Scrivere storie semplici
Scrivere storie semplici, non è sempre facile se non abbiamo una ispirazione improvvisa e lunga.
Vi è mai capitato di leggere un libro o vedere un film e chiedervi «come hanno fatto a inventarsi» tutta la storia?
Fantasia e concentrazione.
Concentriamoci oggi sul protagonista della nostra storia.
Intervistiamolo, facciamogli delle domande:
- Come ti chiami?
- Dove abiti? In città? In campagna? In che via?
- Cosa indossi oggi? Spiegami i particolari che esaltano il tuo modo di essere.
- Lavori? Sei potente? La tua posizione?
- Fisicamente ti piaci? Spiegami.
- Da piccolo/a ti ricordi com’eri?
- Che scuole hai frequentato?
- Sei felice?
- Il tuo piatto preferito?
Insomma, domande di ogni genere che potete aggiungere anche voi.
Come potete conoscere a fondo il vostro protagonista se non riuscite a scriverne con disinvoltura, come se fosse una persona che conoscete benissimo?
Descrivete quindi attraverso una intervista, il protagonista della vostra storia.











Fresca la brezza marina, mi rallegrava lo spirito, la carne gioiva, rilassata sulla mia sedia a dondolo godevo del panorama, mare e cielo che immensi davanti a me si espandevano.
Nulla desideravo se non quel silenzio appagante.
Ti sei seduta affianco a me, ti ho sentita arrivare, l’olio speziato antizanzare già mi stordiva.
Ciao Vittoria come stai?
Ti conosco fin da bambina, fin da quando curiosa della nuova vicina hai frequentato la mia casa come fosse tua, senza pudori, senza limiti, talvolta senza educazione.
Abiti a due passi da casa mia, siamo entrambe immerse in una campagna eccessivamente coltivata ma che comunque fa respirare ancora la libertà della natura.
Perché hai indossato quel vestitino smaniato se poi non vuoi essere morsa dalle zanzare?
Un tuo sorriso, sempre irriverente, e nessuna risposta..
Sei così da sempre, fin da bambina quando con le trecce raccolte dietro la nuca ti muovevi maliziosa davanti ai miei amici, fin da quando indossavi le miei scarpe con i tacchi alti e nonostante l’età ci sapevi camminare, fin da quando mi hai detto voglio amare.
Sono stanca del mio lavoro, in un sussurro mi hai confessato.
Sono stanca di portare avanti il piccolo bar di famiglia, non ha futuro, non è quel che voglio, non mi sento realizzata come donna, voglio di più, gli esami all’università non riesco più a darli non riesco più a studiare, quando sono a Bologna vivo solo per il mio corpo, corro, non mangio, mi vedo trasformare nel nulla magro che desidero, nella mancanza di forme che mi rende felice.
So di piacere, magra, filiforme so far godere.
Questa mattina mi hanno bocciata all’esame per la patente.
Perché ho deciso di frequentare l’università? Me lo chiedo in continuazione, me lo urlano i miei genitori che vorrebbero vedermi laureata, chimica fra l’altro la mia scelta sconsiderata.
Non so quel che voglio, non so chi sono.
Ascoltavo, so che vieni da me per questo.
Non sono felice.
Sperimento, provo, mi dibatto nello sconfinato mondo del soprannaturale.
Voglio aprire il mio terzo occhio, voglio vedere quel che gli altri non vedono, voglio essere ciò che gli altri non sono.
Odio i miei genitori, non li sopporto più con il loro litigare con il loro non sapere cos’è la vita, con il loro lavorare, lavorare, lavorare.
Voglio studiare le pietre, da loro trarrò energia.
Voglio farmi fare una costellazione familiare, Hellinger è il mio ispiratore.
Voglio gettare il mio passato, vecchio, pesante, soffocante.
Voglio un cane.
Voglio andarmene da qui
Voglio iscrivermi ad una scuola di drammaturgia a Roma
Voglio Cristian che mi ha appena lasciata..
Finalmente una lacrima ti ha invaso il viso..
- perché hai indossato quel vestitino, ti ho chiesto quando sei arrivata?
- mi accompagni da Cristian, al bar? E’ lui che voglio, con un dolce sorriso mi hai risposto.
Francesca (bocconcini.g@libero.it)
Mi offenderò moltissimo se non continui a seguirmi!
Ottimo, hai centrato la lezione.
E però un fiume in piena in questo pezzo e quindi alla fine ti rimane più addosso la sua frustrazione che la personalità del soggetto, anche se, sottolineo, è scritto bene. Grazie Francesca.
P.S. Consiglio: Leggi ad alta voce i tuoi pezzi o falli leggere per te a qualcuno, ti aiuterà a capire se ciò che ti arriva è esattamente ciò che volevi far arrivare.
Grazie Mariella, non immagini quanto gioia provo nel seguirti.
Maria aveva 10 anni. Una sera, i suoi genitori andarono a cenare fuori, e la lasciarono in casa con la sorella maggiore. Sua sorella eram sempre attaccata al pc così la piccolina andò in soffitta a cercare qualcosa con cui giocare. Trovò una scatolina rotta con appiccicato un biglietto scritto col sangue, ma lei era troppo curiosa e così la aprì. C’era una bambolina apparentemente innoqua. Ci si mise a giocare, poi quando era ora di andare a letto la rimise nella scatola e se ne andò. Durante la notte sentì una voce, pensava fosse una allucinazione così torno a dormire. Poco dopo la risentì. Aveva paura, così andò dalla sorella. Si mise nel suo letto senza nemmeno accendere la luce, ma sua sorella era strana, fredda, ruvida… così dopo qualche tentativo di svegliarla malriuscito accese la luce. Tutto era pieno di sangue e sua sorella era morta. Sul muro c’era una scritta: “TI AVEVO AVVERTITA”. La ragazzina sentì qualcosa sulla testa. Era la bambola, o meglio il suo spirito. Anche lei fu trovata morta. Quella era una bambola maledetta che vive con le povere anime della gente e ne cerca nuove. Il suo spirito è ovunque. State attenti, potreste essere i prossimi.
vorrei pubblicare in internet qualche storiella come posso fare o dove posso informarmi
Caro Paolo, ti abbiamo scritto in privato. Comunque lo diciamo anche per chi si trova a passare da queste parti: chi volesse inviarci testi da pubblicare su questo blog/magazine può farlo inviandoli alla nostra email graphedizioni @ gmail.com
La redazione leggerà i vostri testi e, se li riterrà adatti, provvederà a pubblicarli.
La pubblicazione è totalmente gratuita e rimane di proprietà dell’autore che potrà utilizzarlo come meglio crede.
posso scrivere una storia