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Il Passeggero: figlio di un dio minore

Scritto da Maurizio Molinari – venerdì, 30 ottobre 2009 – 00:0416 commenti

Secondo appuntamento con Maurizio Alberto Molinari che ci parla della poesia da un punto di vista particolare: quello di un autore che si districa nel panorama editoriale italiano.

Un'altra foto di Maurizio Alberto MolinariInizialmente questo “Passeggero” avrebbe dovuto parlare solo di poesia ma il tempo è signore e mi ha portato consiglio. Nessun coniglio nel cappello ma una semplice storia quotidiana di Edizioni Quotidiane (proveniente da un blog non da un editore).

Il Passeggero è il titolo della mia seconda silloge pubblicata con contributo di partecipazione (euri=libri) con l’Editore Il Filo di Roma (oggi si chiama “Gruppo Albatros-Il Filo”).

Il libro in prima di copertina è introdotto da un breve aforisma

Passeggio
Audace
Tra riflessi umani
Scomparsi

di mia invenzione estemporanea, che separa la silloge in quattro mini-gruppi di tredici poesie. Si tratta di un’opera che ho molto amato e che ancora mi regala preziose trasparenze emotive. Un libro che qualche concorso letterario ha apprezzato ma si tratta di una pubblicazione, io credo, figlia di un dio o Filo minore.

Dico questo perché nel momento in cui si naviga sul sito della casa editrice la quantità e la frequenza di stampa di sillogi di poesie (la cosa che in editoria oggi si vende di meno in assoluto) è semplicemente impressionante.

Chiarisco a tutti che per quanto mi riguarda è stato fatto tutto quanto previsto dal contratto (recensione, intervista radiofonica, locandina e inviti per presentazione – organizzata da me….) ma… c’è sempre un ma! Il buon senso deve prevalere in nome della ragione: come si può pensare che qualcuno si ricordi di te nel “parterre de Roi” di circa ottocento pubblicazioni annuali (forse sono anche di più tra poesia e narrativa). Scusate ma facendo un calcolo veloce (ottocento libri fratto trecento giorni – cioè un anno senza contare domeniche e festive) abbiamo una media di 2,8 libri al giorno!

Vi regalo un breve pausa per farvi pensare e per “bagnarvi” le labbra con estratti più motivanti…

Il Tempo a volte
è un manifesto
in cui la cornice
è un vagone umano

(da Metropolitanamente estratta da Il Passeggero).

Una poesia che parla di quotidianità, di un giorno vissuto normalmente tra un treno o un tram, un vagone umano che ospita di tutto: persone, colori, odori, fetori, umori. Una specie di carrozzone eterogeneo perfetto anche per un editore (l’indotto mi sembra chiaro…).

È così che la vita
gode sadicamente
nel disegnare il tuo tempo:
con matite nostalgiche
e gomme di quotidianità.

(da Nostalgia sempre estratta da Il Passeggero).

Una poesia che tocca sentimenti ed emozioni d’altri tempi, una composizione che molti hanno amato – tutti i miei amici di Facebook iscritti al mio gruppo “Il Passeggero” a cui ha regalato momenti di intensa riflessione e piacere – detto da loro… ndr). Ora, nel nostro caso, è paradossale come le ultime due strofe si possano ricollocare sulla voglia di tanti “piccoli” scrittori di esistere e sulla disponibilità di tanti piccoli editori di rendersi utili allo scopo.

Quello che voglio dire, in questo mio intervento, onde evitare malintesi, è che esistono troppi personaggi (non saprei come chiamarli altrimenti) che speculano su desideri e speranze. Magari non è il mio/vostro caso specifico ma, mi domando, come sia possibile pensare di gestire ottocento opere/autori in un anno (sommiamoli poi agli altri anni) senza doverci necessariamente dirottare nell’area del dubbio.

Da parte mia ho scelto di non fermarmi, come auspico facciano anche tutti gli altri “aspiranti poeti d’Italia”, ma mi sono prefisso un traguardo ben preciso: accettare critiche benevole e vivere sempre l’esigenza di miglioramento che deve nascere proprio per la passione che ci porta verso la poesia.

Per essere trasparenti e veri: tutti sappiamo che nel momento in cui ci avviciniamo al foglio bianco o al computer scriviamo qualsiasi cosa. Nella produzione dobbiamo essere coerenti e sapere che non tutto quello viene messo “nero su bianco” è di grande spessore. Io stesso ho scritto poesie che giudico “piccole perle” e altre  cose che sanno di “tracce poetico-prosaiche” dove penso di aver solo ottenuto lo scopo di fermare lo spirito creativo, senza essere riuscito, tuttavia, a farlo come avrei voluto. Avete perciò due alternative primarie: rivedetele quando vi sentirete pronti o cestinatele e mettetevi a scriverne delle altre, senza paura.

Essere umili non è sempre facile, lo è ancora meno se si parla di cose scritte da noi, ma ritengo sia fondamentale per sentirsi appagati del verbo della propria anima (è quella che parla mentre scriviamo). Dobbiamo sentirci pronti a essere migliori, ogni giorno.

Spero di poter parlare ancora con voi di questo tema perché l’ho vissuto sulla mia pelle e credo che molti di voi che mi leggeranno avranno provato le stesse sensazioni.

Desidero come voi che la Poesia prevalga e vi saluto chiudendo questo breve intervento con un ultimo estratto da Il Passeggero:

Profumo di sempre

Il suono della vita
è il profumo
e il frammento
di un’esistenza
ormai infinita.

Aspetto con piacere di parlare con Voi dalle pagine di questo blog/magazine che “gratuitamente” ospita me e voi…

16 commenti »

  • Maurizio Alberto Molinari scrive:

    Grazie Roberto,
    questo è un intervento a cui tengo molto e sono molto curioso delle reazioni…
    A prestissimo..
    Mao

  • stefania scrive:

    fantastico amico mio carissimo..
    sono daccordo.
    qualcuno disse:
    “DI’ QUELLO CHE DEVI DIRE E POI..VAI VIA… ”
    ora devi essere un paziente cinese..
    ancora un..
    BRAVO.

  • Maurizio Alberto Molinari scrive:

    Grazie Stefi, sono paziente e cinese…
    Un baciotto
    Mao

  • stefania scrive:

    caro, come tutti i bravi scrittori (e scusa per la “Modestia”), vorrei aggiungere un pensiero alla mia prima risposta:
    forse essere figli di un Dio minore, nasconde capacita’ e intuitivita’ diciamo ..PARTICOLARI.. troppo complesse per essere comprese da chi usa un FILO di giudizio mediocre.
    Ragion per cui cambierei FIGLIO in ..FILO…
    Bacio

  • [...] Alberto Molinari continua a parlarci di poesia e lo fa affrontando un discorso un po’ spinoso: un autore che vuole pubblicare le sue poesie [...]

  • Erwin de Greef scrive:

    Gli Autori a spese proprie – così sono detti in gergo – sono presenti in numero sempre crescente. Pagano in denaro o comprano qualche decina o centinaio di copie del libro stampato.
    Le promesse da parte del c.d. Editore (che è invece solo uno Stampatore) sono: qualche recensione favorevole e la partecipazione a uno o più Premi (magari creati ad hoc). Insomma, poca roba.
    Quanto affermato accade (almeno) per due ordini di motivi: da una parte, la mancanza di fiducia nei propri mezzi o, se si vuole, il desiderio di vedere il proprio “lavoro” pubblicato il più presto possibile; dall’altra, la debordante presenza di “opere” buttate nella mischia che non riescono ad essere assorbite dal mercato e che, di conseguenza, rimangono al margine o escluse.
    Il “Filo” è un Editore che – ci assicura Alberto Molinari – si fa pagare: in questo non ci trovo nulla di male, se non il fatto di affidarsi a “qualcuno” che faccia quel che si può fare in prima persona o affidandosi a un amico grafico con un minimo di esperienza.
    La Storia della Letteratura ci insegna che Miller vendette il suo primo libro porta a porta; Moravia pubblicò il suo primo romanzo con l’Editore Alpes (poi, travolto dal Fascismo e dalle leggi razziali) facendosi prestare dal padre 5.000 lire; Bukowski supplicava i suoi amici editori per vedersi stampata una poesia in una rivista.
    Porto questi esempi – tra gli infiniti che si possono fare – solo per affermare che, in primo luogo, un Autore deve comunque pubblicare sia per soddisfare l’urgenza della sua comunicazione sia per avere un confronto fisiologico col Lettore e può farlo (calcolando il rischio enorme a cui si espone) anche a spese prorpie. In secondo luogo, l’Autore potrà affrontare con maggiore maturità un cammino meno penoso e riuscire ad avere un esito di critica e/o pubblico anche rilevanti.
    Infine, chiudendo il mio intervento, ritengo che la cosa che veramente ha peso è il carattere dell’Autore: si può partire svantaggiati sia per motivi soggettivi (vedi l’Autore a spese proprie) sia oggettivi (su tutti, la mancanza di un humus fertile che ti costringe a scelte obbligate), ma se chi scrive – poeta, narratore, saggista o altro ancora – crede nel proprio lavoro riuscirà a non essere figlio di un Dio minore.

    Erwin de Greef

  • antonella scrive:

    vorrei prendere spunto dalle parole del poeta Molinari , per raccontarvi qualcosa e poi giocare un po come mi piace fare con le parole un anno fa ho scritto tre libri di narrativa io che non avevo mai scritto, l’ ho fatto perche’ finalmente avevo un po di tempo per me essi hanno preso tre strade diverse due li ho presentati a due concorsi uno l’ ho messo in pubblicazione a pagamento come dite voi, e alla fine non so quale uscira prima dell’ altro , ma di una cosa sono certa credo nel mio lavoro so che da qualsiasi parte esca che sia da un editore a pagamento che sia da un concorso importante che sia da un concorso della casa il filo se i tre libri diversi avranno un intrinseco valore riusciranno in qualche modo a trovare una strada vi e’ un antico detto ebraico che dice cosi’ ” se volete veramente qualcosa si apriranno le strade della provvidenza ” ed e’ cosi mi e’ sempre piciuto capire per quale processo avviene tutto questo che sa di alchimia e credo che sia il valore, il valore di un opera qualsiasi essa sia che nasca per strada che nasca in un morbido divano damascato essa emerge a dispetto di tutto e di tutti !
    adesso vorrei giocare !giochero’ con l’ ultima poesia del poeta Molinari cioe ne scrivo una parallela perche le poesie son belle anche perche le si possono vedere come catene infinite di sensazioni diverse .
    profumo di sempre
    sanguigna richiama la vita
    in una dimensione aspra
    concetti animati tra fiaba e segreto
    si scioglie la neve eppure era fredda
    agonia e amore , malinconica sensazione
    di vuoti e di pieni contrapposizioni
    ora sintetiche ora respiri che lasciano
    spazio a una materica amorosa maschera
    che crea ombre ma riempie vuoti

  • Maurizio Alberto Molinari scrive:

    @ Erwin: Ciao caro, grazie per il tuo intervento e ne approfitto che chiarire alcuni punti del mio commento su poeticamente parlando. L’origine del commento partiva da un titolo diverso che si è trasformato per altri motivi (a me comunicati e accettati ma non di censura), voglio scriverlo adesso e non credo di creare problemi: Il Passeggero, figlio di un Filo minore. Come potrai capire il senso si sposta immediatamente in un altro campo, quello della quantificazione numerica dello sfruttamento letterario. Lo scopo dell’intervento era ovviamente quello di regalare qualche traccia della mia creatura (che amo e che molti altri hanno apprezzato e apprezzano ancora) ma di sollevare la discussione sulla pura mercificazione delle parole. Infatti la mia stima di ottocento volumi (e credo il numero sia in difetto..) va moltiplicata per almeno 12/14 Euri… il conto è presto fatto, così come la sintesi….
    Per quanto mi riguarda non ho dubbi e ho sete di migliorarmi, mi sento un aspirante poeta/scrittore perchè credo questo sia l’unico mezzo per esistere e resistere.

  • Maurizio Alberto Molinari scrive:

    @ Antonella: carissima, felice del tuo commento e ho molto gradito il gioco della tua poesia! S’inserisce perfettamente nello spirito e nel contesto della mia, scopre e riscopre le mie emozioni lasciando spazio alle tue, sollecitando parole e nuovi significati! Questa è una cosa bellissima (da te anche ben scritta) ed è sorprendente quanto a volte la poesia riesca a dire in poche righe.
    Per quanto riguarda i tuoi libri di narrativa spero abbiano successo e che siano solo i primi di una lunga seria e per parafrasare il tuo “antico detto ebraico”…
    Nulla è vero se non l’attimo meraviglioso che ti porta nella tua direzione, senza rimpianti.
    Un abbraccio
    Mao

  • aiello concetta scrive:

    Sei stato chiaro e sintetico, e anche in un discorso così serio esce vittoriosa la tua meravigliosa poesia. Aico

  • Maurizio Alberto Molinari scrive:

    Grazie Concita,
    mi fa molto piacere che tu abbia ritagliato il giusto spazio al mio Passeggero che già vive di suo….
    Un abbraccio
    Mao

  • deborah scrive:

    figli di un DIO minore … perchè incompresi!! secondo me le persone che non rientrano negli schemi comuni sono considerate così perchè non vengono capite e spaventano….io direi figli di un DIO maggiore a tutti quelli che come te caro mao avete questi doni speciali!!!

  • fava m.cristina scrive:

    purtroppo e sottolineo purtroppo il bello non e’ mai stato per tutti….e questo in molti campi, sembrerebbe facile pensare esattamente il contrario ma per come vanno le cose….. il bello per come viene percepito ,sembra assumere oggi il significato contrario.Quindi figlio di un dio minore non e’ l’opera incompresa ma colui che si accontenta della superfice di quelle che chiamano” IMPROPRIAMENTE” opere.Tu continua per la tua strada sai che hai imboccato quella giusta, con salomonica pazienza aspetta e arriveranno i risultati che meriti ti voglio bene Cristina

  • Maurizio Alberto Molinari scrive:

    Grazie Cris e Grazie Debbie,
    già sapete che la mia passione per la scrittura e la poesia vinceranno sempre, soprattutto finchè ci saranno persone speciali come voi che riescono a leggermi senza la giuridica superficialità…
    Un mega Baciotto e un EU TVB.
    Mao

  • aiello concetta scrive:

    hola Mao, tu continua a regalarti in termini di versi, e chi vorrà emigrare in luoghi di poesia pura dovrà solo chiudere gli occhi… noi che…viviamo in un paese “libero” … ma non dai pregiudizi bigotti e gratutiti. Chi non si incontra sulla piattaforma poetica in cui un gruppo di persone sensibili si ritrova può tranquillamente lasciare il posto a qualcun’altro… ps. tu continua a farli i regali qualcuno li tratterrà con piacere.
    ciao Aico

  • Maurizio Alberto Molinari scrive:

    Ciao Concita,

    il commento a cui fai riferimento proviene da una persona di 79 anni, siciliana che ha spesso precedentemente belle parole per i miei scritti per per un periodo di siamo scambiati. Me ne ha regalati anche di suoi, non particolarmente significativi ma, come tu ben sai, la mia educazione e la mia sensibilità non mi hanno permesso di essere franco con Franco. Questo anche perchè la poesia secondo me va sempre incoraggiata e stimolata come proprio miglioramento. Il problema rimane sempre lo stesso: c’è troppa gente che scrive poesia e che nel contempo non la compra e non la legge!
    Una cosa che Franco non sa è che la mia poesia non sarà certo quella di Montale o Ungaretti (che adoro….) ma ha il pregio di piacere alla gente comune e anche a qualche letterato di poesie e parole con i quali ogni tanto ci si incrocia sul web con reciproca soddisfazione (mi taggano per farmi leggere le loro cose…).
    Dunque dove sta il problema? Non esiste, come non esiste una soluzione, perchè non è richiesta!
    Un abbraccio. Mao
    p.s. ho conservato i messagi “positivi” del detrattore.. ehhehe

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