Al vostro cane manca solo la parola?
Non c’è un tempo senza guerra, non c’è un popolo che – da vittima o carnefice – non ne abbia prima o dopo conosciuto gli orrori. E di orrori la storia è piena e l’uomo continua a scriverla con il sangue dei suoi simili ancora oggi, con mezzi via via sempre più sofisticati tuttavia rivelando la stessa antica aggressività. A proposito di “mezzi” o strumenti da guerra, sapete che fin dal 1100 a.C. furono gli elefanti a combattere affiancando uomini come Alessandro Magno? Ebbene sì, “elefanti da guerra”, “armi”, animali impegnati a combattere battaglie non loro e a loro incomprensibili.
Durante la seconda guerra mondiale invece, l’esercito americano usava i cani kamikaze contro i tedeschi, e dagli anni sessanta erano i delfini ad essere addestrati ad attaccare esplosivi sulle navi o sui sottomarini dei nemici. I cetacei che hanno combattuto in Vietnam per gli Usa invece, dovevano scovare e uccidere gli uomini rana, con coltelli attaccati alle pinne e al muso. Di esempi di cui non andar fieri se ne possono trovare tanti, ma oggi ve ne raccontiamo uno che pare addirittura surreale: cani parlanti come armi da guerra! Sì, avete capito bene. Jan Bondeson, docente all’Università di Cardiff, nel suo libro Amazing Dogs: A Cabinet Of Canine Curiosities («Cani straordinari: il gabinetto delle curiosità canine») ci racconta qualcosa di incredibile su una ennesima dimostrazione della follia di Hitler. Egli, nella sua crudeltà, possedeva un lato che appare inaspettatamente buono, ovvero pare amasse gli animali. Considerando i cani intelligenti quanto l’uomo, pensò che con un buon addestramento avrebbero addirittura potuto imparare a comunicare con le SS e aiutare quindi il suo esercito a conquistare il mondo. Allo scopo, dopo aver ordinato ai suoi uomini di radunare tutti cani più intelligenti della Germania, fondò negli anni Trenta, vicino ad Hannover, la Tiersprechschule Asra («Scuola di lingue per animali»). Bondeson ci racconta che la scuola ottenne dei successi degni di nota, basti pensare a Rolf, un terrier che comunicava battendo la zampa su una tavola: a un certo numero di colpi corrispondeva una lettera dell’alfabeto. A dire il vero si narra anche che uno dei cani della scuola suddetta, alla domanda su chi fosse Hitler, abbia ululato “Mein Führer!” ma per ovvie ragioni questa la consideriamo una… leggenda. In ogni caso, questi cani “parlanti” educati in periodo di campi di concentramento, furono ben trattati poiché Hitler, sanguinario e crudele con gli uomini, si accertava costantemente che a essi non mancasse niente. Durante la persecuzione e lo sterminio degli ebrei, si preoccupava sempre che ai loro animali non venisse fatto alcun male, e domandava spesso se nelle case in cui mandava i suoi uomini vi fossero anche animali domestici, poiché pareva provare dispiacere al pensiero che patissero fame o solitudine in seguito alla “scomparsa” dei loro padroni, gli adulti e i bambini che lui stesso faceva “eliminare”. Incredibile, vero? Personalità complessa, la sua, che ancora oggi viene studiata e della quale abbiamo già parlato qui su GraphoMania suscitando interessanti polemiche.
Chissà se davvero il cane Kurwenal imparò ad abbaiare i numeri e se Don imparò a dire “Ho fame, dammi la torta!”. Ma la mia domanda è un’altra: perché, se Hitler amava tanto gli animali, per offendere gli uomini li apostrofava con “suini” e “sporchi cani”? I bolscevichi erano “animali” e i russi “un popolo bestiale”, le sue stesse sorelle “stupide oche” e così via… Inoltre, a proposito di cani, considerava i boxer “degenerati” e preferiva dominare i pastori tedeschi per incutere timore negli altri .
Voi che ne pensate? Vi lasciamo la parola…










