Elia profeta della passione, compassione e amicizia. Recensione di Rivista di Vita Spirituale
Roberto Russo,
Elia
profeta della passione,
compassione e amicizia,
Graphe.it, Perugia 2007,
pp. 118, euro 10,00
Fra i tanti personaggi biblici ve ne sono alcuni che sono stati capaci di “sfondare” in maniera particolare le limitazioni delle coordinate spazio-temporali delle loro vicende storiche, figure, cioè, che hanno impregnato della loro presenza i più svariati campi della cultura umana, quasi a divenire “insistente” presenza che, però, non ossessiona, bensì raccoglie il “disparato” in una forma veritiera e affascinante di espressione celebrativa dell’unità.
Così è del profeta Elia, uomo di Dio narrato dalla Bibbia, canonizzato dalla tradizione patristica, celebrato nel culto liturgico, rappresentato nelle forme artistiche (iconografia, musica, letteratura): un cammino ricco, a più dimensioni, ben ripercorso da Roberto Russo nel suo agile e accattivante studio sul “profeta di fuoco”.
Siamo talmente abituati a pensare al profeta Elia come ad un modello esemplare di orante che sta alla presenza di Dio – all’interno di una scelta di vita intrisa di solitudine, digiuni, astinenza, castità – da rimanere intrappolati in una immagine, quella elaborata dalla letteratura antica e medievale, che lo esalta come fondatore della vita monastica, prototipo della figura del “perfetto anacoreta”.
Sarà per questo che anche l’Ordine Carmelitano, all’origine, quando cioè un piccolo gruppo di pellegrini decise di stabilirsi sul Monte Carmelo per sperimentare un cammino di vita eremitica, vide in Elia quel “padre” ispiratore capace di indicare il sentiero della contemplazione e condurre fino all’incontro con Dio “nel mormorio di un vento leggero” (1Re 19,12). Se a tutto questo si aggiungono quegli elementi “misteriosi” presenti nel racconto della vita del profeta Elia, le sue apparizioni, il suo dileguarsi nel carro di fuoco, il suo accostamento a Cristo in diversi episodi del Nuovo Testamento, si comprendono la popolarità di questo personaggio biblico e il fascino che emana dal suo essere così “enigmatico”. La lettura attenta dei testi che costituiscono il cosiddetto “ciclo di Elia” (1Re 17-19 e 21; 2Re 1), sotto la guida chiara e competente di Roberto Russo, fa emergere quegli elementi “umani”, troppo trascurati, eccessivamente ignorati.
Si legge nella prefazione di Bruno Secondin: «Una delle novità delle nuove letture sul profeta Elia è la sottolineatura dei suoi percorsi di fraternità e di lotta per la giustizia, non inferiori alle sue esperienze di solitudine e di incontri infuocati e misteriosi con Dio». Elia non è solo l’uomo della preghiera, che arde di “passione” per il Signore; Elia è anche colui che arde di “com-passione” per coloro che incontra nel suo cammino, che lotta per ridare vita contro la morte, per ristabilire la pace contro le persecuzioni, in difesa dei deboli, dei bisognosi, dei tribolati, degli oppressi.
Come sottolinea l’autore, Elia «è il profeta che si identifica con la sua missione ed è colui che parla dell’unità della comunità, dell’individuo in se stesso e che addita alla centralità dell’unico Dio. Egli parla di salvezza comunitaria che lo avvicina a quanto di lui dice Malachia (Mal 3, 23-24). Come colui che è chiamato a ridare pace e ristabilire le tribù di Israele (Sir 48,1-11), egli esorta alla fedeltà creativa».
Dalla lettura di questo saggio si rimane colpiti, in modo inaspettato, dal potenziale “unificante” che racchiude in sé la figura del profeta Elia. Attraverso le tre appendici del libro, si viene “gettati” all’interno delle tradizioni carmelitana, rabbinica e musulmana e si vive la sorpresa di ritrovare costantemente Elia a tessere la trama di quel dialogo, tanto naturale, tra gli esseri umani.
Nella postfazione del libro, il pastore valdese Eric Noffke (docente di Sacra Scrittura presso la Facoltà Teologica Valdese di Roma), rivolge l’invito a tornare «alle radici comuni delle grandi religioni monoteiste: esse condividono così tanto da non potersi che considerare fratelli e sorelle, non solo nel nome di Abramo, progenitore comune, ma anche di personaggi come Elia, profeta sottomesso alla parola di Dio, mosso dalla passione per lui, che ha anche nutrito e salvato dalla morte il figlio della straniera che lo ha accolto in casa sua, e che ha preso le parti di Nabot, la vittima del potente arrogante e prevaricatore. La fede in Dio è prima di tutto accoglienza e condivisione, difesa del debole. Questo oggi dobbiamo dire, proprio quando i potenti cercano di alzare barriere usando anche la religione, nel loro esclusivo interesse di casta, calpestando i diritti dei popoli e dei singoli».
Non appaia strano, allora, se riteniamo indispensabile una rilettura approfondita del profeta Elia, troppo a lungo lasciato nel deserto o alla porta di ingresso della caverna ad intrattenersi con il suo Dio, ignorando la sua scelta di dar voce al grido soffocato del popolo che soffre sottomesso al tiranno di turno che costringe a prostrarsi agli “idoli” necessari per la realizzazione del proprio meschino progetto di potere e di sopraffazione. Elia è colui che si mette all’ascolto della Parola di Dio, che si lascia plasmare ad immagine del suo Amato e che, ardente di passione, lotta per un mondo libero e giusto. Il lavoro di R. Russo rappresenta un valido spunto iniziale per imparare ad affinare una capacità di “ascolto” oltre i confini dei propri limitati schemi culturali.
Maria Concetta Bomba
in Rivista di Vita Spirituale











Avere fede in Dio, vuol dire affidarsi in ogni cosa solamente a Lui. Oggi nel mondo esistono tantissime religioni, ma Dio non è nella religione, e neanche nella politica, ma egli abita in un cuore puro, ed onesto. Il profeta Elia era un uomo sottoposto alla volontà di Dio.