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Il cuore vuole favole, non tragedie. Donne di Ginevra Brandi

Scritto da – domenica, 9 novembre 2008 – 06:54Nessun commento

Recensione di Gian Luca Mario Loncrini al libro Donne di Ginevra Brandi.

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Ginevra Brandi, DonneTrasuda gli stessi umori descritti con mano delicata, questo breve diario di un’anima per la quale «essere grandi, essere piccoli (sono) due essenze che nella vita non finiscono mai», alla ricerca del «bacio magico, quello che ci trasforma tutte in principesse».

Un libro di donne che aiuta a ricordare che «le stelle, l’acqua e la vita sono femmine».

Chiara, la protagonista, cerca la propria identità sessuale. Si getta tra le braccia di mille anonime amanti nella speranza di coronare il suo sogno d’amore. «I sognatori sono uomini perduti, gente che si ostina alla bellezza e alla sfida, erranti di ogni tempo che non hanno terra né casa, pazzi e profeti, custodi di lacrime e preghiere, insofferenti, inquieti, liberi, ed io appartengo a quella specie».

Apparentemente insicura, fragile, inquieta, cerca la donna che da sempre idealizza nei suoi sogni, nel suo filosofeggiare sulla vita e sull’amore. Perché «il cuore vuole favole, non tragedie». Inciampa, cade, si rimette in piedi, e va verso l’amore «ignara, un’abitudine che ho preso dai cani e dai bambini».

Le lacrime e i liquidi della passione, come più volte la stessa Chiara cita nelle pagine del libro, prendono consistenza e sono trasmessi al lettore con una purezza ed una forza disarmanti. Gli odori che tanto ama descrivere arrivano dritti nelle nostre narici e nella nostra mente, lasciandoci leggeri come dopo un incontro di corpi: proprio come i molti descritti nel libro.

Si chiede se l’unica magia che sia in grado di compiere, analizzando la propria vita, sia quella di amare. E se sia abbastanza. Come dubitarne anche solo per un momento, leggendo tanta umanità, tanto sentimento, tanta voglia di “bene” nel senso più puro del termine, che possa essere diversamente?

Il demone della passione si trasforma in un angelo che con tocco leggero lascia la traccia sulla pagina bianca, creando un mondo di «regine, amanti, donne, guerriere» disposte a tutto pur di amare.

Il racconto salta da un ricordo all’altro, da un’amante del passato all’altra. Fino a quelle del presente. Spesso madri, donne sposate cui sottrarre incontri passionali sfrenati e pregni di umori.

Piace molto a Ginevra Brandi parlare dell’odore e dei sapori della terra, del mare, del corpo femminile che non è mai descritto con volgarità. Ma come un tempio al quale dedicare devozione e fedeltà. Anche se spesso, dai racconti di Chiara, la fedeltà non è condizione necessaria. La si pretende senza concederla. Ma la sua preclusione non significa essere esenti dal dolore: «Siamo nella camera oscura e spero che il mio dolore sia come un negativo che finché non viene stampato neanche si vede». La camera oscura è quella dell’amico fotografo Fabio, unico “uomo” che compare nel libro. Amico, confidente, angelo custode. Forse compagno ideale. Ma che mai andrebbe a sostituire l’amore che la donna prova per le molte altre figure femminili di cui è pregno Donne. E l’essenza stessa della protagonista.

Amori che vanno e vengono. Amori virtuali nei tempi di Internet, delle chat, degli sms. È lì che le piace sognare i suoi incontri, costruirli, idealizzarli, viverli con sofferenza e totale trasporto fino a stupirsi di come «il cuore possa rimanere nel petto quando muore».

Perché è così che Chiara vive ogni sua relazione: un’eterna rinascita che deposita sulla pelle «il sapore di un altro pianeta perché l’amore è marziano, porta tracciati di sogni e di stelle che lasciano luminescenze nel cuore».

Rincorre fantasmi. Ma anche anime fatte di spirito, carne (molta) e ossa. Sbaglia, Chiara; ricomincia, si dispera, piange, ma alla fine è certa che «la vita nella sua caducità (…) mi ha reso immortale, donna e mare a riflettere le forme, le ombre, le nuvole e il cielo e la notte a rubare alle stelle lacrime di angeli, le parole che le donne non dicono quando amano, pregano, partoriscono figli perché la terra non si senta più sola».

Reale e struggente. Una lettura che va bevuta tutta d’un fiato. E che svela un mondo di donne che amano altre donne. Ma amano soprattutto esserci, esistere. Che amano indissolubilmente la vita.

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