Intervista a Roberto Russo
Gian Luca Mario Loncrini – di cui abbiamo parlato qui – ha intervistato l’editore, Roberto Russo. Di seguito il testo ripreso dal blog di Gian Luca Mario che ringraziamo.
Ciao Roberto. Grazie per aver accettato il mio invito a raccontarci un po’ di te. Inizio la nostra chiacchierata constatando che spesso si citano quelli che dovrebbero essere i requisiti per scrivere e riuscire a pubblicare un buon libro. O quelli che dovrebbero in qualche modo caratterizzare un buon Autore. Quali sono, invece, le caratteristiche di un Editore nel 2008?
Secondo me sono tre: attenzione, disponibilità, umiltà. Attenzione a quanto viene sottoposto e a quel che succede intorno per poter scoprire nuovi talenti; disponibilità a mettersi in gioco e ad aprire un confronto con l’autore; umiltà nel leggere senza pregiudizi e valutare senza presunzione quanto viene sottoposto.
Quali sono, dunque, i parametri che Roberto Russo tiene in considerazione per accogliere benevolmente un manoscritto e pubblicarlo?
Diciamo che faccio un lavoro a monte che prevede diversi elementi. Per esempio: sul sito della casa editrice sono riportate chiaramente le nostre norme per sottoporci i manoscritti. Non sono certo un talebano, ma quelle norme stanno lì per facilitare il lavoro di tutti. Quindi, se mi arrivano i testi che non seguono le norme come minimo mi indicano che l’autore è un po’ disattento. Come per l’editore, credo che anche per l’autore serva umiltà: per me questo è il parametro principale. Spesso arrivano email “arroganti”, senza firma, con pretese assurde. Ecco, le opere di questi autori non vengono accolte benevolmente dalla mia casa editrice. Sugli errori di ortografia e di grammatica si può pure transigere… ma su quelli di educazione non proprio…
Ti capiterà quindi anche di rifiutare proposte di pubblicazioni. I motivi?
Oltre i motivi esposti, tieni presente che la Graphe.it Edizioni è una casa editrice piccola quindi non può pubblicare tutto quello che viene proposto. Noi ci siamo posti il limite di pubblicare al massimo dieci libri l’anno, in modo da poterli seguire bene. Pertanto dobbiamo seguire un certo calendario, altrimenti rischiamo di perdere in qualità e credibilità. Poi abbiamo delle collane ben precise e ci muoviamo all’interno di queste. Proporre delle pubblicazioni che non rientrano nel nostro piano editoriale equivale a vedersele rifiutate. Nel caso in cui un testo rientri nelle nostre collane lo valutiamo e lo facciamo valutare e in base al responso o lo rifiutiamo o proponiamo di fare delle modifiche o lo accettiamo. Cerchiamo di rispondere sempre a tutti, specificando quali sono le motivazioni, soprattutto del rifiuto. Non ci piacciono le risposte preconfezionate. Tra le motivazioni di rifiuto, comunque, la principale è che spesso non si sa scrivere. Senza voler mettersi in cattedra e fare i maestrini, ma molte volte i testi arrivano pieni di errori – anche gravi! Purtroppo oggi tra blog, print on demand, autopubblicazione, editori senza scrupoli, tutti pensano di saper scrivere… e questo certo non aiuta.
Una domanda che può sembrare scontata. Ma che può, secondo me, aiutare molto a tracciare un quadro sintetico ma dettagliato della realtà editoriale italiana: come funziona questo mondo nel nostro Paese?
In Italia l’editoria è in mano a pochi grandi editori che si muovono da padroni e dettano le regole, avendo i mezzi e le possibilità di far conoscere i loro testi. Così in libreria si troveranno sempre i libri dei grandi editori mentre quelli dei piccoli sono da cercare con il lanternino; sui giornali, tv, radio la pubblicità sarà sempre degli stessi libri e degli stessi editori. Ma la quantità non sempre significa qualità. Un esempio per tutti: il premio Nobel 2008 per la letteratura – Jean-Marie Gustave Le Clézio, – è pubblicato in Italia da un editore forse sconosciuto ai più, Instar libri. Anche i grandi sbagliano nel fiutare le opportunità!
Nel tuo catalogo sono presenti alcuni libri a tematica omosessuale. Cosa si aspetta da te e, più in generale, dai lettori un Autore che abbia serie intenzioni di pubblicare un romanzo gay? Insomma, per quanto si continui ad organizzare Pride, si cerchi di convivere con questa ‘imbarazzante’ realtà nella piccola Italia il cui cuore pulsa grazie alla tentacolare presenza del Vaticano, viviamo in un Paese che di strada per arrivare ad una vera e propria convivenza civile (e non sto parlando di tolleranza) deve farne ancora molta.
I libri a tematica omosessuale sono libri come gli altri. Possono essere belli o brutti, validi o meno. E in base a questo io valuto i testi che ci vengono sottoposti. Se un romanzo è ben scritto è indifferente se sia gay, etero, bisex, trans e via dicendo. Per quel che riguarda il discorso della convivenza civile, pur riconoscendo i mille problemi che ci sono nel nostro Paese, è pur vero che l’universo glbtqqi è spesso bravissimo a farsi del male e a dividersi in mille rivoli. Ci si becca gli uni gli altri invece di guardare ad una meta comune. La diversità è importante – anche all’interno del movimento gay – ma che sia una diversità costruttiva. Fare i polli di Renzo non serve a nessuno.
Esiste un titolo che avresti voluto pubblicare tu?
Gli esercizi di stile di Queneau.
Perché?
Sono splendidi: un modo fantastico di giocare con la lingua.
Roberto Russo lettore che libro proporrebbe ad altri lettori?
Non propongo un libro, ma un autore. Anzi due. Sebastiano Vassalli e l’Umberto Eco dei romanzi.
E come Editore, che cosa suggerirebbe ad aspiranti Autori?
Di scrivere ogni giorno. Leggere quello che hanno scritto. E poi ridurre della metà quello che hanno scritto. Così ogni giorno e per ogni pagina che scrivono. Infine lasciare il testo da parte almeno per sei mesi e poi rileggerlo, continuando a limare. E, contestualmente, leggere molto. Di tutto. Se di piccole case editrici, meglio.











Bella intervista, Roberto,composta e puntuale – nello stile della comunicazione a cui ci hai abituati/e – senza mai cadere nella tentazione manichea di sposare una o più cause senza vederni i risvolti contraddittori. Bravo.
E complimenti anche a Daphne per la fotogenia canina e la commovente romantica dedizione ruffianamente esposta all’obiettivo. Un abbraccio a entrambi.
Silvana S.
Grazie, Silvana! Daphne è ruffiana. Tanto!
Buongiorno Roberto, intervista davvero interessante, mi è piaciuta molto. Complimenti. E se mi posso permettere, un abbraccio grande a quella meravigliosa creatura che ha in braccio. Rita
Grazie, Rita. Anche Daphne ringrazia
Intervista davvero interessante che tuttavia non mi sorprende: se si lavora con Roberto Russo si comprende quasi da subito che si ha a che fare con un editore differente dai suoi colleghi. Disponibile, aperto, stimolante e amante del suo lavoro, ha tutti i numeri per trasformare una giovane casa editrice in una perla da imitare.
Concordo anche con i suoi consigli, io dico sempre per esempio che uno scritto, appena terminato, va lasciato raffreddare per un po’ o eventuali errori di qualunque genere continueranno a sfuggire.
In Italia tutti scriviamo, a quanto pare, ma siamo in pochi a leggere. Dovremmo diventare tanti, anche questo aiuterebbe la Graphe a crescere come merita!
In bocca al lupo, Roberto!
Susanna
Dimenticavo: Daphne, dal musetto deliziosamente vivace, pare volerti un gran bene, ma dalla tua aria paziente direi che quel bene è ricambiato. Beh, è risaputo che il cane è il miglior amico dell’…editore!
Grazie, Susanna… ma ci fai arrossire se dici queste cose (ci= Daphne e io)