La pagina 69 di “Etos del sacrificio, passione per il mondo e filosofia d’occasione”
Il pericolo nucleare è ovunque (Anders ha scritto pure Hiroshima è dappertutto), e su questo non ha dubbio né la Arendt né Jaspers, né tanto meno Anders, ma è quest’ultimo che da una simile constatazione fa derivare un aut-aut estremamente radicale. Nell’epoca contemporanea gli uomini, secondo il pensatore di Breslavia, non possono che attuare una scelta ristretta: favorire la diffusione e moltiplicazione della violenza distruttrice dell’atomica o rifiutarne la stessa minaccia. La rivolta deve necessariamente passare sia per il distanziamento dalla concreta produzione della bomba, sia per la presa di distanza dagli autori-attori e dai favorevoli.
Ecco perché Anders sente di non poter evitare una critica a quella che secondo lui è un’insufficienza di fondo della posizione jaspersiana. A ben guardare, in effetti, con Jaspers siamo ben lontani dal linguaggio diretto, decisamente analitico e concreto, mai sovrabbondante né tanto meno sistematico de L’uomo è antiquato o di Essere o non essere, anche se questi due autori propongono delle analisi che crediamo di poter bene integrare tra loro senza necessariamente dover preferire l’una a scapito dell’altra. Se Jaspers propone l’alternativa tra essere liberi o soggiacere al dominio ideologico-politico, Anders ci indica come ultima scelta rimastaci quella tra l’esistere e lo scomparire lanciando il suo invito alla resistenza collettiva nel segno di un “vero amore”, verso un sodalizio dell’umanità tutta.
Pier Paolo Portinaro, forse esasperandola, sottolinea invece la distanza tra i due filosofi, accomunati secondo lui solo dalla circostanza di essere stati «fra i primi a sottoporre ad analisi filosofica il dato inquietante della minaccia atomica». Egli arriva addirittura a sostenere che lo jaspersiano “entusiasmo della ragione” «doveva apparire al radicale Anders un consolatorio narcotico per dissimulare la capitolazione della filosofia davanti ai gravi problemi del tempo». Sempre Portinaro, poi, ricorda che «l’equazione stabilita da Jaspers tra la minaccia della bomba e il totalitarismo sovietico risultava a lui rivelatrice di un pregiudizio politico e di una grave mancanza di senso delle proporzioni». Più in equilibrio, forse, è il confronto Anders-Jaspers che ci suggeriscono, anche se indirettamente, le parole di Bruno Accarino: «Ad Auschwitz la tecnica, questa apoteosi della capacità di gestire il non-essere [...], si è incontrata con la morte e con lo sterminio, lì il privilegio umano di coltivare la distanza rispetto al mondo ha abbattuto gli argini della sensatezza dell’esistenza [...]».
Giuseppe Moscati
Etos del sacrificio, passione per il mondo e filosofia d’occasione
La critica della violenza in Karl Jaspers, Hannah Arendt e Günther Anders
prefazione di Mario Martini
ISBN 978-88-89840-58-0
Graphe.it edizioni, 2010
pp. 96, euro 15,00
disponibile anche in eBook










