L’editore e l’autore

“In un Paese di grafomani, un editore lo si dovrebbe giudicare da quel moltissimo che rifiuta piuttosto che da quel tanto che pubblica”.
Così afferma il professor Enrico Mistretta, docente di Sociologia ed esperto di promozione culturale per il Ministero degli Esteri, a Roma e a Bruxelles, nel suo libro L’editoria. Un’industria dell’artigianato (Il Mulino, Bologna 2006, pag. 45). Un’affermazione interessante sotto diversi punti di vista:
- per gli editori che sono invitati a valutare onestamente il proprio lavoro;
- per gli autori che, a volte, confondono editoria con tipografia e quantità con qualità;
- per i lettori che scelgono i libri che leggono, forse spinti più dalla pubblicità.
Però è pur giusta l’aspirazione di un autore che vorrebbe vedere pubblicato il proprio testo, che senza dubbio è stato frutto di fatica, ricerca, impegno…
Come conciliare, secondo voi, questi due aspetti, quello, cioè dell’editore che deve dire dei noi e quello degli autori che vorrebbero sentire dei sì?











Quando si invia un testo ad un Editore è chiaro che si spera in un riconoscimento del “valore” della propria opera ma, nel contempo, si desidera anche una valutazione esterna, da parte di una fonte professionalmente attendibile. Per quanto mi riguarda,ritengo che un Editore diventa più credibile se riesce a fare un lavoro di scrematura, che non significa necessariamente dire dei no, ma indirizzare in modo non generico l’autore o l’autrice, forse inesperti, ad un lavoro di limatura e revisione di alcuni passaggi del proprio testo, cosa che costituisce un valore aggiunto, rispetto a quanto ci si può aspettare da una casa editrice. Tra i sì e i no – almeno questa è la mia opinione – si apre il grande spazio dell’editing fatto in proprio dall’Editore, attraverso i suoi esperti, oppure, ancor meglio, affidato a chi scrive e desidera pubblicare, come ulteriore progresso verso una scrittura veramente consapevole delle proprie scelte linguistiche e testuali, e delle proprie fonti d’ispirazione e di indirizzo.
La scrittura resa pubblica (pubblicata) richiede un’assunzione di responsabilità da parte di tutti gli attori che le si muovono attorno, proprio per evitare di allargare la forbice già molto ampia tra scrittori e lettori poco consapevoli delle proprie intenzioni, ma occorrerebbe altresì che gli Editori sapessero/potessero fare a meno delle sirene del mercato che richiede spesso prodotti di facile distibuzione e ancor più facile consumo, all’interno dell’ultima moda dell’usa e getta. La questione è dunque complessa e credo che in definitiva ci si debba appellare all’onestà intellettuale di chi ha scelto i libri (scritti e/o da pubblicare) non soltanto come merce da cui ricavare un qualche profitto – le case editrici sono imprese a tutti gli effetti e non possono non tener conto del riscontro economico delle proprie operazioni – , ma anche come strumento di autentica comunicazione sociale.
Sono editore di lavoro e autore (aspirante) di passione. In questa veste penso di capire bene entrambe le posizioni. Credo che per l’autore sia indispensabile avere un punto di vista esterno nell’editore (e nell’editor, come giustamente ricordato sopra). Perché l’editore, se è serio, non fa i suoi interessi ma quelli del lettore e del libro. Ciò che davvero conta è “il bene del libro”, ossia il suo saper comunicare al lettore. Questo si ottiene solo con la collaborazione di autore ed editore. E’ importante il talento ma è anche importante la capacità di incanalarlo.
Credo che quando c’è intelligenza e professionalità (e sapersi far tagliare, guidare, correggere rientra per me tra le professionalità di un autore), sia il libro a guadagnarci.
Inachis Io
in sostanza: il destino d’un autore dipende – spesso – dal … cestino dell’editore
Uhm…
Io credo che il destino di un autore dipenda dalla sua determinazione.
Dalla forza che ha dentro di sé per mettersi in gioco, per mettersi in discussione, per accettare un rifiuto, trarre gli insegnamenti e andare avanti.
Diventare scrittori, è un cammino, un percorso, un viaggio.
Prima o poi, qualcosa succede…