GraphoMania è un blog a impatto zero
Aderiamo volentieri al progetto di Doveconviene.it per piantare un albero e divenire, così, un blog a impatto zero. Stando agli studi del dottor Alexander Wissner-Gross (fisico di Harvard e attivista ambientale) un sito web produce una media di circa 0,02 grammi di anidride carbonica per ogni visita (la produzione è legata soprattutto al funzionamento dei server). La media è di circa 3,6 chili di anidride carbonica l’anno. Ogni albero, invece, assorbe circa 10 chili di anidride carbonica (secondo la Convenzione delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici). Visto che i fattori sono vari, possiamo considere prudente che ogni albero assorba sui 5 chili di anidride carbonica l’anno.
Aderendo all’iniziativa di Doveconviene.it - in collaborazione con I plant a tree – abbiamo piantato un albero e in questo modo faremo sì che l’anidride carbonica emessa da GraphoMania venga assorbita da un albero. Visto, poi, che la vita media di un albero è di cinquant’anni, possiamo stare tranquilli per mezzo secolo.
Um motivo in più per leggere GraphoMania, non trovate?












plaudo all’iniziativa e tanto più mi preme sottolineare che un albero non è solo un moltiplicatore di benssere ecologico, una funzione strumentale, ma un essere vivo e sensibile con cui scambiare emozioni – se lo si vuole e si sa fare – dentro la casa comune al cui bene dobbiamo tutte/i tendere. Colgo l’occasione per esprimere un particolare pensiero a un “mio” albero che ho abbandonato dentro un percorso ormai lontano della mia esistenza e a cui ho dedicato poveri versi:
Lacrime
Gli alberi hanno cent’occhi.
Intorno al tronco tondo
cento pupille osservano
e dispensano occhiate,
quando ammicchi soavi
quando fosche sbirciate;
a volte paiono incuranti
ma pronta invece è la verde
vigilanza e sempre, sempre
puoi scambiare sguardi con loro
d’intesa o di raro rimbrotto.
Nel mio giardino d’infanzia
avevo un abete potente
e i suoi cent’occhi teneva
spalancati, e ogni volta avvertivo
tra i rami quello sguardo
e a volte un imbarazzo mi coglieva
a sentirmi osservata
con tale acuta e occhiuta intimità;
ma pur quello sguardo l’amavo
e quando ho lasciato la casa
e in quel giardino sono scivolata
tra le aiuole per l’ultimo saluto
so d’aver visto una stilla scorrere
sul legno, una bollicina vischiosa
e profumata – così piangono gli alberi –
e una fronda s’è mossa, e un fremito
ha esalato un dolente commiato, nell’aria
ferma del tramonto settembrino.