«Ascolta ciò che mangi»: intervista all’attore Sandro Ghiani
Incontro Sandro Ghiani, noto attore di cinema e televisione, a casa sua, davanti ad una tavola imbandita e tanti simpatici commensali, luogo ideale per un’intervista dal tema forse infrequente per lui, abituato a rispondere a domande sugli ottantuno film in cui l’abbiamo visto cimentarsi in vari ruoli. Stavolta infatti, il tema sarà il cibo.
Sandro: «Interessante! Mio padre diceva sempre: “Ascolta ciò che mangi, mastica lentamente, assapora il singolo gusto di ogni ingrediente scoprendone poi il piacere dell’insieme e, quando sei a tavola, fai in modo che l’atmosfera sia serena e i dialoghi allegri, altrimenti il cibo sarà solo un frettoloso trangugiare”».
Susanna: «Il cibo come celebrazione, dunque, come piacere prima ancora che come necessità. E come motivo di incontro e di condivisione».
Sandro: «Esattamente. Ma perché sia così, deve assolutamente essere genuino. Per quanto mi riguarda, ancora oggi, diventato adulto, amo riscoprirne il piacere seguendo quelle piccole ma fondamentali regole. E inseguo i “vecchi sapori”, quelli puri. Vedi, io sono un attore “biologico”! In un film girato con Nino Manfredi (Spaghetti House), interpretavo il ruolo di cuoco. Mi piacque talmente tanto la parte, che subito dopo le riprese del film acquistai un piccolo pezzo d’orto e cominciai a coltivare senza l’ausilio di pesticidi, anticrittogamici e quant’altro. Prodotti biologici insomma, con i quali cucinare con la semplicità utilizzata dalle nostre nonne per farci crescere sani. Ad oggi, il mio “orticello” è diventato un terreno di sei ettari!»
Susanna: «Qualcosa mi dice che non ami andare al ristorante…»
Sandro: «Non particolarmente. Per rendere meglio l’idea, ti racconto un piccolo aneddoto. Quando, anni fa, andai in Serbia per girare il film I dimenticati, mi portai due valige: una, davvero piccola, conteneva i miei effetti personali; l’altra, piuttosto voluminosa, era piena dei prodotti del mio fazzoletto di terra! Mele, ortaggi, olio… capisci adesso?»
Ridiamo di gusto, mentre lui stesso si appresta a scolare gli spaghetti. Il profumo della salsa di pomodoro è davvero invitante.
Sandro: «Il sugo dev’essere povero! Pomodoro fresco, un filo d’olio d’oliva, dell’aglio sminuzzato fino fino e una spolverata di prezzemolo. Tutto qui. Come ti dicevo, non amo le pietanze sofisticate o i condimenti particolarmente ricchi. Pochi semplici ingredienti possono dare vita ad un buon piatto. Quando cucino per chi va di fretta per esempio, a volte preparo un primo per il quale sono necessari solo 7 minuti, ovvero il tempo di cottura della pasta, in questo caso penne. Durante quei pochi minuti, faccio scaldare della panna e la insaporisco con della buccia di limone grattugiata. Tutto qui. Provalo. Forse le nonne di una volta non usavano la panna, ma hai di certo capito cosa voglio dire».
Susanna: «Un ritorno alle origini in piena regola, insomma. Fino a che punto?»
Sandro: «Beh, ci sono delle cose che vanno assolutamente fatte seguendo vecchi “rituali” o perderanno gusto e proprietà essenziali. Per esempio, io preparo l’olio restando fedele alle tradizioni: raccolgo e seleziono personalmente le olive, le tengo sparse sul pavimento della cantina, rigorosamente al buio perché non devono mai prendere luce o il gusto dell’olio non sarà lo stesso. Per la stessa ragione devono essere macinate di notte, a freddo, con quella meravigliosa ruota di granito. Poi mi avvalgo solo di frantoi tradizionali e conservo l’olio in contenitori d’acciaio, necessari a proteggerne il sapore. E che dire del mio vino? Niente a che vedere con le varietà conosciute in seminario, nonostante i nomi suggestivi: Lacrime di Cristo, Sangue di Giuda, il digestivo Don Bairo… ma devo ammettere che, grazie ai preti che mi hanno cresciuto e tenuto sotto spirito, mi mantengo bene ancora oggi!»
Susanna: «Vista la cura che riservi ai prodotti della tua terra, stare alla tua tavola è un po’ come ricevere un regalo…»
Sandro, ridendo divertito: «Alla prima di uno spettacolo teatrale di Alessandro Benvenuti, lui ricevette fiori, doni appropriati e tanti applausi. Io mi presentai in teatro con una pentola colma di lenticchie ben cotte e saporite, tutta per lui. Non è forse vero che, secondo la tradizione, portano prosperità e fortuna?»
Gli spaghetti al pomodoro sono ottimi e la conversazione amabile e le regole di Sandro e di suo padre, sono osservate: atmosfera serena, risate, buon cibo. Un’ultima domanda a terminare l’intervista, ma non il piacere di stare alla sua tavola, che si prolungherà ancora: «Accetteresti ancora una parte da cuoco in un film?»
Sandro: «Sì, a patto che durante le riprese si utilizzino solo i miei prodotti!»







