Acqua

Qualche mese fa ho scritto alcune riflessioni sui progetti di privatizzazione dell’acqua da parte dei nostri governi (nazionale e locali), a partire da un articolo che li denunciava in modo documentato. Ricordo di aver avuto qualche commento incredulo e almeno una “rispostaccia” che negava fosse vero quello che ormai è all’evidenza di tutte/i , ma ciò che mi sembra ugualmente evidente è la rassegnata assuefazione con cui ormai reagiamo alle bugie e ai soprusi che negano le basi stesse della convivenza sociale: la condivisione delle risorse fondamentali messe a disposizione dalla natura per nient’altro che la sopravvivenza. Nelle zone povere del mondo, dove i cataclismi portano morti e distruzione la mancanza dell’acqua è la calamità più grave che si aggiunge alle sofferenze e alle ingiustizie che subiscono tante popolazioni.

Negare che l’acqua sia un bene pubblico e che nessuno può venderla come una qualsiasi altra merce del mercato è un gesto gravissimo anche simbolicamente, e contrasta con tutte le belle parole (già, parole!!) sul rispetto dell’ambiente e la necessità di una rigorosa impostazione ecologica per quanto riguarda tutte le relazioni umane. In primis la gestione della polis e i provvedimenti che discendono dal “buon governo” che tutte/i auspichiamo. Ma non c’è polis e dunque buona politica senza cittadinanza attiva e partecipazione. Nostra sora acqua ce lo chiede, per non trovarci anche noi con l’acqua alla gola e in più a nostre spese.

Foto | ck๏range