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L’uomo che dava in prestito sogni: pensieri liberi di una lettrice che coltiva un sogno

Scritto da – venerdì, 2 luglio 2010 – 08:00Nessun commento
L’uomo che dava in prestito sogni: pensieri liberi di una lettrice che coltiva un sogno

“E se tutti noi fossimo sogni che qualcuno sogna, pensieri che qualcuno pensa?” (Fernando Pessoa).

Ho fatto un sogno meraviglioso! Era talmente bello da sembrare vero! Poi ho aperto gli occhi, ma non volevo; mi ostinavo a tenerli chiusi cercando di rientrare in quel luogo di straordinaria concretezza, dove il reale può essere toccato con mano, senza farsi male…

È temeraria Amina, la giovane protagonista di questo incantevole racconto (L’uomo che dava in prestito sogni): ha il suo sogno, che può essere anche il mio, così come potrebbe essere tranquillamente anche il tuo! Se la realtà di tutti i giorni appare “spenta”, “inaridita”, allora sì che bisogna andare.

L’incedere è svelto, all’inizio: la terra scorre velocemente sotto i piedi di chi ha sognato la meta e la tiene fissa, davanti ai suoi occhi, mentre questa si avvicina pian piano a braccia aperte.

Ma la notte non è mai così lontana; sopraggiunge all’improvviso e avvolge nel buio: e ciò che non si vede più, ferisce e getta a terra. E con la notte, sopraggiunge anche il pianto, lo sconforto, il tempo del disincanto: “Perché piangi bambina?… Piccola Amina, non aver paura, credi nei tuoi sogni! Voltati e guarda con gli occhi dell’amore!”

Una voce che consola giunge, di tanto in tanto, come spiraglio di luce che fa riprendere il cammino.

Forte è il desiderio di credere ancora in quel Sogno, di cercarlo per poterlo ricevere in prestito.

Già, poiché, come dice l’autrice, Anna Rita Armati, “ricevere in prestito un sogno piuttosto che in dono, contempla l’atto della restituzione sì da indurre chi ne usufruisce a prendersi cura di ciò che si è ricevuto come fosse un oggetto d’inestimabile valore”.

A volte si ha la sensazione che tutto ciò che si “è” e che si “ha”, sia come scontato, come un vecchio vestito che si indossa per comodità, ma di cui non si apprezzano più i colori e le rifiniture.

Non è così se sai che la tua vita, il tuo sogno, lo tieni tra le mani per un po’, giusto il tempo di gettare qualche seme: allora sì che attendi con sguardo meravigliato che sboccino fiori di nuova specie.

Così fa Amina: procede tra la stanchezza dell’andare e lo sconforto del non trovare ancora.

Procede come inoltrandosi in un castello, stanza dopo stanza, fino a giungere al centro, in quella stanza laddove il Sogno attende di essere sognato.

Vita e Sogno si fondono insieme: sì, ho fatto un sogno meraviglioso!

L’ho toccato con mano e poco importa se sopraggiunge il risveglio: l’ho sognato, ho sognato l’Uomo che mi ha dato in prestito il suo Sogno…

“Quale fosse il suo nome nessuno lo aveva mai saputo, né quanti anni avesse, forse trenta o mille chi lo sa: come un mago che si trasforma in ogni circostanza, egli mostrava la sua identità a seconda di chi aveva dinanzi…
Chi lo guardava negli occhi riusciva a veder riflesso il proprio volto come…
in un profondo…
lago blu…”.

originariamente pubblicato su Solo per oggi…

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