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I piccoli lettori non crescono

Scritto da – domenica, 30 novembre 2008 – 00:065 commenti

Piccoli lettoriMano a mano che crescono i “piccoli lettori” leggono sempre meno. Il 46,8% dei bambini tra i 6 e i 10 anni legge almeno un libro (non scolastico) ogni anno. La percentuale sale leggermente nella fascia d’età successiva (11-14 anni), per poi scendere progressivamente e inesorabilmente. Circa la metà dei ragazzi e delle ragazze che frequentano la scuola dell’obbligo e le superiori dichiara di non leggere alcun libro oltre quelli scolastici.

Nonostante tali dati, la produzione di libri per l’infanzia è molto cresciuta in questi anni: nel 1987 si pubblicavano 951 titoli, oggi abbiamo superato la soglia dei 2000. Segno, questo, che la varietà di autori, generi e fasce di prezzo non ha funzionato nella “ricerca” di nuovi lettori?

Quali soluzioni proponete per avvicinare i “piccoli lettori” al mondo del libro?

Via | Print Buyer, 17/2008, pag. 17

5 commenti »

  • killer scrive:

    Io non ci trovo nulla di strano ed è solo la conferma di quello che sappiamo tutti: da una certa età la gente si perde dentro il web.

    E’ una cosa triste ma è così.

    Qui è in piccolo spazio per sviluppare un discorso lungo ed argomentato, proverò in maniera sintetica a dire come la penso.

    -Il danno più grande lo fanno gli editori a pagamento, si pubblica di tutto, la qualità viene a mancare, molto spesso alcuni libri son solo la versione stampata dei blog, a volte anche peggio. Perché uno dovrebbe andare a comprare della carta igenica quando potrebbe pulirsi il sedere telematicamente? Non è cresciuta la varietà di autori e di generi, ma solo una proposta di inutili scritti.

    -Personalmente sono convinto che i giovani tornerebbero a leggere se ci fossero delle idee interessanti. Qui entra in gioco il ruolo degli editori che dovrebbero essere capaci di selezionare e proporre, ed è all’editore che io girerei la domanda: quanto investite per la selezione delle nuove idee?

    -Per quanto riguarda la domanda conclusiva dello scritto sopra: perché uno dovrebbe proporre qui la sua idea di soluzione?

    Oggi manca il coraggio di rischiare su nuove idee (e si pubblica a pagamento) e manca il rispetto del lettore (e si pubblica di tutto purchè sia a spese di chi scrive). Il risultato finale è un prodotto mediocre che allontana dalla lettura.

  • conci scrive:

    Il discorso è abbastanza complesso ed entrano in gioco la scuola, la famiglia, le istituzioni, l’editoria, ognuno con i propri ruoli e responsabilità.

    I piccoli non leggono perchè non leggono i grandi cioè i loro genitori e tutto il mondo adulto che li circonda.
    Così come le buone maniere anche la buona abitudine a leggere diventa un fatto emulativo , un buon esempio da seguire. Sono un’insegnante di scuola primaria e ogni anno in tutta la mia scuola è un proliferare di progetti tesi ad incentivare le attività di lettura e di esercizio alla scrittura (per me vanno di pari passo), .
    Si organizzano visite in libreria nelle biblioteche di quartiere, (dove esistono), incontri con l’autore e si acquistano libri da leggere, da manipolare, da illustrare.
    I risultati che otteniamo sono abbastanza incoraggianti e le famiglie lo confermano, ma purtroppo manca il seguito proprio in famiglia e nel territorio con un adeguata progettazione del tempo libero dei ragazzi.
    Non addosserei responsabilità all’editoria che mi sembra offra una scelta abbastanza di qualità, diversificata e ben curata negli aspetti grafici.
    I bambini per fortuna amano ancora sfogliare i libri di carta e non leggono dal web dal quale sono comunque attratti per altri versi.
    La risposta è un’azione sinergica della famiglia-scuola-istituzioni del territorio con iniziative culturali finalizzate alla diffusione del libro . Lettori forse non si nasce ma è possibile diventarlo a patto che non sia un’imposizione ma un piacere.

  • Francesca scrive:

    Questo è stato il dibattito dell’ultima assemblea di classe di mio figlio.
    Sostengo da sempre l’importanza della lettura e quando il professore ha chiesto cosa ne pensavamo di far leggere ai ragazzi almeno tre, quattro libri durante il periodo scolastico, i genitori si sono scandalizzati.
    Hanno sostenuto che i figli preferivano giocare con il computer e con i giochi elettronici e che mai si sarebbero abituati all’idea di leggere così tanto.
    A quel punto ho chiesto loro se leggevano e se mai avessere letto qualche cosa con i propri figli.
    Silenzio, sbalordimento, negazione.
    Il problema non è dell’editoria non lo credo proprio, penso che il modo di vivere ora sia impostato solo sull’apparire e ben poco importa se l’abitudine alla lettura andrà a scomparire.
    Purtroppo non c’è più la voglia, sapientemente passata per mancanza di tempo, nell’insegnare, tutto deve essere demandato alla scuola e alla società.
    Spero e non credo che sia per tutti così, ma in quella classe, quel pomeriggio mi sono sentita una mosca bianca.
    Francesca.

  • Mariella scrive:

    Concordo con Conci e Francesca, non è colpa del web, ma dei genitori, mia figlia è stata abituata a leggere sempre qualcosa prima di andare a letto, per suo piacere e non per studiare. Vede libri in casa e vede che io leggo, credo sia tutto qui, colpa dei grandi e non dei piccoli.

  • silvana scrive:

    I bambini imparano per imitazione e fiducia. Credo che gli esemplari adulti di riferimento non tramandino il piacere della lettura, che difendono a chiacchiere ma che non valorizzano nella pratica personale. In poche parole: sono le persone “grandi” a leggere sempre meno e sempre peggio e riempiono le giornate dei bambini a loro affidati con mille attività – in assoluta buona fede – senza lasciar loro il privilegio della noia, del tempo “vuoto”, la sola condizione capace di indurli a cercare la fuga dall’ordinario e il tuffo dentro la vera realtà virtuale, quella dell’affabulazione. Ci vuole, però, in via preliminare, una nonna, una madre, un padre,una zia, un/una insegnante … qualcuno/a che voglia e sappia raccontare e gettare così un sasso nel laghetto dell’immaginazione dove potrà allargarsi ad ampi cerchi fino ad arrivare alla spiaggia aperta della buona letteratura.
    Però, in apparente contraddizione, mi piace concludere dicendo che io credo che i giovani leggano più di quanto si pensi e sappia, solo che leggono cose diverse da quelle che ci aspettiamo e desideriamo. Proviamo a guardarli un po’ più da vicino e rispettarli un po’ di più.

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