15 Mar

Il recente scandalo sul Premio Grinzane Cavour, la stretta sul Premio Strega, l’accapigliarsi intorno al Premio Viareggio di qualche tempo fa, le polemiche che ne sono scaturite ci hanno portato un po’ a riflettere sul senso dei premi e dei concorsi letterari, siano essi nazionali o locali. Come casa editrice abbiamo organizzato due concorsi letterari e ci è piaciuto il clima che si è creato. Ma abbiamo deciso di sospenderli – almeno per il momento – perché l’idea di mettere in gara la cultura ci fa storcere un po’ il naso.
Certamente concorsi e premi letterari servono per conoscere e farsi conoscere: è indubbio che il vincitore dello Strega avrà molta visibilità e questo è un bene per la cultura in genere. Ma secondo alcuni si può benissimo confezionare un testo appositamente per la vittoria, con determinate caratteristiche e in questo caso di chi è il bene: della cultura o di chi ne approfitterà?
Ci sono diversi autori di fama nazionale – uno per tutti, Sebastiano Vassalli – che decidono di non partecipare ai premi letterari. È una scelta interessante in un tempo in cui la circolazione dei libri è in mano a pochi “grandi” editori che dettano le leggi del mercato.
Voi che ne pensate dei premi e dei concorsi letterari? Servono? Non servono?
8 Responses per " Premi e concorsi letterari: servono? "
Premi e concorsi letterari servono ad avere maggiore visibilità, e nel caso di uno sconosciuto servono a confrontarsi e ad iniziare a farsi conoscere. Certo occorre selezionare premi seri, magari radicati nel territorio, non espedienti per razzolare tasse di lettura…
Secondo me servono solo quelli che mettono in premio la pubblicazione con un editore “serio”, tipo l’Urania. Poi per uno scrittore già affermato un concorso importante può essere un modo per farsi pubblicità, ma non è proprio il mio caso ^^.
Simone
io penso che effettivamente abbiamo imparato da bambini che chi vince un premio non e’ mai il primo ” vero ” quello che poi sfonda il cuore della gente poiche’ un libro ha anche il compito di penetrare l’ anima delle persone entrare nelle menti rendersi indispensabile ! il primo non si sa perche’ alla fine e’ un nome di casa editrice grossa e conosciuta ,sempre le solite quattro case , che poi ritroviamo nelle librerie come se si fossero comprate tutte le librerie d’ italia ! e mi sa che lo hanno fatto !cio rende evidente l’ egemonia del potere anche nella cultura nelle culture , e la gente non legge perche’ non ci sta ! non ci sta a questa ambiguita’ ! io dico che abbiamo bisogno di premi poiche’ il premio risveglia la voglia di competizione e la sana competizione agglomera le menti, i cuori le persone e da visibilita’ ma se questo rimane solo un fatto di case editrici e’ ridicolo esorto i medi e piccoli editori a lottare poiche’ siete voi che dovete sgombrare il campo da premi che sono gia stati organizzati da giganti dell’ editoria che la fanno da padroni l’ arte la scrittura la musica tutte le arti devono esulare da poteri occulti prenderei come metafora quella di davide e golia ,ci insegna che anche da piccole case si puo avere la forza di lottare per la scrittura quella bella che prescinde da giochi di potere non possono farlo certamente gli scrittori impegnati a scrivere a soffrire ad emarginarsi in questa italia dove tutto e’ deciso dai soldi ” chi piu ne ha vince e canta vittoria anche al premio letterario !
I concorsi? mah… Io partecipo dal Giugno dell’anno scorso e sinceramente non so cosa pensare…
A volte arrivi secondo in una regione con un libro, a volte non arrivi neanche nei primi 10 in un’altra regione.
Vai a vedere le premiazioni e ti accorgi che prose poetiche vengono glorificate in luogo della poesia.
L’unica cosa bella è la passione che certe persone ancora impegnano nel sogno di essere divulgatori della poesia.
Personalmente mi mancano ancora un paio di traguardi (tra cui un 1 primo posto assoluto – anche se in realtà ho già ricevuto qualcosa di simile) e poi penso che mi concentrerò sulla scrittura e sulle pubblicazioni (magari allargando i miei orizzonti sulla narrativa significativa) e lasciando i concorsi ai miei colleghi di speranza.
…dimenticavo…Quello che è successo al Grinzane non credo sia l’unico caso. Come quando a un concorso viene premiata una “celebrità” mentre schiere di aspiranti devolvono i loro piccoli oboli per il “fattucchiero” di turno.
Questo per me fa proprio un po schifo (e mi scuso per la franchezza).
Forse qualcuno penserà che rispondendo qui faccia della pubblicità e che sia troppo di parte in quanto oganizzatrice del premio UN MONTE DI POESIA è vero forse non avrei dovuto …però molte delle risposte hanno in parte ragione , è vero ci sono tanti premi , è vero che le prose poetiche vengono spesso scambiate per vpoesia , è vero che ci sono a volte strani sotterfugi tipo ..oggi premio te e domani tu premi me … però se uno si mette a scavare specialmente ora che abbiamo internet molte cose vengono fuori . Prima cosa dobbiamo cercare se nella giuria conosciamo qualcuno e cosa fa chi è ,di cosa si occupa , se gli esponenti della commissione sono persone competenti ,se quello che fanno è bello e si aggancia alla tradizione della vera poesia allora possiamo andare sul sicuro .
Ho partecipato a diversi premi letterari, a suo tempo, ottenendo lusinghiere valutazioni, ma devo confessare che la ragione che mi ha spinto a farlo è stata quella di riuscire a far leggere ad estranei i parti della mia fantasia. Attraverso i concorsi ho superato delle inibizioni che mi impedivano di “espormi” con la scrittura, e in questo sono stati efficaci perchè poi è nata in me la voglia di propormi a case editrici e di andare oltre (Non dimentichiamo che ho conosciuto la Graphe proprio grazie ad un concorso letterario delizioso!). Per me non è mai stato un modo per farmi conoscere, quanto per vincere i miei stessi limiti. Sentirsi dire “bravo” è di certo lusinghiero, perchè non ammetterlo, ma – come ha scritto Maurizio Alberto – “a volte arrivi secondo in una regione con un libro, a volte non arrivi neanche nei primi 10 in un’altra regione.” e questo deve insegnarci a credere soprattutto in noi stessi e insistere, indipendentemente dai risultati di queste “gare”. Io non so se parteciperò ancora, non scarto del tutto l’idea ma solo perchè oggi – superate le barriere di cui sopra – lo farei con uno stato d’animo diverso, quello che ti spinge verso un gioco con animo leggero, perchè in qualche modo di gioco si tratta. O di puro esercizio, perchè no.
Salve, interessante questo articolo. Io ho vinto il premio letterario internazionale J.Prevert 2008 con il mio primo romanzo. L’associazione IL CLUB DEGLI AUTORI propone motli concorsi nazionali e internazionali molto seri e a mio parere di cui fidarsi. Il punto credo sia questo.. che quando iniziano a subentrare compensi monetari, associazioni più grandi, case editrici importanti.. allora è quasi impossibile che l’pera che vince si sia meritata veramente la vittoria. Quest’anno ho provato a concorrere al Premio Campiello con il libro che ha vinto il premio Prevert e non c’è stato neanche modo di spedire i volumi. Il regolamento pare tanto chiaro mentre è molto fittizio. Sembra che tutti vi possano partecipare ma non si capisc come. Così provai a scriveere una email e mi venne risposto che avrei potuto certamente partecipare, e che era scritto tutto nel regolamento. Praticamente arrivano dopo una serie di email che avrei potuto spedire 20 copie del libro entro una certa data… Data che sul suddetto regolamento segnava il giorno della “quasi” decisione delle opere finaliste (infatti soltanto qualche giorno successivo sarebbero usciti i nomi dei 5 finalisti).
Quindi mi resi conto che avendo fatto pressioni e avendoli mssi alle strette furono costretti a darmi una risposta per forza di cose. Non ho spedito i libri ma una email con scritto il motivo per quale avrei dovuto spedire i libri pochi giorni prima dalla decisoine dei finalisti.. Chiesi in che modo e con che criteri in così pochi giorni avrebbero potuto valutare un opera. Ovviamente nessuna risposta. Con questo per dire che nn solo coloro che vincono forse sono gli autori di opere tanto meritevoli, ma tal volta nemmeno chi partecipa. (E questo non perché non ho avuto modo di partecipare con il mio romanzo, ma perché già a monte c’è una selezione a noi sconosciuta.. in questo tipo di concorsi “importanti” e scusate se mi viene da dire… “ITALIANI”..)
Ho detto tutto.. forse.
Ciao a tutti
Eleonora
perdonate se ho fatto qualche errore nel commento precedente.. ma presa dalla foga di raccontare.. ho battuto male qualche lettera..
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