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Incontri con i lettori. Intervista a Paolo Menna

Scritto da – domenica, 15 novembre 2009 – 00:02Nessun commento

Una pila di libriNel nostro interessante bighellonare nel mondo dei lettori, incontriamo Paolo Menna, della provincia di Roma.

Paolo, sei un lettore assetato che si abbevera senza prendere fiato fino all’ultima pagina, o uno che preferisce centellinarle, le pagine, con calma e disciplina?
Purtroppo sono uno che legge prima di dormire e siccome le mie giornate sono piene come uova, alla fine arrivo distrutto e riesco a leggere poco perché poi mi coglie il sonno. In condizioni diverse, tipo l’estate al mare, lo schema è questo: vado a scatti all’inizio e cerco di prendere confidenza con il libro, entrarci dentro, appassionarmi ai luoghi, ai personaggi a tutto quello che incontro però intervallando con pause perché comunque tendo un po’ a stancarmi… però se il libro vale, le ultime pagine diventano tesori inestimabili, e allora altro che centellinare! Diventa come oro, non me ne separo mai e contemporaneamente allontano il più possibile il momento del distacco. Credo sia una nota caratteriale… vale anche per il distacco dalle persone, non amo gli addii, non fanno parte di me, dico sempre “vabbè tanto ci si vede”.

Che cosa rappresenta per te, la lettura di un libro?
Un arricchimento, un’apertura. Anche se non sono un lettore semplice nel senso che sono uno scettico. Cerco subito di capire se chi scrive ha davvero qualcosa da raccontare o ha solo necessità di riempire delle pagine. Vale anche per la musica: ci sono dei pezzi per niente ispirati che ascoltarli è solo una perdita di tempo. O certi film di un’inutilità assurda. Credo che chi pubblica qualcosa nel senso di produttore o editore abbia una grossa responsabilità nei confronti dell’utente inteso come società. Pubblicare marchette di qualsiasi genere lo trovo profondamente disonesto anche perché va a scapito di cose belle che così restano sommerse.

Quali generi prevalgono nella tua libreria e quali senti più vicini a te?
Generalmente vado in libreria e il libro mi chiama… deve essere sognatore, intrigante, portatore di cambiamenti, come un viaggio. Quando lo intraprendi ci deve essere sempre una percentuale di possibilità di non ritorno. Lo scontato non ha senso. Certo, un libro con la faccia di Bruno Vespa in copertina non lo leggerei mai. Non leggo niente di collegato allo star system…niente denunce (ne ho sopra i capelli ogni giorni) niente fantascienza, di più, voglio di più, niente Costanzo, niente Andreotti, niente invasioni. Il campo della lettura è fuga dal brutto verso il bello. Mi piacciono i libri che ti scuotono nel profondo, che non ti fanno dormire senza essere dell’horror, che ti eccitano senza essere erotici, che sono incredibili come la vita, che sono epopee. E poi mi piacciono gli scrittori preparati veramente; io credo che salvo rari casi, un buon scrittore nella vita può scrivere pochissimi libri, uno o due. Non mi piacciono i tuttologi. Non sopporto gli Alberoni e quelli come lui. Insomma, generalmente in libreria alla fine tendo ad irritarmi

Raccontaci del tuo ultimo libro letto: impressioni, sensazioni, passaggi che ti hanno colpito.
Ultimamente ho letto due tre libri come Lucarelli, La faccia nascosta della luna e Mc Grath, Follia (mancavo solo io). Il primo utile comunque. Mi ha dato nozioni che non avevo. Tipo “Chi l’ha visto”. Un po’ meglio di un rotocalco da parrucchiera. Però si fa leggere e di questi tempi è già tanto. Follia invece mi è piaciuto perché ha spinto al limite concetti e luoghi della psiche che comunque ci sono e fanno parte di noi. Lo consiglierei, ma solo ad una persona che giudico risolta, uno cioè che ha avuto la giusta dose di amore nell’infanzia. Ho l’impressione che ad una persona irrisolta (detto sinceramente, una donna) un libro così può fare danni. Anche ingenti. E in fondo noi passiamo la vita a distinguere tra persone risolte ed irrisolte

E, per finire, quali caratteristiche deve avere un libro per NON essere letto da Paolo Menna, anche se in parte ce lo hai già detto con il tuo ingresso immaginario in libreria.
Non sopporto Baricco e quelli che si sentono fighi quando scrivono, (in questo senso anche qualcosa di De Carlo mi ha irritato, ma altre cose le ho adorate!). Sono un po’ deluso, disilluso. Amo quelli seri, che so Agatha Cristhie (anche se pure lei si vede che certi libri li ha scritti per soldi). E odio vedere in libreria la biografia di Mike Bongiorno vicino alle poesie di Rilke o ad Edgar Lee Masters. Ci vorrebbe più attenzione. Comunque siccome sono un seguace di Rino Gaetano che dice che “…mio fratello è figlio unico perché non ha mai criticato un film (e io dico pure un libro) senza prima vederlo…” penso sia troppo facile criticare un libro senza cercare di scriverne uno. Ecco, secondo me, leggere un libro sta a scriverlo, come vedere una partita di calcio sta a giocarla o come vedere un film porno sta a fare l’amore. Meglio sempre girare un film che andare al cinema.

Foto | ellen.w

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