Natale Fioretto
Come mai il tuo ultimo libro si intitola “Casanova ko”? Vuoi stendere al tappeto uno dei simboli del “machismo” italiano?
Anche se l’idea così proposta non mi dispiacerebbe i motivi per cui ho scelto questo titolo sono molto più semplici. Finito di sistemare il materiale è sorto il dilemma di quale titolo dare all’opera. La letteratura didattica è piena di libri di Italiano, Grammatica italiana, Italiano L2… e via dicendo. Non bastandomi un titolo di questo tipo e volendo sin da subito provocare la curiosità degli studenti – e non solo – ho deciso di usare l’incipit del primo testo presente nel manuale. Questa metodologia ha una tradizione che si perde nei secoli che non mi è dispiaciuto riattivare.
Un eserciziario di grammatica italiana per studenti stranieri, dunque. Grammaticalmente parlando, quali sono gli errori più frequenti degli stranieri? E quelli degli italiani?
Non esistono errori assoluti, così come non esiste lo studente straniero assoluto. Si passa dall’errore dell’articolo tipico dei parlanti lingue slave, alla consecutio temporum che miete vittime fra i popoli germanici e alle preposizioni, vero e proprio scoglio per i nostri cugini spagnoli, francesi e romeni. Per quanto riguardo gli italiani il vero problema è la quantità delle nozioni accumulate negli anni di studio praticamente inattive. Si legge poco, non si riflette su quello che si ascolta, su quello che si dice e su quello che si produce. Il risultato è un generale impoverimento della morfologia, della sintassi e un uso esacerbato della polisemia, vale a dire che si cercano parole che possano dire tutto con poco sforzo. Ne è un esempio il verbo fare.
Spesso sei in giro per il mondo a tenere corsi di aggiornamento di lingua italiana: com’è vista la lingua e la cultura italiana all’estero?
La lingua italiana è molto amata. Per quanto riguarda la cultura potremmo parlare quasi di idolatria. Anche qui il vero problema risiede nella scarsità di mezzi messi a disposizione dai nostri ministeri per una corretta divulgazione della lingua e della cultura italiana. Ho visto nel sud del Brasile strutture universitarie di grande prestigio chiedere insistentemente un contatto, una collaborazione con le istituzioni italiane che, come sempre, nicchiano.
Infine, consigliaci un esercizio per migliorare il nostro italiano.
Non consiglierò di leggere, anche se si deve leggere; non consiglierò di scrivere, anche se si deve scrivere; quello che bisognerebbe realmente esercitare è la capacità di ascolto: ascoltare e ascoltarsi. Un consiglio pratico potrebbe essere questo: spegnere la televisione e accendere la radio.










