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Intervista a Fabio Marzocca

Scritto da – mercoledì, 1 agosto 2007 – 00:042 commenti

Fabio MarzoccaParlaci un po’ di te
Sono nato a Roma nel 1956 (tanto tempo fa…) e sono un Ingegnere Elettronico. Non credo che l’aspetto meramente professionale sia di qualche interesse a questo magazine, mentre sicuramente lo è di più il percorso che mi ha portato alla scrittura. Per circa 15 anni, con l’aiuto del Centro Studi Mythos di Roma, ho coltivato con passione il mio interesse verso i miti e i simboli dell’uomo, intesi come porte che aprono l’accesso verso una più ampia conoscenza, qualcosa che sta al di là del significato ovvio e immediato con cui l’uomo moderno è portato oggi a definire l’immaginario. Ho pubblicato con Graphe.it La Valle di Àtopon (giugno 2007) e la raccolta Fili di Fumo (ottobre 2007). Ho scritto inoltre i romanzi L’Intimo Colloquio, La scelta di Paride, Ekata e L’ombra di Pan. Per ulteriori note biografiche e altre notizie, vi rimando al mio sito personale.

Perché scrivi?
Il processo di scrittura nasce sempre da un’esigenza personale dell’autore, una voce intima che chiede di uscire ed essere ascoltata, prima di tutto dall’autore stesso. È così che ho cominciato a scrivere, seguendo il filo di questa necessità interiore che mi aiutava a scavare nel profondo, visitando luoghi e tempi nel momento in cui gli stessi erano pronti a riemergere. Ascolto sempre i miei ritmi quando scrivo, cercando di affidare alla parola scritta il compito di descrivere la dimensione immaginativa del pensiero. Infine, una motivazione di fondamentale importanza e alla quale non rinuncerei mai: quando scrivo mi diverto!

Quando hai iniziato a scrivere?
Da bambino scrivevo novelle su un giornalino di quartiere! Poi, vista la mia professione tecnica, per un periodo mi sono dedicato a testi e articoli di natura scientifica. Solo in seguito, all’incirca intorno al 2000, mi sono sentito pronto per affrontare quanto ho descritto nella precedente domanda.

In due battute, parlaci del tuo romanzo La Valle di Àtopon
In questo romanzo ho scelto un fanciullo come protagonista. Forse perché, citando Jung, «le sue fantasie sono le naturali manifestazioni di vita dell’inconscio». La valle di Àtopon è l’unico luogo dove tre ragazzi riescono a trovare le risposte e un aiuto per curare la malattia della mamma di uno di loro. È però questa una malattia particolare che le medicine non curano e che necessita di modalità di intervento che il mondo scientifico non conosce. Da qui il viaggio nella fantastica valle dei miti, laddove non esiste luogo e tempo perché i miti raccontano sempre delle origini, o per lo meno, di quel che è originario.
Ho scritto il libro cercando di lasciare al lettore la personale libertà di interpretazione di ciascun personaggio, simbolo o avvenimento. Ognuno deve poter infatti trovare, nelle parole di un romanzo, le proprie emozioni e i significati più soggettivi.

Quali sono le tue letture preferite
Quando posso scegliere, generalmente prediligo i classici. Italo Calvino diceva: «Un classico è un libro che non ha mai finito di dire ciò che ha da dire». Due autori in particolare mi sono vicini da sempre: Fedor Dostoevskij e Thomas Mann. Altre letture che preferisco sono: Carl Gustav Jung, Karoly Kerenyi, Walter Otto, Mircea Eliade e Ernst Junger.

Un libro che consiglieresti e uno da evitare:
Sicuramente consiglierei la tetralogia Giuseppe e i suoi fratelli di Thomas Mann. Un libro da evitare? Lo devo ancora leggere. In genere considero la lettura un’esperienza estremamente formativa per tutti gli aspetti del pensiero umano. Tenderei ad escludere da questa generalizzazione solo quegli autori che non scrivono con sincerità, posando un occhio al foglio e l’altro al mercato editoriale.

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