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Alcuni aspetti del romanzo Il gioco delle nuvole di Silvana Sonno

Scritto da Graphe.it – mercoledì, 4 giugno 2008 – 07:19Un commento

Ecco un’intervista a Silvana Sonno in merito al suo romanzo Il gioco delle nuvole. Tutta l’intervista qui.

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Il gioco delle nuvoleSe ti dovessi paragonare a un libro, saresti…
Sarei… la Divina Commedia. Con particolare attenzione all’aggettivo, naturalmente. Scherzo, ma mi resta difficile rispondere perché nel corso della mia esistenza “sono stata” molti romanzi e molti scrittori e molti personaggi, a seconda delle fase. Per questo non mi sento di fare dichiarazioni che possono diventare presto obsolete. Rincorrendo la vita.

Nel tuo romanzo Il gioco delle nuvole parli anche di una coppia lesbica che vive felicemente. In tale ottica, che ne pensi dell’affermazione di Mara Carfagna per la quale i gay sono costituzionalmente sterili?
La ministra Carfagna ha già dimostrato diverse volte, dalla sua pur breve apparizione sulla scena politica, di non sapere quel che dice. Almeno spero che sia così, perché un po’ di “giovanile inconsapevolezza” è certo meglio di una acclarata stupidità. Che dire nel merito? Pensando a Saffo, a Platone, a Giulio Cesare, a Leonardo, a Michelangelo, a Proust, a Gertrude Stein (mi si passi l’equilibrismo crono-culturale) resta difficile associare loro l’idea di sterilità, visto che sterile – stando al vocabolario – è chi non dà frutto, non produce. A meno di non appiattire tutta la complessa vicenda umana a “nudo” dato biologico, la “nuda vita” di cui parla Benjamin e, anche nel caso di un tale riferimento, che ne fa la ministra delle donne che non possono avere figli, e di quelle che non ne vogliono? Ma sono domande retoriche perché la risposta non mi interessa.

Sempre nel tuo romanzo parli anche di un gay indeciso, che però non tratti molto bene…
Il mio personaggio, Zorro, ha una personalità irrisolta e certo questo si spiega con la sua particolare vicenda umana – in una prospettiva psicologica –, ma in ogni caso è uno che non sa decidere, non sa scegliere, se non la strada già conosciuta, la più semplice per lui, senza troppo preoccuparsi di chi soffrirà per questa sua indeterminatezza e – in una prospettiva etica – ciò non lo rende simpatico. Se si apprezza il coraggio e il senso di responsabilità. Comunque non è vero che lo tratto male: è belloccio e seducente, passionale, romantico, a volte tenero, però è anche irrimediabilmente bugiardo. Ma tutto ciò non c’entra con l’essere gay o etero, quanto piuttosto con la sua appartenenza di genere.

Nella tua raccolta Femminile e Singolare c’è anche un racconto che parla di due donne. Ce ne parli?
Nel racconto che si intitola F & S, le due protagoniste, Francesca e Sara, si vogliono bene da una vita, sono amiche da sempre, pure nella diversità dei temperamenti e delle scelte. Io credo che si amino profondamente e appassionatamente, ma solo Francesca, che pure è la più timida e schiva, ha il coraggio di dirselo – anche se molto molto sottovoce. Sara non è in grado di affrontare la cosa e passa da un amore ad un altro – tutti rigorosamente etero – sapendo in cuor suo che il suo punto di riferimento, il suo approdo di sempre e per sempre è Francesca. Credo che anche oggi ce ne siano di storie così, soprattutto in provincia, e che per le donne fare coming out, in primo luogo con se stesse, rispetto a preferenze sessuali ancora largamente considerate devianti, sia più difficile che per i maschi. Ma per le donne è tutto più difficile, no?

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