Dal 2011 al 2012: non lasciamo spegnere la speranza!
L’apologo delle quattro candele – pare di origine altoatesina – gira in rete, anche sotto forma di video. Riteniamo sia un bel modo per augurarci un sereno anno nuovo, non dimenticando mai il passato (sarebbe stolto) e non temendo il futuro. Le difficoltà, in tutti i campi, ci sono sempre: un passo alla volta si possono superare.
Buona lettura!
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Nella stanza c’era quattro candele accese. Intorno regnava un profondo silenzio, rotto solo dalla conversazione delle candele.
La prima disse: “Io sono la pace, ma gli uomini non riescono a mantenermi: penso proprio che non mi resti altro da fare che spegnermi!”. Così fu, e a poco a poco, la candela si lasciò spegnere completamente.
La seconda affermò: “Io sono la fede: purtroppo non servo a nulla. Gli uomini non ne vogliono sapere di me, e per questo motivo non ha senso che io resti accesa”. Appena ebbe terminato di parlare, una leggera brezza soffiò su di lei e la spense.
Triste triste, la terza candela, a sua volta dichiarò: “Io sono l’amore: non ho la forza per continuare a rimanere accesa. Gli uomini non mi considerano e non comprendono la mia importanza. Essi odiano perfino coloro che più li amano, i loro familiari”. E senza attendere oltre, la candela si lasciò spegnere.
Proprio in quel momento, un bimbetto entrò nella stanza e vide le tre candele spente. Impaurito per la semioscurità esclamò: “Ma cosa fate! Voi dovete rimanere accese: io ho paura del buio!”. E scoppiò in lacrime.
La quarta candela, che era ancora accesa, mossa a pietà consolò il piccolo: “Non temere! Non piangere, bambino mio: finché io sarò accesa potremo sempre ridare vita allo stoppino delle altre tre candele. Io sono la speranza”.
Asciugandosi i lacrimoni, il bimbo prese la candela della speranza e, tirando un po’ su con il naso, accese le altre tre candele. E sorrise.
Foto | Matthias Rhomberg










