Le madeleines di Proust
Succede a tutti: un profumo, un sapore, quel qualcosa che ci riporta al passato. Oppure un sapore così perfetto ed intenso che ci fa sentire liberi e felici.
Nessuno come Proust ha saputo spiegare questo momento: un pezzo di letteratura meraviglioso! Vi invito ad assaporare le parole con me e poi a provare di ricreare quel momento da soli.
Scegliete un dolce, il migliore per voi (in questo periodo di feste i dolci abbondano, quindi non c’è difficoltà a reperirne in casa…!)
Da soli assaggiatelo lentamente: percepitene la composizione, l’aroma. Chiudete gli occhi e lasciate che la mente vi porti dove desidera. Lasciatevi andare, continuando a gustare ciò che di meraviglioso sta esplodendo nella vostra bocca.
Come esempio, vi lascio il summenzionato testo delle madeleines di Proust.
… in una giornata d’inverno, rientrando a casa, mia madre, vedendomi infreddolito, mi propose di prendere, contrariamente alla mia abitudine, un po’ di tè. Rifiutai dapprima, e poi, non so perché, mutai d’avviso. Ella mandò a prendere uno di quei biscotti pienotti e corti chiamati Petites Madeleines, che paiono aver avuto come stampo la valva scanalata d’una conchiglia di San Giacomo. Ed ecco macchinalmente oppresso dalla giornata grigia e dalla previsione d’un triste domani, portai alle labbra un cucchiaino di tè, in cui avevo inzuppato un pezzetto di Madeleine. Ma, nel momento stesso che quel sorso misto a briciole di biscotto toccò il mio palato, trasalii, attento a quanto avveniva in me di straordinario. Un piacere delizioso m’aveva invaso, isolato, senza nozione della sua causa. M’aveva subito rese indifferenti le vicissitudini della vita, le sue calamità, la sua brevità illusoria, nel modo stesso in cui agisce l’amore, colmandomi d’un’essenza preziosa …
PS: se qualcun* fosse interessat* alla ricetta delle madeleines, la può trovare qui.

… in una giornata d’inverno, rientrando a casa, mia madre, vedendomi infreddolito, mi propose di prendere, contrariamente alla mia abitudine, un po’ di tè. Rifiutai dapprima, e poi, non so perché, mutai d’avviso. Ella mandò a prendere uno di quei biscotti pienotti e corti chiamati Petites Madeleines, che paiono aver avuto come stampo la valva scanalata d’una conchiglia di San Giacomo. Ed ecco macchinalmente oppresso dalla giornata grigia e dalla previsione d’un triste domani, portai alle labbra un cucchiaino di tè, in cui avevo inzuppato un pezzetto di Madeleine. Ma, nel momento stesso che quel sorso misto a briciole di biscotto toccò il mio palato, trasalii, attento a quanto avveniva in me di straordinario. Un piacere delizioso m’aveva invaso, isolato, senza nozione della sua causa. M’aveva subito rese indifferenti le vicissitudini della vita, le sue calamità, la sua brevità illusoria, nel modo stesso in cui agisce l’amore, colmandomi d’un’essenza preziosa …









[...] alle esperienze più profonde ed antiche della nostra vita, senza i quali – come ci ricorda Proust nell’episodio delle madeleines, molti saperi sarebbero morti al ricordo e, attraverso il ricordo, al contatto con noi stessi e la [...]
[...] del suo Alla ricerca del tempo perduto, intinge nel tè una madeleine, il cui sapore scatena un’ondata di ricordi che gli fa ripercorrere tutta la sua vita. I biscotti “maddalena“, di forma ovale, [...]