Polvere
Vi ricordate la polvere di fata che Campanellino-Trilly sprimacciava dalle sue ali sopra gli amici di Peter Pan per consentire loro di volare? Chi non ha desiderato, nell’infanzia, di veder comparire quella capricciosa fatina per un voletto notturno verso “Neverland”?
Ma l’infanzia è la vera “Isola che non c’è” e da adulti c’è spesso qualcuno/a che ogni tanto ci prova a invertire la rotta del tempo, pur senza fate amiche.
E che dite della polvere di stelle, sollevata dai modesti palcoscenici dell’avanspettacolo, capace di far sognare i suoi protagonisti dentro la fragile prospettiva di successo e denaro, come il film omonimo ci racconta? Alberto Sordi e Monica Vitti ci hanno fatto sorridere, a volte amaramente, nel seguire quei sogni effimeri e così apertamente destinati a svanire, accompagnati dalle note di “Ma ‘ndo’ Hawaii…”, dove l’ingenuo quanto greve doppiosenso sessuale (“… se la banana nun ce l’hai…”) racconta un’Italia che credevamo definitivamente relegata al passato della nostra cultura. E invece… Invece oggi che gli unici miraggi sono quelli che la televisione ci fa apparire in forme per contro molto concrete e a portata di mano (la bellezza, il successo, il “volo” verso le alte sfere del potere e del denaro), in cambio della disponibilità a non discuterne i miti e i riti, oggi, dicevo, più che mai siamo sommersi dalla polvere, e non solo da quella che ricopre ormai gli scaffali dove riposano i capisaldi della nostra civiltà democratica – in primis la tanto vituperata Costituzione – e le migliori espressioni della nostra cultura, che anche la scuola ormai frequenta di rado e comunque frettolosamente, attratta dai jingle che inneggiano al consumo veloce, all’interesse presto suscitato e presto estinto, ai fuochi fatui degli ultimi romanzi di cassetta, rilanciati da altrettanto acclamati film che ne consacrano trame, personaggi e valori, tutti all’insegna della sudditanza conformista alle figurine televisive, dei rotocalchi e del gossip demenziale.
No, la polvere di cui voglio parlare è la polvere bianca dentro cui affondano le vite di tante/ giovani che non sanno più sognare in proprio, e al commercio dei corpi e delle anime affidano la possibilità di vedersi riconoscere da una società che nega valore al lavoro, allo studio, all’autenticità delle relazioni, all’impegno, al coraggio di dire no alle scorciatoie, e in cambio regala stordimento, alienazione, sacrificio di sé fino all’annientamento. Le cronache di questi giorni ci hanno raccontato cosa si muove nel mondo di veline e tronisti, anche se di chi tira le fila di questo ignobile spettacolo non resta mai traccia, solo ombre i cui contorni pensiamo di riconoscere dietro la scatola cinese in cui si muovono, ma che tra sorrisi e sberleffi troviamo sempre e sempre a salutare il pubblico plaudente. Polvere di fata, polvere di stelle, polvere bianca… polvere…
Solo polvere e poi… nulla.
Foto | Kat.B.Photography










