole. Quando andavo io, normalmente dopo le undici del mattino, in modo da non disturbare il suo lavoro precedente e il pranzo che avveniva sempre a mezzogiorno preciso, la gatta &#8211; non so come facesse, sentiva il rumore della macchina probabilmente &#8211; arrivava. Mi precedeva sulla scala, entrava, attraversava tutto lo stanzone e saltava sul suo letto.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>C&#8217;è l&#8217;ultimo articolo scritto da Adriana Zarri, che si trova anche nel libro “La gatta Arcibalda e altre storie”, che è dedicato proprio alla sua gatta Arcibalda&#8230;<br />
</strong>Sì, articolo che lei non voleva scrivere. Non che non volesse parlare di Arcibalda, ma lei non si sentiva più di scrivere. Aveva già detto che quella volta non avrebbe spedito l&#8217;articolo a Rocca. Invece io la sollecitai e lei mi disse: “Non so di cosa parlare!” E io le suggerii: “Non hai mai parlato dei gatti negli ultimi tempi&#8230;”<br />
C&#8217;è solo un animale che io non posso tollerare e lei invece tollerava: il topo. Io questo non lo capivo. Una volta mi raccontò che quando non era ancora costretta a letto, che pranzava in cucina, tutti i giorni a mezzogiorno un topolino si affacciava, usciva da un buco del muro, e lei gli dava delle briciole. Questo mangiava e poi se ne andava. Tutti i giorni alla stessa ora ricompariva.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Quando pensa a Adriana Zarri qual è la cosa che le viene subito in mente?</strong><br />
Il suo insegnamento. Ogni gesto che si compie nella vita quotidiana, anche il più banale, è molto importante e ha un valore intrinseco. Quando penso a lei, penso a tante cose: ai fiori che amava, alla sua capacità di utilizzare materiali di recupero per creare ambienti suggestivi e unici come la cappella di Crotte, senza dimenticare le sue fulminanti battute su certi politici e i loro giornali…</p>
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		<title>Václav Havel (1936-2011). In memoriam</title>
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		<pubDate>Mon, 19 Dec 2011 07:00:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Graphe.it</dc:creator>
				<category><![CDATA[Calligraphia]]></category>
		<category><![CDATA[Un autore]]></category>
		<category><![CDATA[poesie vaclav havel]]></category>
		<category><![CDATA[vaclav havel]]></category>
		<category><![CDATA[vaclav havel drammaturgo]]></category>
		<category><![CDATA[vaclav havel morto]]></category>

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		<description><![CDATA[Mi sono sentito come in teatro quando sei un attore giovane e si scopre che gli interpreti principali non ci sono più e comunque non possono recitare. In quel momento sulla scena servivano politici democratici ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><em>Mi sono sentito come in teatro quando sei un attore giovane e si scopre che gli interpreti principali non ci sono più e comunque non possono recitare. In quel momento sulla scena servivano politici democratici e dove li potevi trovare politici democratici nella Cecoslovacchia dell&#8217;89? E allora che fa l&#8217;attore giovane? Entra in scena e dà il meglio di sé.</em><span id="more-8123"></span></p>
<p>Speranza e ottimismo<br />
non sono la stessa cosa.<br />
La speranza non è la convinzione<br />
che una determinata cosa andrà bene,<br />
ma la certezza che essa ha un senso,<br />
indipendentemente da come andrà a finire.</p>
<p style="text-align: center;">Václav Havel<br />
1936-2011</p>
<p>Foto | By Ben Skála (Own work) [<a href="www.gnu.org/copyleft/fdl.html">GFDL</a> or <a href="www.creativecommons.org/licenses/by-sa/2.5-2.0-1.0">CC-BY-SA-2.5-2.0-1.0</a>], <a href="http://commons.wikimedia.org/wiki/File%3AV%C3%A1clav_Havel_na_V%C3%A1clavsk%C3%A9m_n%C3%A1m%C4%9Bst%C3%AD_17._listopadu_2009b.jpg" onclick="pageTracker._trackPageview('/outgoing/commons.wikimedia.org/wiki/File_3AV_C3_A1clav_Havel_na_V_C3_A1clavsk_C3_A9m_n_C3_A1m_C4_9Bst_C3_AD_17._listopadu_2009b.jpg?referer=');">via Wikimedia Commons</a></p>
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