Natale Fioretto
Ciao Lino, ti abbiamo già intervistato per la tua traduzione delle poesie di Mario Quintana… e ora ti ritroviamo con una tua raccolta di poesie. Quest’amore per la poesia da dove ti viene?
Dai tempi dell’Università e dalla lettura di Fernando Pessoa e, soprattutto, dell’eteronimo Alvaro de Campos.
Ci spieghi il titolo della tua raccolta?
Kecharitomenos significa pieno di grazia e la grazia potrebbe essere intesa come ispirazione, soprattutto perché di “grazia“ nel libro ce n’è davvero poca. Mi spiego: l’asse portante dell’opera è la morte declinata nei suoi vari aspetti. È una morte che interroga, che incuriosisce e che, inevitabilmente, getta nello sconforto.
Come concili il tuo lavoro di poeta con quello di docente universitario?
Non lo concilio! Per meglio dire, i due ambiti si intersecano. Ho la fortuna di insegnare linguistica italiana e ciò mi “costringe” ad avere un rapporto profondo e schietto con le parole. Da qui lo stimolo a investigare i vari modi della comunicazione e soprattutto la capacità creativa del linguaggio.
È cambiato il tuo modo di concepire la poesia?
Con il passar del tempo all’impronta pessoana si è sostituito l’interesse per la poesia haiku che imito senza mai riprodurre. A questa modalità poetica, tipica della letteratura giapponese, si rifà il mio modo di comporre, fatto di sintesi più che di narrazione.
Su un’isola deserta non potresti fare a meno di avere i libri di…
Non potrei fare a meno della Bibbia.
Consigliaci un poeta che ci aiuti ad amare la poesia, al di fuori dei stucchevoli ricordi scolastici.
Sicuramente Rilke, Tagore, Hikmet e poi consiglierei caldamente di rileggere, al di fuori di ogni preconcetto religioso, i salmi. Da ultimo, perché no?, il poeta che ho recentemente tradotto dal portoghese Mario Quintana.











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Natale Fioretto…
Intervista a Natale Fioretto, docente di linguistica italiana, in occasione dell’uscita della sua raccolta di poesie dal titolo Kecharitomenos….
Ho divorato con gli occhi e con il cuore Kecharitomenos. Il verso che mi si è impresso nell’anima è IL DOLORE SI NUTRE DI SILENZIO, perchè è uno stato d’animo che mi appartiene e Lino Fioretto gli ha dato voce in modo efficacissimo. Ma non solo in questo ci è riuscito: ha scritto delle parole dettate dal suo intimo che solo lui sa tradurre perchè gli appartengono, ma il lettore – in questo caso io – le fa proprie traducendole attrverso il filtro del proprio bagaglio. Questo, per me, è sintomo di una grande capacità di regalare emozioni. Voglio donare questi versi ai miei due figli -oramai adulti-, ai quali ho cercato di insegnare l’importanza di vivere le emozioni. E ne voglio regalare una copia a me per l’empatia provata nel leggerli. Mi permetto di salutarvi tutti (Lino Fioretto, Roberto Russo e Susanna) con un abbraccio, Antonella.
Grazie, Antonella!
Mi scuso se non ho commentato prima questo delizioso e delicatissimo libricino. Le poesie incantevoli nella sua brevità toccano direttamente l’anima lasciando anche qualcosa da pensare sospirando…grazie Natalino. Fra l’altro scopro che ami gli stessi poeti che amo io, tengo i libri di questi meravigliosi autori quasi come reliquie da leggere ogni tanto, per fa gioire il cuore.
Mariella.