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GraphoMania è un blog a impatto zero

Scritto da – domenica, 15 gennaio 2012 – 08:00Un commento
GraphoMania è un blog a impatto zero

Aderiamo volentieri al progetto di Doveconviene.it per piantare un albero e divenire, così, un blog a impatto zero. Stando agli studi del dottor Alexander Wissner-Gross (fisico di Harvard e attivista ambientale) un sito web produce una media di circa 0,02 grammi di anidride carbonica per ogni visita (la produzione è legata soprattutto al funzionamento dei server). La media è di circa 3,6 chili di anidride carbonica l’anno. Ogni albero, invece, assorbe circa 10 chili di anidride carbonica (secondo la Convenzione delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici). Visto che i fattori sono vari, possiamo considere prudente che ogni albero assorba sui 5 chili di anidride carbonica l’anno.

Aderendo all’iniziativa di Doveconviene.it - in collaborazione con I plant a tree – abbiamo piantato un albero e in questo modo faremo sì che l’anidride carbonica emessa da GraphoMania venga assorbita da un albero. Visto, poi, che la vita media di un albero è di cinquant’anni, possiamo stare tranquilli per mezzo secolo.

Um motivo in più per leggere GraphoMania, non trovate?

Un commento »

  • silvana sonno scrive:

    plaudo all’iniziativa e tanto più mi preme sottolineare che un albero non è solo un moltiplicatore di benssere ecologico, una funzione strumentale, ma un essere vivo e sensibile con cui scambiare emozioni – se lo si vuole e si sa fare – dentro la casa comune al cui bene dobbiamo tutte/i tendere. Colgo l’occasione per esprimere un particolare pensiero a un “mio” albero che ho abbandonato dentro un percorso ormai lontano della mia esistenza e a cui ho dedicato poveri versi:

    Lacrime

    Gli alberi hanno cent’occhi.

    Intorno al tronco tondo
    cento pupille osservano
    e dispensano occhiate,
    quando ammicchi soavi
    quando fosche sbirciate;
    a volte paiono incuranti
    ma pronta invece è la verde
    vigilanza e sempre, sempre
    puoi scambiare sguardi con loro
    d’intesa o di raro rimbrotto.

    Nel mio giardino d’infanzia
    avevo un abete potente
    e i suoi cent’occhi teneva
    spalancati, e ogni volta avvertivo
    tra i rami quello sguardo
    e a volte un imbarazzo mi coglieva
    a sentirmi osservata
    con tale acuta e occhiuta intimità;

    ma pur quello sguardo l’amavo
    e quando ho lasciato la casa
    e in quel giardino sono scivolata
    tra le aiuole per l’ultimo saluto
    so d’aver visto una stilla scorrere
    sul legno, una bollicina vischiosa
    e profumata – così piangono gli alberi –
    e una fronda s’è mossa, e un fremito
    ha esalato un dolente commiato, nell’aria
    ferma del tramonto settembrino.

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