Settantacinque morti senza nome
Purtroppo la storia si ripete. Settantacinque morti in mare che vengono a disturbare le nostre vacanze. Riportiamo un testo di Silvana Sonno pubblicato su questo blog due anni fa, sempre d’agosto. E sempre di morti che nessuno piangerà.
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Non è per mandare la fetta di cocomero di traverso a nessuno, ma quei corpi ripescati per l’ennesima volta nel nostro bel mare – corpi di nessuno e dunque solo corpi: materia già quasi disfatta e consegnata al Nulla da cui proviene – a me qualche problema di digestione me l’hanno causato, anche perché, riguardando tra le mie “cose” ho trovato un testo di qualche anno fa, tragicamente attuale. Profeticamente l’avevo intitolato Memento e in tale spirito ve lo invio:
Memento
C’era ogni volta
un piccolo naviglio
che nel mare, giù a fondo
rovesciava
il suo carico d’anime viventi.
Vite segnate a breve
senza nomi né volti.
Note particolari: clandestini.
Ma senza volti e nomi
niente storia o domani.
Solo pochi indumenti alla deriva
miseri resti di vite andate a picco
e poco d’altro da riconsegnare
a chi vorrà sapere, tra le reti
perché affiorano membra
oscenamente d’uomo.
Ormai solo speranze
paure o desideri
in veste di bisbigli e refoli di vento
ospita quel vascello
che al mare ha consegnato
il liquido tributo d’ogni vita.
Morti senza compianto
ché non si può compiangere
chi non ha nome e volto.
Lutto d’interdizione.
Destino d’ombre, il naufragio.
Che potevamo fare
se non passare oltre
e occuparci nuovamente di noi
che invece, così potentemente
abbiamo e volti e nomi.
E desideri.
Paure no, ché quelle
appartengono agli altri.
A chi da sempre affonda
con quel peso avvitato
intorno ai piedi.
marzo 2002











