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Un romanzo erotico che ti sorprende nel finale

Scritto da Graphe.it – martedì, 3 giugno 2008 – 08:222 commenti

Gloria Ghioni intervista Valeria Ferracuti in merito al suo romanzo Non baciarmi sulla bocca. L’intera intervista qui, mentre di seguito alcuni stralci.

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Copertina del libro Non baciarmi sulla bocca di Valeria FerracutiLa protagonista femminile, Giulia, ha in sé un grande germe di masochismo, che sembra sempre nascere da un disagio interiore, una mancanza d’affetto. Cosa pensi che potrebbe pensare il tuo pubblico femminile? Vuoi che prenda le distanze dall’autodistruzione di Giulia o che si immedesimi?
Molte persone mi hanno scritto dopo aver letto il mio libro e, finora grazie a Dio, quasi sempre con ottimi propositi e belle parole per il testo. Tante donne, comunque, pur apprezzando il romanzo in sé, mi hanno confermato che non amano particolarmente il modo con il quale ho raccontato le debolezze femminili. Viviamo in un periodo dove la donna ha costantemente bisogno di affermarsi nel mondo, non maschilista, ma “maschile” che ci circonda, e questo non è sempre facile. Molte si sentono offese, deluse se vogliamo, quando vengono messe a nudo le leggerezze e le proprie volubilità. Posso solo dire che, scrivendo di Giulia e immaginando il suo personaggio, ho provato una sorta di affetto. Quindi sì, vorrei che il lettore, e soprattutto la lettrice, si affezionasse a Giulia e che si sentisse legata a lei, unita in qualche modo da quelle che sono le fragilità, anche se non in modo così radicato e profondo, di ognuno di noi.

Daniele risponde a quelle caratteristiche un po’ abusate di “bello e impossibile”, ma anche “bello e maledetto”. Tu come lo vedi? E che sentimenti ti suscita?
Credo che nell’animo di ogni persona ci sia una sorta di masochismo, di autolesionismo che ci conduca, volenti o nolenti, ad avere atteggiamenti e comportamenti che da fuori sarebbero considerati totalmente privi di senso. Daniele non è certamente l’uomo da sposare, ma è l’uomo di cui ci si può innamorare. Daniele, io l’ho sempre visto come un’altalena: basta una piccola spinta per arrivare in alto e, proprio quando si è sicuri che manca un niente per toccare il cielo con un dito, ti ritrovi in un attimo con il sedere a terra.

Hai scelto un finale sorprendente, qualcosa che stupisce il lettore e fa perdere l’orientamento. È stato chiaro questo epilogo fin dall’inizio del libro o l’hai pensato durante la stesura?
Ritornando alla prima domanda, una volta avuta la certezza di non voler scrivere il solito romanzetto senza capo né coda, sì, il tutto è stato chiaro fin da subito. Qualche tempo fa un bravo scrittore mi disse che la prima cosa a cui si deve pensare quando si decide di scrivere un romanzo è proprio il finale. Il titolo è solo l’ultima cosa. Ora ho capito che aveva ragione e con Non baciarmi sulla bocca ho fatto proprio così: sono partita dalla fine, ricostruendo la strada in senso contrario alla lettura.

Generalmente, come consideri la letteratura erotica e in cosa, a tuo parere, si differenzia dalla pornografia?

Oscar Wilde diceva che non ci sono racconti morali o immorali, ma solo racconti scritti bene e racconti scritti male. Io la penso esattamente così. Internet e la rete offrono migliaia di siti dove poter trovare racconti cosiddetti erotici. Il mio personale metro di giudizio è il fastidio che posso provare nel leggere un determinato libro o racconto. Ci sono autori che usano parole crude, forti e molto dirette per raccontare di una certa situazione ma che comunque sono piacevoli da leggere e ti lasciano bellissime sensazioni. Altri scrittori invece evitano coscientemente parole dissolute e oscene – o presunte tali – eppure per mancanza di gusto, sicurezza e tatto provocano una sorta di malessere e disgusto. È l’uso della lingua, è la sensibilità e la sicurezza nel saper portare il lettore sul tuo stesso piano, a fare di uno scrittore erotico un buon scrittore.

Quanto conta, al giorno d’oggi, la letteratura erotica? È solo evasione o ricerca di piacere?

Il genere erotico si è fatto posto tra gli scaffali delle librerie con grande fatica. Ancora oggi troviamo i vari romanzi alla Nin relegati in qualche angolo, ai piani superiori o in zone dedicate e molto spesso poco visibili e pubblicizzate. Molti hanno la convinzione che chi legga letteratura erotica sia un pornografo, una persona dedita all’onanismo senza freni, un vizioso, un perverso. Per me è un genere magnifico che si è fatto strada grazie ai primissimi fondatori che hanno pagato con pene severe, censure, anni di galera e frustrazioni, lo scotto per far arrivare fino ai nostri giorni veri e propri capolavori. È ovvio che sia un momento di evasione, ma quale notte insonne passata sulle pagine di un buon libro non lo è?

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