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Intervista a Silvana Sonno per il suo nuovo libro Andar per fiabe

Scritto da – lunedì, 30 marzo 2009 – 00:04Un commento

Silvana Sonno con il suo cagnolino MieleDefinisci le tue fiabe “strampalate”: come mai?
Se pensi alla tassonomia di Propp riguardo le fiabe storiche e le funzioni “fisse” dei diversi personaggi, vedi bene che le mie fiabe sono fuori delle regole. Quasi tutte. A parte l’indefinitezza del tempo e dello spazio propria anche delle “vere fiabe”, per lo più i miei sono racconti variamente fantastici, che porgono uno sguardo sul mondo da punti di vista differenti. Anche i protagonisti e le protagoniste sono ben diversi da principi e principesse, streghe, orchi e fate, delle fiabe tradizionali.  E se si pensa ai moduli pedagogici che si riscontrano nelle fiabe storiche, anche in questo caso devo ripetere che sì, le mie fiabe sono alquanto “strampalate”.

Perché ti sei dedicata proprio alle fiabe? È troppo brutto il mondo in cui viviamo che hai deciso di “guardare altrove”?
Come recita la poesia che introduce i testi, non si tratta di “distrazioni” dalla realtà, ma di “un altro modo di attraversare il mondo”. Un modo meno tenebroso, ma anche privo di quegli squarci di speranza che rendono le fiabe, alla fine, dei racconti felici – almeno nella vulgata dei libri per bambini. Prive dell’happy end abituale, le mie storie si propongono – mi si perdoni l’ossimoro – come fantastiche e realistiche al tempo stesso. Del resto la cornice in cui sono racchiuse, costituita dal dialogo tra Autore e Lettori tende proprio a ricollocarle in uno spazio di maggiore concretezza.

Andar per fiabe è diviso in tre parti: ci sono le fiabe, ci sono delle mappe visive e c’è un intervento finale sul senso della fiaba. Ci illustri un po’ meglio le varie parti?
Rosella de Leonibus è una psicologa e una psicoterapeuta di grande professionalità. È una grande soddisfazione per me che abbia accettato di “regalarmi” (e regalare ai lettori e alle lettrici) il suo prezioso intervento sul “senso” della fiaba, come potente dispositivo per un individuale percorso di maggiore consapevolezza di sé. Il suo testo chiude il libro in modo autorevole, lasciando un significativo strascico di suggestioni.

A Luigi Fosca avevo chiesto di preparare delle illustrazioni per le mie fiabe, ma da subito abbiamo convenuto che sarebbe stato più efficace utilizzare il diverso codice dell’arte per invitare a  nuove narrazioni, attraverso il “semplice” uso della carta piegata e della grafite – gli stessi strumenti tradizionali della scrittura. Così sono nate le “mappe”, che rinunciando alla rassicurazione del figurativo, aprono l’accesso a nuovi orizzonti dell’immaginazione.

Tra le fiabe “classiche”, quale è la tua preferita?
Senza esitare scelgo La sirenetta – quella originale, non quella della versione disneyana – di Andersen, un grande scrittore di fiabe/non fiabe e un grande malinconico poeta del mondo-che-non-c’è.

Silvana Sonno scrittrice poliedrica: romanzi, fiabe, saggi (di prossima pubblicazione), poesie, aforismi… dove trovi la famosa “ispirazione”?
L’ispirazione nasce dalla vita. Capisco che è una risposta alquanto banale, certo non originale, ma credo che ognuna/o scriva a partire da sé, dalle proprie istanze, dalle proprie preferenze, dai propri riferimenti. Da ciò che ha vissuto e vive, e anche dalle sue prospettive.

Concludiamo alla Marzullo: fatti una domanda e datti una risposta.
Non sono preparata su Marzullo, pertanto preferirei glissare e augurare invece una buona lettura a chi vorrà leggere il mio libro.

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