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La terra trema

Scritto da – venerdì, 15 gennaio 2010 – 00:05Un commento

Haiti

La terra trema, ruggisce poi si scuote e uccide. La terra che noi pensiamo base solida per i nostri progetti improvvisamente si fa instabile, molle alla disperata ricerca di un nuovo equilibrio.  L’onda sismica passa e la risacca ingoia ogni oggetto, ogni vita spezzando speranze.

La Terra, però, non è “matrigna”, segue delle leggi proprie che dovrebbero rendere accorti gli ospiti passeggeri che su questa crosta impiantano ben più che case, baracche, tende.

Oggi ad Haiti si contano i morti dopo l’immane cataclisma e nella conta si ribadisce la povertà di quella terra. Una terra violentata dall’uomo prima ancora che dagli eventi naturali. Port-au-Prince, la capitale che non c’è più, è stata edificata nei pressi di una faglia pericolosa tanto quanto quella, sicuramente più nota di Sant’Andrea che taglia la California. Un lembo di terra caraibica che si scontra con il nordamerica in un titanico gioco alla fune.

E oggi siamo qui a piangere un numero incalcolabile di vittime chiedendoci il “perché” – senza che una risposta vera possa soddisfare – e pregando che gli aiuti umanitari si adoperino per soccorrere i terremotati. Haiti va soccorsa e ricostruita con uno slancio di solidarietà che non risponda ipocritamente a dei piani di finto attivismo. Le protezioni civili del mondo occidentale sono sempre più scattanti, ma io credo che tanto quanto un mezzo di soccorso, debba essere scattante il cuore. Prendere a cuore la sorte dell’altro, la tragedia dell’altro potrebbe dare al mondo, dopo i dolori del parto, un nuovo orizzonte, una nuova possibilità.

Diamo a Haiti una possibilità. Diamola a noi stessi.

Giocare a campana con la morte
fanciullo maldestro che tesse castelli di parole
al rovescio del destino
siepi e sorrisi di un tempo
che gravano l’orizzonte
dita intrecciate a formare
arco di spensieratezza
sul frontone della notte
le parole non esorcizzano la morte
le sentinelle hanno sequestrato il ponte levatoio.

tanti morti ci sono negli occhi della mia isola

Louis Philippe Dalembert, poeta di Haiti

Un commento »

  • iannilli antonella scrive:

    per haiti
    risuonano le urla mendicando lacrime che incrociano sguardi, pellegrinaggio senza meta !
    polvere e fango grida infrante in una notte senza fortuna !
    bambini come santi, patetico incrociarsi tra natura e morte!
    dare il fianco a un dolore sordo senza luna senza bagliori
    per sempre !
    no ! sara’ l’ ultima parola!
    no ! sara’ porta aperta verso il sole!
    no !sara’ un dio che non conosco !
    no ! a una vita persa al buio della strada!
    no !a spegnere le luci !
    no ! a dimenticare occhi macchiati , disidratati , ciechi !
    no !allo struggente sospiro di una madre inerte !
    perche’ c’e tanto da fare sotto l’ oscuro cielo di haiti sorella sgomenta di un mondo distratto che si presenta spesso a mani vuote e corre incontro alla vita selvatico e smemorato !

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