Swing
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Un racconto di Antonella Serrenti, amica di Susanna Trossero e della Graphe.it

È il fiottare della pioggia, che mi sveglia nel cuore di questa notte di fine settembre. Stupefatta, aspetto un momento prima di alzarmi per chiudere la finestra. Incredibile! Piove. Non succedeva da sei mesi. Infatti, proprio ieri, i sacerdoti delle tre chiese, con la partecipazione di tutto il paese – credenti e non – hanno portato in processione Santa Scolastica (monaca benedettina), cantando una messa solenne per invocare la pioggia. Rabbrividendo, e non certo per il freddo, prima di chiudere la finestra respiro il fresco dell’acqua che, con fare impetuoso, abbraccia questo mio paesello screpolato vivificandolo, lavandolo e ridandogli il colore giusto.
Intanto nel cielo, lampi guizzanti e tuoni rugghianti si scatenano in uno “swing” ritmico e saltellante, terrorizzando le stelle che si rifugiano sopra le nuvole.
Deliziata dalla musica e dal lenzuolo avvolto attorno al corpo, cerco di riappropriarmi del sonno.
Dopo un po’, inizio a sentire un piacevole calore avvolgermi. Ho la sensazione di essere abbracciata dalla pioggia, di respirarla, la pioggia. Di essere io stessa pioggia. Un abbraccio, da sempre desiderato.Una sensazione di libertà che invade il cuore, come scrisse Dante.
Mi chiedo perché ho avuto paura di donarmi questo gesto… Perché hanno avuto paura di regalarmelo? I pensieri si rincorrono al ritmo dello “swing”.
Il sole non ha paura di abbracciare le spighe di grano ancora verdi e di donargli il suo colore, né il mare ha timore di confondersi con il cielo. E io invece, quante cose temo.
Sospiro e sorrido, ricordando quanto amore ho provato e trovato.
I lampi e i tuoni continuano la loro frizzante gara di ballo, mentre la pioggia lava la mia mente, ed è niente rivivere la mia nascita, come in una seduta di ipnosi regressiva. Vedo le emozioni sostituire le lenzuola, e gli occhi di chi mi vede per la prima volta abbracciare con il cuore il mio cuore.
Da quello sguardo iniziò il mio tirocinio sul giudizio: questo è buono e quello è cattivo, questo si può fare e quello non si può fare.
Poi arrivarono i sani principi, i concetti, le ideologie, la morale e l’etica.
E questo è il metro con il quale ho misurato me stessa e gli altri, dimenticando quella sensazione di libertà provata alla nascita.
Ho dimenticato che ogni attimo dell’esistenza è una libera scelta.
Questo vuol dire che, se non mi fossi distratta, avrei potuto sentire il rumore di quell’abbraccio tanto desiderato, avrei potuto sentirne l’odore, il calore, il fiato. Niente può sostituire la profondità di un abbraccio. Né una stretta di mano, né un bacio, né un sorriso. È un gesto che rende rauca ogni parola, ma dice tutto. Quanti abbracci ho mancato, quanti rimpianti per non aver fatto questo gesto, pur desiderandolo.
Il trillo minaccioso della sveglia interrompe bruscamente i miei sogni.
Fuori tutto è fresco e pulito. Il mare, illuminato da un brioso sole, sembra spalmato di paillette turchesi e verdi.
Squilla il telefono e mi regala una voce ancora più fresca:
“Ciao mamma!”
Il primo abbraccio della giornata.











Leggendo questo breve racconto ho avuto una sensazione stranissima, mi sembrava quasi di essere insieme all’autrice sotto il temporale di fine estate. Per il breve periodo della lettura io ero là a sentire cadere e respirare la pioggia.
Ho letto diverse cose dell’autrice di questo pensiero, ed ho potuto constatare la sua capacità di descrivere gli elementi della natura – siano questi pioggia, sole, vento o quant’altro essa ci offra ogni giorno – facendoli sentire “addosso” a chi legge. Concordo con Rita ed esorto Antonella a continuare a scrivere.
Susanna
Bello Antonella, molto. A differenza dei commenti che mi precedono, probabilmente a causa di un momento particolarmente avverso della mia vita, sono stata turbata dagli abbracci, baci e strette di mano. Piacevolmente lavata dalla pioggia, ma consapevole di aver stretto mani che avrei fatto meglio a tagliare e a sorridere quando avrei dovuto piangere… Turbamenti a parte, complimenti ancora Antonella e spero a presto. Un caldo abbraccio Rutilandia
…vivo in questo momento con il desiderio di ricevere un abbraccio da una persona che lo definì “…un gesto semplice ma enorme…”…ed è vero che è insostituibile, e più intenso di qualsiasi altro gesto d’amore o di amicizia….ADRI
Le emozioni in te sono vive, hai la capacità di trasmetterle pienamente.. grazie. Continua a scrivere Antonella
Ti abbraccio
Il tuo racconto è dolce malinconia, non un vero rimpianto, ed é, quella, una sensazione che tutti, forse, abbiamo in qualche modo procvato. Ciò che è difficile è saperlo poi esprimere e regalarlo a chi, leggendo, possa apire esattamente cosa si prova. Sei brava, ma davvero!
Sono commossa dai vostri pensieri positivi e vi ABBRACCIO tutte. Grazie.
Antonella.
leggendo questo racconto si ha la sensazione di gioia mista a malinconia, ma una malinconia positiva che smuove ogni singolo millimetro del cuore….come quando dopo la tempesta dai piacevoli rumori arriva la quiete con i suoi splendidi colori…..Complimenti e continua…aspettiamo al più presto il prossimo….grazie
….. cosa è la vita senza un caldo abbraccio???, un ballo senza musica , un fiore senza l’acqua. Brava, sei stata veramente brava. Continua a scrivere….leggerti è veramente un piacere…