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Leggere tanto. Leggere troppo?

Scritto da – giovedì, 15 ottobre 2009 – 00:052 commenti

Nina SankovitchQualche giorno fa leggevo di Nina Sankovitch (in foto), che vive nel Connecticut, che da quando ha compiuto quarantasei anni ha preso un impegno: leggere un libro al giorno per un anno e poi recensirlo sul proprio blog. La signora ha, ovviamente, disponibilità sia di tempo che di mezzi per potersi prendere una sorta di anno sabbatico per leggere ogni giorno un libro. Va detto che la signora Nina ha iniziato questo percorso di lettura per cercare di alleviare il dolore per la perdita della sorella.

Da un lato è interessante che la lettura sia usata come terapia; dall’altro non so se l’impegno di leggere un libro al giorno potrebbe stimolarmi. Ci sono dei libri che ho divorato e altri libri che ho preferito centellinare; come anche ci sono dei libri che ho abbandonato e altri che non ho mai voluto iniziare. Da editore dovrei augurarmi tantissime lettrici e lettori con tali buone intenzioni (si risolverebbero molti problemi di budget se ce ne fossero in Italia un migliaio di lettrici del genere!). Da lettore non so esprimermi.

Quale è la vostra opinione al riguardo? Avete esperienze simili da raccontare? Oppure, se volete, diteci quali sono i vostri tempi di lettura. Inizio io: dal primo gennaio ad oggi ho letto ottantasette libri, quindi una media di uno ogni tre giorni (senza contare i manoscritti che ci vengono sottoposti per la valutazione). E voi?

Foto | Read all day

2 commenti »

  • silvana sonno scrive:

    Sono molto perplessa davanti ad una scelta come quella della signora di cui parli. Un libro al giorno… Che vuol dire? Quale libro? Di chi? Che genere di libro? romanzo? saggio? poesia?amore?guerra?psicologia?manuale faidate? filosofia?bricolage? … E l’elenco potrebbe continuare, ma mi fermo per sottolineare che dire un libro al giorno equivale alla ” mela al giorno che leva il medico di torno”. Penso che leggere come risposta al vuoto di una perdita sia legittimo e utile e comunque ognuna/o ha le sue risposte davante ai traumi esistenziali, ma non ritengo che la lettura sia una terapia tout court. La parola è una terapia, ma scambiata, ascoltata, ricambiata, insomma agente tra corpi vivi, perchè non isola, rilancia il messaggio che occorre esserci tutti interi dentro la vita. Io ho letto e leggo molto e come scrittrice naturalmente mi auguro di avere molti lettori – maschi e femmine – ma acora di più mi auguro che qualcosa di ciò che scrivo diventi un’occasione di riflessione e scambio (i due termini non separabili) e quando insegnavo ricordo di aver sempre patito dover imporre la lettura per programma. Si legge per piacere, il piacere di soffermarsi su “quel” libro, che ti trascina fino alla fine e dopo sei così piena/o delle parole e delle immagini che ti ha trasmesso che hai voglia di andare subito a consigliarlo e/o regalarlo ad un’amica , al tuo amore, a un famigliare, per chè condivida con te quella “grazia”. Ecco se dovessi abbinare un verbo a leggere direi che il termine più appropriato è condividere. Insomma, per rovesciare una celebre frase di Totò: non è la somma che fa il totale.

  • susanna scrive:

    Ho letto con grande interesse il post, perchè invita alla riflessione. Io credo nella lettura (o scrittura) come terapia, ma – come dice Silvana – non può esservi solo quello. Diciamo che se leggi qualcosa che ti affascina, è quasi automatico DOVERNE parlare a qualcuno, altrimenti è solo isolamento. Sono anche io per la condivisione. La signora in questione ne parla con tutti, in fondo, visto che pubblica le recensioni sul blog, tuttavia in questi termini diviene un compito, solo un compito, ed il piacere svanisce. Leggo tantissimo ma se un libro mi cattura posso iniziarlo e finirlo nel giro di un fine settimana, perchè mi riesce difficile lasciarlo. La notte, esausta, magari lo poggio sul comodino e spengo la luce, poi però mi rigiro nel letto a chiedermi che succederà ancora, che farà quel personaggio, e riaccendo la luce per divorarne ancora un poco. Ecco perchè non inizio mai un libro se ho delle cose importanti da fare o se sto scrivendo, anche se ne sono tentata. Dunque succede che leggo tantissimo in certi periodi e pochissimo in altri, in una continua altalena. Ma mi capita anche di abbandonare o bocciare libri fin dalle prime pagine (per esempio proprio ieri) e di non riprenderli mai più, indipendentemente dal giudizio altrui o dalle capacità di chi scrive. I gusti sono gusti…

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