Francesco Russo
Parlaci un po’ di te
Mi chiamo Francesco Russo, sono nato a Napoli, città dove vivo, nell’agosto del 1973, nella notte delle stelle cadenti. Esercito la professione di avvocato. Sono da sempre impegnato nel mondo del volontariato.
Perché scrivi?
Come racconto nell’inizio del mio libro, scrivo per necessità. Non posso farne a meno. Scrivere è un modo per portare fuori di me i pensieri. Per dare forma alle emozioni. Per fissarli e dare loro senso. Scrivo perché adoro raccontare storie. In fondo si vive anche per questo. Per potere poi andare a raccontare ciò che si è vissuto.
Quando hai iniziato a scrivere?
Penso che il poggiare sulla carta le parole sia l’ultimo tratto del percorso della scrittura. Prima c’è l’ideazione e prima ancora quel processo di metabolizzazione della realtà, del nostro vissuto che diventa poi materiale da raccontare. Da questo punto di vista posso dire di scrivere da sempre. Già da bambino, come credo tanti o tutti, mi divertivo a fantasticare e a inventare storie. Più strettamente ho iniziato a scrivere nei primi anni novanta. La prima storia contenuta nel libro, Una ragazza al parco, risale al 1995.
Parlaci del tuo libro “Che favola la vita!”
È una raccolta di favole. Non credo sia incasellabile. Può essere letta dai bambini o dai giovani o dagli adulti. Ognuno di loro troverà qualcosa di diverso a seconda del livello di lettura. Secondo me sono scritte per il bambino che è in ognuno di noi. Possono essere lette per il solo piacere di perdersi nei percorsi incantati della favola o per avviare una riflessione sui valori di cui la storia si fa portatrice.
Sono storie che partono dalla vita e che parlano di vita. Pur trasfigurati dalla favola nei personaggi ci sono gli uomini e le donne di questo mondo. È quindi possibile riconoscersi in esse.
Parlano dei temi del vivere umano usando un registro a volte tenero, a volte doloroso, a volte romantico. Non c’è una distinzione così netta tra il bene e il male, non c’è necessariamente un cattivo. Non sempre si chiudono con un lieto fine. Com’è nella vita stessa, in fondo.
Per questo ho cercato di porre sempre al centro l’uomo e la donna di questa terra. Con le fragilità, con i pregi, con la verità di cui sono portatori. Parto sempre dalla capacità di comprendere i propri limiti e le proprie caratteristiche. La capacità di accettarli e di supera tramutandoli in ricchezza. Gli eventi si sviluppano così e non con un atto di magia esterno. Gli uomini e le donne che amano. Perché è proprio l’amore, declinato in tante sue forme, il tema fondamentale del libro. In fondo, raccontare storie è un atto d’amore.
Quali sono le tue letture preferite?
Leggo per la maggior parte romanzi. E non ho alcuna preclusione. Dai gialli, ai classici, ai romanzi d’amore. Il libro deve colpirmi per qualcosa. Voglio che mi racconti una storia e mi faccia dimenticare che esiste un altro mondo al di fuori delle pagine che ho dinanzi a me. Per me conta prima di tutto l’emozione, la capacità delle parole di toccarmi il cuore, perfino al di là dello stretto valore letterario.
Un libro da leggere e uno da evitare
Senza andare a scomodare i classici consiglio un libro di Ian McEwan, Espiazione. Coniuga mirabilmente tecnica narrativa ad una profonda capacità di emozionare. Preferisco non sconsigliare libri. È già così difficile trovare lettori che scoraggiarli è un cattivo atto. Mi permetto solo di suggerire di scegliere con attenzione. Non necessariamente i best seller. Ma di girare per librerie, informarsi e scegliere anche le perle meno pubblicizzate.










