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Archivi per February, 2010

Terremoto in Cile

Bandiera del Cile

Ogni morte d’uomo mi diminuisce, perché io partecipo all’umanità.

John Donne

Foto | Diegosaurius Rex

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  • Archiviato nella categoria: 01. Editoriale
  • Amo la poesia – seconda parte

    NuvoleEccomi! Ripeto l’esperienza piacevolissima di condividere con voi l’amore per la scrittura. Questa volta non parlerò di poesia ma della “scrittura”.

    Scrivere: …tracciare su una superficie i segni convenzionali di una lingua…, così il dizionario Devoto-Oli definisce l’azione scrivere. Se vogliamo è una definizione asettica e priva delle emozioni che caratterizzano questo verbo.

    Scritto, quando io ho scritto dei versi, sempre secondo il Devoto-Oli (eminentissimo dizionario, per me prezioso e fedele amico) altro non è che: … espressione fissata sulla carta.

    Ora, amici poeti e scrittori, non pensate che davvero è asciutta e sintetica l’opinione che si ha della “scrittura”? Mi permetto di dissentire per quel che mi riguarda, e chi ama come me la parola si troverà sicuramente d’accordo. (more…)

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  • Archiviato nella categoria: 02. Poeticamente parlando
  • Roberta Argenti, I guardiani del ColosseoChi sono i guardiani del Colosseo?
    Nel racconto che dà il titolo a questa raccolta, ho immaginato che i guardiani del Colosseo fossero gli spiriti dei gladiatori: una moltitudine di guerrieri prende forma in una sorta di nebbia o fumo che filtra attraverso le fessure per farsi incontro a un Goethe bambino che li attende impaurito e trepidante sulla cima di una colonna. Ma questi guardiani rappresentano anche la parte meravigliosa e inafferrabile delle cose. Sono metafora di un particolare modo di sentire che porta a stupirci di fronte al mondo e prepara all’inatteso. Rappresentano la fuga da una razionalità spinta che vorrebbe imbrigliare in un senso definito ogni cosa; sono l’ineffabile che trova nell’arte la sua più efficace espressione.

    Come mai hai scelto di rivolgerti a un pubblico giovane?
    Perché in una dimensione in cui si dà valore al gioco, mi sento più libera di esprimermi. In un confronto con un pubblico di bambini o adolescenti le regole sono più elastiche e la mia scrittura si fa più sicura, svincolata da condizionamenti o eccessive costrizioni. A dirla tutta, però, queste storie non sono affatto “forzate” ma rappresentano molto da vicino il mio modo di sentire l’arte; sono quindi convinta possano essere accolte favorevolmente anche da un pubblico più adulto.

    I tuoi studi filosofici quanto ti hanno aiutata nello scrivere il testo?
    Sono stati fondamentali. La filosofia estetica ha contribuito in modo determinante a sviluppare la sensibilità da cui nascono queste storie. Il primo spunto per la scrittura di un racconto fantastico l’ho avuto mentre stavo scrivendo la mia tesi di laurea sulla pittura di Cézanne in relazione al pensiero filosofico del Novecento! (more…)

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  • Archiviato nella categoria: 03. Un libro e il suo autore
  • Libri che sanno di antico, di soffitta e di vento

    Antonella Serrenti, che ormai abbiamo conosciuto anche attraverso i brevi racconti che GraphoMania le ha pubblicato, è anche un’accanita lettrice; un libro in mano in ogni occasione: in spiaggia, in casa, in autobus, ovunque!

    Per te, leggere, è semplicemente un momento rilassante o qualcosa di più profondo che ti resta dentro?
    Non so se leggere mi rilassa o se invece è un espediente per cercare quella parte di me che vive una vita propria eludendo l’altra. Fin dalle mie prime letture, io mi sono sempre immedesimata in qualcun altro. Leggevo tutto quello che riuscivo a trovare, dai Bolero di mia zia (severamente proibiti da mia madre), alle biografie dei santi collezionate da mia madrina, che tante paure contribuirono ad alimentare in me. Alla fine degli anni cinquanta, poca gente comprava libri e giornali, i soldi erano pochi e servivano per mangiare, ma io ben presto scoprii la piccola biblioteca del mio paese e la mia fantasia di bambina spaziò da una favola all’altra interpretando ogni volta il ruolo della protagonista. Come vivere più e più vite. Anche nei i testi scolastici mi risultò facile immedesimarmi: una volta, in Lucia innamorata di Renzo, un’altra in Elena moglie di Menelao e innamorata di Paride, e quante lacrime per il tamburino sardo. C’è sempre stato un libro a timbrare le tappe fondamentali, dolorose o liete che siano state, della mia vita. Per esempio ricordo il libro sugli Angeli, letto in ospedale seduta accanto al letto di mio padre ammalato di leucemia; e quello riletto più di una volta, mentre aspettavo la nascita della mia primogenita, Donne che corrono coi lupi, e ricordo il romanzo Siddharta, letto due giorni prima di mettere al mondo mio figlio. Ieri come oggi, leggere per me non è semplicemente un momento rilassante ma una continua ricerca, forse di quella parte di me che vive una vita tutta sua.

    Non ti chiedo, come di solito faccio, cosa leggi più volentieri, ma quale libro rileggeresti e perché.
    Un libro che mi capita di leggere molto spesso è Le poesie di Pablo Neruda; è sempre lì, a portata di mano per quando ho bisogno di verità. Perché le sue poesie sono storie, sono vissuto. Un altro che ho letto più di una seconda volta, è Karma di Fausta Leoni. Quando lo comprai avevo diciannove anni, e ignoravo il significato di quella parola. La storia autobiografica contenuta in quelle pagine, oramai ingiallite, rivela come la scrittrice riesce, andando a ritroso nel tempo e grazie a una serie di viaggi in India e in Tibet, a ritrovare le sue radici e liberare la sua reale entità, individuando la catena delle rinascite. Un tema misterioso che mi affascina, quello del karma e dell’ipnosi regressiva. Questo libro è per me la risposta a tante sensazioni, ai ricordi che richiamano esistenze anteriori, agli incontri con amori e amicizie, al mio interesse per il mistero e la trascendenza, e mi aiuta alla comprensione della solitudine e della morte. (more…)

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  • Archiviato nella categoria: 04. Librerie e lettori
  • Privilegio e colpe

    Viale alberato

    La solitudine è una sensazione che compare forte e chiara quando non ci sentiamo sostenuti, amati o compresi, come noi riteniamo giusto che sia.

    Vogliamo che gli altri si diano a noi secondo la nostra modalità, la nostra misura di sostegno e di amore, altrimenti ci sentiamo soltanto parzialmente accolti, parzialmente compresi e amati, e sempre mancanti del poco che ci renderebbe felici.

    Ognuno di noi ha un carattere, una personalità, un modo di essere, che in parte riceviamo come patrimonio genetico dai nostri genitori e dalle loro famiglie, e in parte ci viene da quello che nella nostra esperienza di vita abbiamo avuto o non avuto, quello che abbiamo provato o non provato, quello che abbiamo fatto o non fatto.

    Le sensazioni che proviamo oggi e che ci fanno soffrire o gioire, sono talmente personali e intime che nessuna persona al mondo può provarle come me o per me, nemmeno mia madre. (more…)

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  • Archiviato nella categoria: 05. Punti di vista
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