Corso di scrittura creativa: appunti di Natale Fioretto

Nella tradizione grammaticale latina il termine subiunctivus (congiuntivo) era utilizzato per indicare il modo verbale usato principalmente nelle subordinate in genere, tanto che nelle grammatiche italiane fino alla fine del XIX al termine congiuntivo si preferiva quello di soggiuntivo. Oggi, parlando di congiuntivo, si privilegia il valore semantico del modo che serve a presentare un’azione presentata come incerta, ipotizzabile, desiderata, dubbia o soggettiva. Va sottolineato, però, che il congiuntivo non è ad esclusivo appannaggio delle subordinate, svolgendo un ruolo fondamentale in proposizioni principali di valore

  • esortativo (al posto dell’imperativo, il cosiddetto “imperativo di cortesia”): vada via di qua!
  • concessivo (segnalando un’adesione, anche forzata, a qualcosa): venga pure quando vuole
  • dubitativo: che abbia deciso di non venire?
  • ottativo (per esprimere un augurio, una speranza, ma anche un timore): fosse vero!
  • esclamativo: sapessi quanto mi costa ammetterlo!

Nelle proposizioni subordinate, occorre distinguere i casi in cui si richiederebbe il congiuntivo da quelli in cui la scelta rispetto all’indicativo implica sfumature di significato e, soprattutto di stile.

Alcune più recenti descrizioni grammaticali riconoscono che in certi casi, soprattutto per quanto attiene all’espressione dell’opinione personale, il congiuntivo possa lasciare il posto all’indicativo senza produrre effetti di particolare rilievo, se non stilistico.

  • penso che tu abbia ragione

è preferito in registri sorvegliati e formali, mentre in un ambito comunicativo in cui si privilegi l’immediatezza alla formalità, l’indicativo può a buon titolo sostituire il congiuntivo:

  • penso che tu hai ragione.

A proposito dell’espressione dell’opinione personale, per lungo tempo si è insistito a sottolineare l’aspetto di insicurezza del congiuntivo, laddove è il solo verbo reggente penso a comunicare che un’opinione, per quanto fondata e documentata, è parte di una realtà per sua stessa natura limitata e perfettibile – non dubbia.

Non sentiamoci  in colpa, se ci sorprendiamo a dire frasi del tipo: Credo che tu fai un lavoro molto interessante. I puristi certamente arricceranno il naso, ma la comunicazione non avrà a soffrirne. Ad ogni buon conto non rinunciamo del tutto, dove è ammessa la scelta, all’uso del congiuntivo.

Una nota conclusiva. Sempre più di frequente in televisione e alla radio circolano espressioni del tipo:

  • Vorrei che tu faccia questo per me

in luogo di

  • Vorrei che tu facessi

con i verbi che esprimono volontà, desiderio, speranza usati al condizionale presente, ricordiamoci di usare nella subordinata seguente un congiuntivo imperfetto o trapassato, a seconda della necessità.

Il congiuntivo – 1 parte