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Il gioco delle nuvole

Scritto da Graphe.it – domenica, 15 luglio 2007 – 00:03Nessun commento

Il gioco delle nuvoleRaramente mi succede di leggere un romanzo e di lasciarmi trascinare dal flusso della/e vicenda/e e delle parole e perdermi come “per incantamento” in una sospensione della realtà, in una riduzione della realtà compiuta dall’autore con estrema maestria e studiata semplicità. È quello che mi è accaduto leggendo Il gioco delle nuvole di Silvana Sonno. Autrice al secondo romanzo (il primo è Colpo di stecca del 2004, dai tono autobiografico e diaristico), la Sonno è riuscita a condensare in un romanzo breve un intero universo in cui si inseriscono con naturalezza alcuni dei temi più dibattuti del presente senza alcuna forzatura, senza ideologismi, senza la presunzione o la volontà di creare “scandalo”. L’umanità che si muove nelle pagine de Il gioco delle nuvole è un’umanità che vive ad un livello di realtà assoluta, seguendo i sentimenti, il flusso della vita, sfuggendo dalle categorie imposte da un mondo borghese asfissiante. Non sono personaggi stilizzati, caratteri ideologici ma esseri umani che cercano un senso, un riconoscimento di sé, che hanno perso (o non hanno mai subito) un’etichettatura, un imprimatur dai vari sistemi di potere. La vicenda amorosa che vede coinvolti Zorro e Mimosa (Z. e M., così li chiama l’Autrice per gran parte del romanzo) si sviluppa dalla virtualità alla realtà, rompendo schematismi e pregiudizi, evidenziando difficoltà, nei protagonisti, di vivere nella quotidianità, di rapportarsi direttamente, di essere costantemente trasparenti e aperti. Queste difficoltà che si palesano già dall’incontro, con la frenesia erotica e il non ricorso al verbale permettono all’Autrice di scavare nei rispettivi passati. Vite vissute nel cono d’ombra di un trentennio di sconvolgimenti, sognati e/o realizzati. Lo scavo della Sonno porta a recuperare storie/non storie, vicende di vissuti difficili, anni di forte tensione sociale, sfociati in modo inconsulto nel terrorismo, nella fuga dall’impegno sociale e politico, nella fuga in rapporti forti: amicizie, amori considerati immorali, riconquista di una dimensione post-metropolitana, di una vivibilità necessaria, di alcuni legami parentali.
Tutto questo si manifesta nella pagina in modo assolutamente suadente, attraverso un intreccio sapiente e un narratore onnisciente che riesce a recuperare un ruolo senza essere invasivo, senza appesantire in alcun modo la scrittura e la vicenda, limitandosi spesso a svolgere il compito del coro greco nelle tragedie, recuperando antefatti o svelando aspetti che nella narrazione non possono trovare collocazione.
È un romanzo importante questo di Silvana Sonno, pubblicato da una giovane e battagliera casa editrice, la Graphe.it, che si fa carico, con i mezzi che può avere il piccolo editore, di pubblicare un testo che avrebbe bisogno di vasta visibilità, di una capillare distribuzione, di contributi critici, di analisi dettagliate e puntuali. Forse, mi permetto di aggiungere, le cosiddette case editrici “importanti” sono distratte da altri interessi e non colgono più la scrittura di qualità, il romanzo capace di “dire” qualcosa sulla realtà.

Enrico Cerquiglini

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