Lame e affini di Susanna Trossero: noir dell’anima e thriller dei sensi
I racconti in Lame & affini di Susanna Trossero sono “noir dell’anima” “thriller dei sensi” che avvolgono e trattengono il lettore con il fiato sospeso fino all’ultima riga e il the end, la fine, non è mai scontata, banale, prevedibile ma lascia sorpresi e increduli.
In questa raccolta emerge uno stile sicuro e impeccabile e si palesa l’innato talento nel creare trame avvincenti, nello sviluppare e dipanare storie scomode capaci di turbare, di scalfire anche il “moderno” cinismo. Limpida, naturale è l’abilità, della giovane scrittrice sarda, di leggere nelle – a volte – soffocanti pieghe della mente.
…vederti e non provare nulla fu tutt’uno e da allora di tempo ne è passato così tanto che non ricordo più chi fossi tu, né che cercassi io. Ma quel qualcosa accadde e non fu come l’acqua che subdola si insinua nella roccia corrodendola. No. Piuttosto si trattò di un voltarsi a guardare per la seconda volta nella stessa direzione, un ridestarsi, una mentale predisposizione al nuovo.
In Lame & affini vi sono storie che toccano argomenti difficili, scabrosi. Il racconto Anime gemelle che chiude la raccolta ci ha colpito per la sua capacità di mostrare come, in un delicato bassorilievo, la complessa delusione di una complicità “altra” tradita, una complicità che ha avuto radici in un atroce scherzo della genetica. Amarezza, frustrazione per attese, forse, eccessive è l’essenza del racconto La stanza che la protagonista, crede di poter riscattare solo con un colore molto speciale. Quello del sangue. E cosa dire di Angeli metropolitani dove forse una banale bisessualità, a tratti indossa i panni di una pochade e, a tratti, prende i contorni di una tormentata tragedia greca.
Volutamente siamo vaghi sulle trame delle storie di Lame & affini perché per la loro speciale caratteristica di esser noir delle anime, thriller dei sensi, esse vanno assaporate come una preziosa leccornia scoprendone riga dopo riga i misteriosi ingredienti. Ingredienti superbamente miscelati che portano il nome di Amore, Psiche, Eros, Thanatos, gli eterni miti della vita. Essi vivono, nelle intense pagine della Trossero, con la forza di un crescendo rossiniano. Pagine dove sembra si descriva l’energia, la vitalità vivificante di Eros, “quel demone inquieto – scrive l’autrice – assetato e scontento, che fa perdere la ragione e al quale né uomini né dei possono opporsi”, mentre il lettore avverte il pregnante aleggiare delle nere ali di Thanatos. Un sentire che serpeggia, facendo da filo conduttore in tutti gli otto racconti. Racconti che nascono tutti con lo “spavaldo” intento di raccontare l’Amore e si inabissano nelle fascinose e buie profondità dell’angelo della notte.
Ma, lascio a voi lettori il piacere di scoprire se, nonostante tutto, ancora una volta l’arcaica vittoria del mito di Psiche che genera Amore trova conferma.
Cora Craus in Il Settimanale di Latina, 4-10 luglio 2009










